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Lifestyle 3 min di lettura2 ore fa

La casa che fa stare bene: 6 svolte per il nuovo mercato immobiliare

Dalla qualità dell’aria ai legami di vicinato, il benessere sta cambiando il modo di progettare abitazioni, quartieri e comunità.

«Il valore di un’abitazione oggi non può essere misurato soltanto in termini economici o patrimoniali, ma anche nella sua capacità di contribuire concretamente al benessere delle persone che la vivono», ha dichiarato Alessandro Ponti, Presidente di Harley&Dikkinson. Secondo il manager, casa e quartiere influenzano abitudini, relazioni e qualità della vita, mentre gli interventi sugli edifici e sugli spazi urbani possono generare benefici duraturi per le comunità.

Ponti ha richiamato anche la riqualificazione energetica e i progetti di rigenerazione urbana, tra cui Centopiazze, promosso da Fondazione Borghi Felici. L’obiettivo, ha spiegato, è unire sostenibilità, qualità degli ambienti e dimensione sociale, andando oltre il semplice miglioramento delle prestazioni di un immobile.

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Il quartiere pesa quanto la casa

Le analisi dedicate al rapporto tra abitare e benessere mostrano che la soddisfazione per il contesto residenziale è legata alla qualità dei rapporti personali e alla disponibilità di tempo libero. Anche il giudizio sull’abitazione incide sull’appagamento complessivo della vita, secondo lo studio realizzato da Humans&Data per e con Cistà social disctrict.

Nel modello House of Happiness di Bonava, applicato anche al quartiere Città Studi-Acquabella di Milano, il benessere collettivo si sviluppa su quattro piani: funzionalità, ambiente, comunità e senso di scopo. Servizi, verde, sicurezza e luoghi d’incontro contano, ma altrettanto importante è la possibilità di costruire relazioni tra vicini.

I dati indicano che chi ha avuto contatti recenti con le persone del proprio vicinato si dichiara circa il 15% più felice. Nei quartieri dove i rapporti sono positivi, la felicità riferita al luogo in cui si vive cresce del 55%, mentre quella generale risulta superiore del 30%.


Sei direzioni per abitare meglio

Il cambiamento porta a valutare gli immobili non soltanto per posizione, materiali, consumi o stile architettonico. Entrano nella misurazione anche la qualità dell’aria, la luce, il comfort, l’accesso ai servizi, la possibilità di muoversi a piedi e il sostegno offerto alla salute fisica, psicologica e sociale.

Il primo orientamento considera la casa una vera infrastruttura del benessere. L’abitazione non è più soltanto un patrimonio da preservare, ma un ambiente che può favorire salute e longevità grazie a ventilazione, illuminazione naturale, condizioni climatiche equilibrate e vicinanza alle risorse essenziali.

Il secondo sposta l’attenzione dall’edificio al quartiere. Verde, percorsi pedonali e ciclabili, mobilità sostenibile, servizi di prossimità e spazi pubblici diventano gli elementi da cui partire per disegnare insediamenti più resilienti e rispondenti alle esigenze della popolazione.

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La terza tendenza riguarda la funzione domestica. Dopo il periodo in cui molte abitazioni sono state trasformate soprattutto in luoghi di lavoro, cresce la necessità di ambienti capaci di favorire pausa e recupero. Ventilazione, isolamento acustico, materiali salubri, regolazione della temperatura e rapporto con la natura assumono quindi un ruolo centrale.


Il benessere non è più esclusivo

La quarta evoluzione riguarda l’accessibilità. I principi del benessere vengono inseriti anche in interventi destinati alla fascia media del mercato, oltre che nelle proprietà di pregio. Verde urbano, sicurezza, percorribilità pedonale, trasporti sostenibili e aree comuni possono migliorare la vita quotidiana senza richiedere soluzioni riservate al lusso.

La tecnologia amplia poi il raggio d’azione del progetto. L’intelligenza artificiale e le piattaforme digitali possono aiutare a calibrare i servizi, contenere i consumi, amministrare gli spazi condivisi e coinvolgere gli abitanti. L’attenzione si sposta così dalla singola abitazione a interi quartieri capaci di rispondere alle necessità dei residenti.

Infine, la socialità diventa una componente progettuale vera e propria. Piazze, camminamenti e ambienti comuni possono facilitare gli incontri, ridurre l’isolamento e rafforzare il senso di appartenenza; inoltre, nei contesti in cui è più semplice organizzare attività collettive, la vita di quartiere può diventare più partecipata.


Un mercato in forte espansione

A livello internazionale, il comparto degli immobili orientati al benessere vale oggi 548 miliardi di dollari. Le stime del Global Wellness Institute indicano un possibile superamento di 1.000 miliardi di dollari entro il 2029, con una crescita dell’82% nei prossimi 3 anni.

In Italia il fenomeno è ancora agli inizi, ma la domanda sta spingendo progettisti, investitori e operatori verso una concezione più ampia della qualità abitativa. Il valore di un immobile dipende sempre più anche dalla sua capacità di sostenere relazioni, prevenzione, equilibrio psicofisico e vita comunitaria.

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