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Lifestyle 4 min di lettura1 ora fa

La coppia non basta più: Lancini indica la nuova via contro la solitudine

Nel suo ultimo libro, lo psicoterapeuta legge i legami dei giovani tra individualismo, paura della dipendenza e bisogno di una vicinanza più libera.

La solitudine è il vero nodo della trasformazione dei rapporti affettivi. Secondo Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta, la coppia tradizionale ha perso il ruolo centrale che aveva in passato, ma l’autonomia assoluta non ha prodotto benessere: ha lasciato crescere una sofferenza mentale sempre più diffusa. La possibile risposta, sostiene, è una relazione fondata su reciprocità, solidarietà e spazio per i percorsi personali.

Lancini, 60 anni, presiede la Fondazione Minotauro di Milano ed è docente di Psicologia dello sviluppo all’Università di Milano Bicocca. Da 35 anni studia il mondo adolescenziale, iniziando con una tesi sui campi estivi. Dopo una trilogia dedicata al rapporto tra ragazzi e adulti, nel volume “A volte ti amo. La rivoluzione dei rapporti nel mondo fragile delle nuove generazioni” (Einaudi) analizza il significato assunto oggi dalla coppia.


L’autonomia ha un prezzo emotivo

Per lo psicoterapeuta, il modello sentimentale basato sull’amore eterno, sulla progettualità familiare e sulla dipendenza reciproca è entrato in crisi. A quel paradigma si è sostituita prima una coppia orientata soprattutto alla realizzazione dell’immagine individuale, poi una forma di legame ancora più flessibile, nella quale nessuno sembra aver bisogno dell’altro.

«A volte ti amo» non descrive soltanto una relazione intermittente, ma anche una diversa idea di intimità, spiega Lancini. Si condividono alcuni tratti della vita, mentre ciascuno continua a perseguire i propri obiettivi senza immaginare necessariamente un futuro comune. A Milano le famiglie composte da una sola persona hanno superato il 50 per cento; a Bologna hanno raggiunto il 54 per cento.

Anche il calo delle nascite rientra in questo quadro. In Italia l’anno scorso sono venuti al mondo 350mila bambini: per Lancini si tratta di una denatalità scelta, legata alla piena legittimazione dell’individualismo e non a eventi estremi come guerre o carestie. Il vincolo, precisa, non deve riproporre i sacrifici imposti in passato, ma una società senza legami rischia di trasformarsi in un insieme di individui isolati.


Vicini, ma senza sentirsi intrappolati

Tra i giovani la vicinanza può generare timore perché viene percepita come una minaccia alla propria identità. Anche per questo si diffonde l’espressione “ci stiamo frequentando”, che consente di restare in una zona indefinita e di evitare il peso di una relazione considerata troppo impegnativa.

Il sesso, osserva Lancini, occupa inoltre una posizione meno centrale rispetto al passato. Il corpo viene valutato soprattutto per il suo aspetto, dentro una società dominata dall’immagine, e le nuove generazioni sono le prime a crescere in un’epoca in cui la procreazione non dipende più necessariamente dall’atto sessuale.

Il bisogno di contatto, tuttavia, non è scomparso. Strumenti come la condivisione della posizione o delle password possono essere letti anche come tentativi di regolare la distanza: permettono di sentirsi connessi senza affrontare completamente l’esposizione emotiva. Lancini contesta però il doppio standard degli adulti, che considerano cura il controllo esercitato sui figli attraverso telefoni e strumenti scolastici, mentre giudicano tossici comportamenti simili tra ragazzi.

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La prevenzione parte dall’ascolto

Sul tema della violenza di genere, Lancini invita a non applicare automaticamente categorie costruite trent’anni fa. A suo giudizio, in molti casi la violenza giovanile nasce anche da un’identità fragile e dall’incapacità di riconoscere e gestire emozioni come rabbia e tristezza. Per questo la prevenzione deve confrontarsi con il modo concreto in cui oggi gli adolescenti vivono i legami.

Il riferimento al femminicidio di Giulia Cecchettin, che aveva come responsabile un ragazzo percepito come un “bravo ragazzo”, serve a sottolineare la complessità del fenomeno. Lancini distingue il patriarcato da forme più recenti di maschilismo, ricordando il caso del gruppo Facebook “Mia moglie”, dove venivano diffuse immagini intime di donne fotografate di nascosto dai partner.

A scuola, aggiunge, non basta impartire lezioni sulle emozioni o dichiarare sbagliata la rabbia. Gli adulti dovrebbero riconoscere ciò che i ragazzi provano, chiedere quale significato abbia per loro e accompagnarli nell’elaborazione. La prevenzione, quindi, passa dalla mediazione e dall’ascolto, non dalla semplice condanna dei sentimenti sgraditi.


L’ipotesi dell’amicizia amorosa

Nel futuro Lancini vede possibile un legame diverso sia dalla coppia tradizionale sia dall’isolamento individualista. Lo definisce “amicizia amorosa”: una relazione nella quale due persone condividono intimità e solidarietà senza annullarsi a vicenda.

Il modello dovrebbe basarsi su una sorta di democrazia affettiva, con rapporti paritari e un progetto comune capace di adattarsi ai desideri di entrambi. La coppia, in questa prospettiva, non chiede di rinunciare alla propria crescita, ma offre un contesto nel quale i percorsi individuali possano convivere con una responsabilità condivisa.

«Ci salverà l’amicizia amorosa», sostiene Lancini. Non si tratta di ripristinare l’idea del sacrificio permanente, ma di riconoscere che l’essere umano non può fare a meno delle relazioni: l’autonomia resta importante, ma senza un legame con l’altro rischia di alimentare proprio quella solitudine che i nuovi modelli affettivi volevano evitare.

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