La natura smentisce i luoghi comuni su sesso e famiglia
Il libro di Margherita Paiano mostra quanto siano diverse le forme della sessualità animale e mette in discussione le presunte verità biologiche usate per difendere il patriarcato.
Cambiare sesso nel corso della vita, allevare cuccioli in coppie composte da individui dello stesso sesso e vivere relazioni lontane dalla monogamia: nel mondo animale la varietà dei comportamenti sessuali e familiari è molto più ampia di quanto suggeriscano i nostri stereotipi.
È questo il punto di partenza di Margherita Paiano, etologa al suo esordio editoriale con il libro È una cosa naturale: quello che la biologia dice davvero sulla sessualità, pubblicato da Sperling & Kupfer. Il suo lavoro invita a osservare la natura senza trasformarla in una giustificazione per norme sociali, consuetudini e gerarchie costruite dagli esseri umani.
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La biologia non conferma il patriarcato
Per secoli, esponenti della politica, del diritto e persino della scienza hanno chiamato in causa la natura per presentare come inevitabili alcuni privilegi maschili. In questo modo, comportamenti e assetti prodotti dalla cultura sono stati descritti come se fossero l’esito obbligato della biologia.
Paiano prova a smontare questa lettura attraverso esempi concreti. In natura esistono specie capaci di cambiare sesso più volte nel corso dell’esistenza; in altri casi, coppie formate da due maschi o da due femmine collaborano alla crescita dei piccoli e possono arrivare ad allattarli. Anche la monogamia, spesso considerata un modello naturale universale, riguarda soltanto il 7 per cento delle specie di mammiferi.
Questa molteplicità rende difficile sostenere l’idea di un’unica forma “naturale” di relazione o di famiglia. La ricerca dell’etologa, presentata come un’indagine scientifica e non come un manifesto politico, si inserisce così nel contrasto alla disinformazione sulla sessualità, tema sul quale l’autrice svolge anche attività di divulgazione online.
Le donne che cambiarono la Costituzione
Il confronto tra natura e stereotipi si lega anche alla storia italiana. Nell’Assemblea Costituente sedevano 21 donne su 556 componenti, ma la loro presenza non fu soltanto simbolica: parteciparono alla definizione dei principi che avrebbero contribuito a superare norme discriminatorie e oppressive.
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Tra loro c’era Nilde Iotti, ancora giovanissima quando intervenne sul tema della famiglia. Il suo contributo portò nella Costituzione il principio dell’«uguaglianza morale e giuridica dei coniugi», una formulazione molto avanzata per l’epoca e destinata ad avere conseguenze importanti nell’evoluzione del diritto italiano.
Una formula rimasta al centro del dibattito
Iotti non riuscì però a eliminare l’altra definizione inserita nell’articolo dedicato alla famiglia: quella della «famiglia come società naturale fondata sul matrimonio». La formula fu mantenuta nonostante il confronto con una cultura istituzionale ancora dominata dagli uomini e venne riferita all’unione tra un uomo e una donna.
Il contrasto tra l’affermazione dell’uguaglianza e il richiamo a una presunta naturalità della famiglia mostra quanto fosse complesso il passaggio storico. Da una parte, le Costituenti introdussero principi capaci di mettere in discussione i rapporti tradizionali; dall’altra, rimasero nel testo costituzionale concezioni legate all’ordine sociale del tempo.
La lezione che arriva dallo studio della natura è però più ampia: non esiste un solo schema familiare valido per tutte le specie, così come non ogni comportamento umano può essere definito naturale soltanto perché viene presentato come tale. A essere davvero incompatibili con gli equilibri del pianeta sono piuttosto le azioni con cui l’uomo altera l’ecosistema da cui dipende la sua stessa sopravvivenza.
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