Judi Dench a 91 anni: il piano estremo per non fermarsi
Dalla bocciatura per l’aspetto al ruolo di M, l’attrice britannica rivendica il diritto di continuare a lavorare nonostante l’età e la malattia agli occhi.
Prima ancora di diventare una delle interpreti britanniche più apprezzate, Judi Dench si sentì dire a Hollywood che il cinema non faceva per lei. Il pronostico si rivelò completamente sbagliato: oggi, a 91 anni, l’attrice continua a respingere l’idea che l’età debba stabilire il momento in cui smettere.
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Il rifiuto che non la fermò
All’inizio della carriera, un produttore cinematografico le disse che il suo volto aveva «ogni difetto possibile su quella faccia». Dench ha ricordato quell’episodio senza dipingerlo come una tragedia: dopo averlo ringraziato, uscì dall’incontro pensando di poter concentrare tutte le proprie energie sul teatro.
Il grande schermo, però, arrivò comunque. Da allora sono seguiti ruoli di primo piano, premi internazionali e una notorietà culminata anche nell’Oscar conquistato per Shakespeare in Love. Quella vecchia valutazione sull’aspetto non ha dunque definito il percorso dell’attrice, né ha impedito al cinema di diventare una parte centrale della sua carriera.
L’età non è un ordine di pensione
Dench continua a considerare il ritiro un concetto estraneo. Intervistata dal Times, ha raccontato di non voler essere incasellata in parole come “pensionamento”, “vintage” o “vecchia”, perché a suo giudizio trasformano persone ancora attive e curiose in oggetti da conservare.
Anche l’etichetta di “tesoro nazionale”, spesso riservata nel Regno Unito alle figure più amate, non le fa piacere. L’attrice la associa all’immagine di una reliquia dimenticata, più adatta a un museo che a una persona impegnata a lavorare e a misurarsi con nuove esperienze.
Un addio immaginato in scena
Il suo modo di parlare della morte segue la stessa vena anticonformista. Dench ha spiegato che le piacerebbe concludere la propria vita nel camerino, al termine di uno spettacolo, ricordando il caso di Newton Blick, morto proprio dopo una rappresentazione. Ha aggiunto di voler provare, a 100 anni, anche l’esperienza di un lancio con il paracadute.
Alle domande di chi le suggerisce di rallentare e di pensare al riposo, la risposta rimane netta: «No, dannazione, non lo è». Secondo lei, il solo beneficio pratico dell’età consiste nell’ottenere un camerino più vicino al palcoscenico; per il resto, non vede motivi validi per farsi da parte.
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La vista cambia il lavoro
Da tempo l’attrice vive con una degenerazione maculare, la stessa patologia progressiva che aveva colpito sua madre. La riduzione della vista rende più complesse alcune attività quotidiane e la costringe a fare affidamento sulle persone che le stanno accanto.
Dench ha raccontato di riuscire talvolta a comportarsi come se vedesse meglio di quanto accada davvero. Questo espediente, però, può produrre incomprensioni: chi le passa accanto potrebbe pensare di essere ignorato, quando in realtà lei non riesce a riconoscerlo o a sorridergli.
Il ricordo più potente di Bond
Tra i capitoli più importanti della sua filmografia resta M, la responsabile dei servizi segreti britannici interpretata in otto film di James Bond nell’arco di vent’anni. Il personaggio le consentì di esercitare autorità in un ambiente dominato dagli uomini e di mettere spesso al loro posto gli agenti della saga.
Dench ha ricordato con ironia l’incontro con James Bond interpretato da Pierce Brosnan e il piacere di pronunciare battute dure nei confronti del celebre agente. Amava inoltre i completi eleganti e il gioco di fingere competenza sulle tecnologie dello spionaggio, pur ammettendo di avere scarsa dimestichezza, nella vita quotidiana, persino con l’asse da stiro.
Nessun rimpianto per l’uscita
La conclusione del suo percorso nella serie non fu vissuta come una perdita devastante. Dench ha negato di aver pianto quando le comunicarono che M sarebbe stata sostituita e ha sottolineato il valore di quell’esperienza: otto pellicole e due decenni di lavoro, un bilancio persino superiore a quello di Roger Moore nel ruolo di Bond.
La sua testimonianza confluirà nel memoir Is It Too Late to Make a Run for It?, in uscita a novembre. Il libro si aggiungerà a una carriera che, nonostante i limiti imposti dalla malattia e il passare degli anni, Judi Dench continua a considerare tutt’altro che conclusa.
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