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Lifestyle 3 min di lettura2 ore fa

Judi Dench e la vista perduta: «Il palcoscenico non è più possibile»

A 91 anni, l’attrice britannica racconta gli effetti della degenerazione maculare e ripercorre una carriera segnata da Shakespeare, dall’Oscar e dal ruolo di M in James Bond.

La malattia ha trasformato anche i gesti più semplici della quotidianità e ha reso impraticabile il mestiere che Judi Dench ha svolto per più di settant’anni. A 91 anni, l’attrice britannica ha raccontato a Today di BBC Radio 4 quanto la degenerazione maculare abbia inciso sulla sua autonomia, sulla memoria professionale e sui rapporti con le persone.

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La vista le impedisce di lavorare

La diagnosi di degenerazione maculare legata all’età è arrivata nel 2012. Da allora la capacità visiva è diminuita progressivamente: riconoscere un volto, muoversi in una situazione ordinaria o leggere un testo richiede oggi a Dench uno sforzo considerevole.

Il problema non riguarda più soltanto il set o il palcoscenico. «Non posso più stare sul palcoscenico, recitare in uno spettacolo teatrale, fare un film o leggere», ha spiegato durante l’intervista. In passato aveva già descritto le difficoltà nel seguire ciò che accadeva intorno a lei e nel memorizzare le battute; ora la condizione condiziona ogni momento della giornata.

La stessa attrice ha raccontato episodi che mostrano quanto sia complicato distinguere le persone. Talvolta le capita di avvicinarsi a uno sconosciuto convinta di riconoscere qualcuno e di accennare persino a un abbraccio. Parlando dell’età che avanza, ha aggiunto con ironia amara: «Non c’è niente da dire a suo favore».


Dal teatro all’Oscar

Il legame di Dench con la recitazione è nato quando era bambina. A nove anni assistette al fratello, impegnato nel ruolo di re Duncan in Macbeth, e quell’esperienza le fece intuire quale strada avrebbe voluto seguire. Shakespeare è rimasto una figura centrale nella sua formazione: l’attrice ha ricordato in particolare il suo amore per i sonetti del drammaturgo, capaci di esprimere emozioni universali con parole immediate.

La sua carriera ha attraversato palcoscenico, televisione e cinema. Nel 1999 ha conquistato l’Oscar come miglior attrice non protagonista grazie alla parte della regina Elisabetta I in Shakespeare in Love, pur comparendo per un tempo limitato nel film.

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Per il pubblico internazionale è soprattutto la responsabile dei servizi segreti britannici M nella serie di James Bond. Dench ha assunto il personaggio nel 1995, diventando la prima interprete donna a ricoprire quel ruolo. Sollecitata sul possibile nome del prossimo James Bond, ha preferito non esprimersi e ha risposto soltanto: «No».


Ricordi tra spie e grandi attori

Tra gli episodi ricordati nell’intervista figura anche il pranzo con David Spedding, già direttore dell’MI6. Dench aveva chiesto all’autista dove dovesse portarla, ma le era stato comunicato che sarebbe stata un’auto del servizio a raggiungerla. Il conducente, tuttavia, non riuscì a trovare la sua abitazione e l’attrice arrivò con circa venti minuti di ritardo. Il suo commento, rivolto agli anfitrioni, fu scherzoso: «Mi dispiace di essere così in ritardo, perché il vostro autista non riusciva a trovare casa mia».

Un altro ricordo riguarda Sidney Poitier, primo uomo nero a vincere l’Oscar come miglior attore protagonista, nel 1964. L’attore si presentò dietro le quinte dopo una replica di Amy’s View, lo spettacolo che Dench stava interpretando a New York, mentre il regista Richard Eyre le dava indicazioni in camerino.

Alla domanda su quell’incontro, l’attrice ha raccontato di essere rimasta quasi senza parole, colpita dall’emozione e dalla presenza scenica di Poitier. Un frammento di memoria che si aggiunge a una carriera costruita tra Shakespeare, il teatro e alcuni dei ruoli cinematografici più riconoscibili degli ultimi decenni.

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