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Lifestyle 2 min di lettura1 ora fa

La firma invisibile di ChatGPT: quanto è davvero affidabile

OpenAI prepara un’impronta statistica per i testi destinati agli utenti europei, ma riconoscerla non basta a stabilire chi abbia scritto davvero un contenuto.

La filigrana nascosta nei testi generati da ChatGPT potrebbe non sopravvivere a una riscrittura accurata. Nei test diffusi da OpenAI, il riconoscimento è sceso dal 92 per cento al 66 per cento sostituendo con sinonimi una parola ogni dieci, mentre è precipitato al 17 per cento modificandone una ogni quattro.


Una traccia che può svanire

Il limite è stato riconosciuto anche da Anthropic, la società che sviluppa Claude: alcuni interventi possono lasciare intatta la firma, ma una rielaborazione completa è in grado di cancellarla. Per questo il marchio digitale potrebbe diventare soltanto uno degli elementi da valutare in un ambiente informativo sempre più complesso.

Anche quando il segnale viene individuato, il suo significato resta circoscritto. La presenza dell’impronta indica che un sistema di OpenAI ha prodotto o modificato almeno una parte del testo, ma non permette di sapere chi abbia impartito il comando né quale contributo abbia aggiunto una persona.


Chi potrà leggere il segnale

Il metodo di riconoscimento non sarà disponibile immediatamente a chiunque. Poiché il modello utilizzato per creare la traccia resta riservato, non è possibile realizzare autonomamente uno strumento capace di verificarla e, al momento, non esiste un servizio pubblico nel quale incollare un testo per controllarlo.

OpenAI prevede di mettere il proprio rilevatore a disposizione inizialmente di ricercatori e organizzazioni specializzate. Gli interessati dovranno presentare una richiesta e ottenere l’approvazione prima di poterlo utilizzare.

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Come nasce l’impronta digitale

Il meccanismo sfrutta il modo in cui ChatGPT costruisce una risposta. A ogni passaggio il programma valuta diverse parole possibili e, attraverso textGrain, indirizza la scelta verso determinati termini o sinonimi secondo una sequenza riservata.

Il testo, per chi lo legge, mantiene un aspetto normale. Tuttavia, le preferenze statistiche introdotte durante la composizione lasciano una configurazione riconoscibile da un programma che conosca la regola segreta: una sorta di firma invisibile distribuita tra le parole.


La regola europea accelera la svolta

L’iniziativa rientra negli obblighi dell’AI Act, la normativa dell’Unione europea sull’intelligenza artificiale. Dal 2 agosto le aziende devono rendere riconoscibili come artificiali i contenuti prodotti dalle macchine.

OpenAI si è mossa dopo Anthropic, che aveva già adottato una soluzione per i contenuti generati dal proprio sistema. Le due impostazioni, però, non coincidono: la proposta di OpenAI punta su una traccia statistica impercettibile, collegata al modo in cui vengono selezionate le parole.

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