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Lifestyle 3 min di lettura15 ott

Donne fra le Stelle 2026, due premi alle scienziate dell’universo estremo

Marica Branchesi e Patrizia Caraveo saranno riconosciute a Padova per studi decisivi sulle onde gravitazionali, sulle stelle di neutroni e sui raggi gamma.

L’esplorazione della Luna, l’intelligenza artificiale, l’osservazione della Terra e la sostenibilità delle attività in orbita saranno alcuni dei temi al centro del Festival Donne fra le Stelle. L’appuntamento è fissato al Centro Culturale Altinate San Gaetano di Padova per il 16 e 17 ottobre 2026, con ricercatrici, ingegnere, imprenditrici e rappresentanti delle istituzioni e delle aziende spaziali.

Il festival vuole mostrare il contributo femminile nei diversi ambiti del settore: dalla progettazione degli strumenti all’analisi dei dati, fino allo sviluppo di nuove tecnologie. Nell’occasione saranno premiate anche Marica Branchesi e Patrizia Caraveo, protagoniste di ricerche su alcuni dei fenomeni più energetici e difficili da osservare dell’universo.

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La crescita dello spazio non colma il divario

L’industria spaziale italiana genera 8 miliardi di euro e dà lavoro a oltre 23 mila persone. La presenza femminile, tuttavia, resta limitata: nelle imprese attive nella parte iniziale della filiera spaziale le donne rappresentano il 22,9% degli occupati.

La distanza tra uomini e donne emerge già durante la formazione. Nella fascia compresa tra 20 e 29 anni, i laureati nelle discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche sono 21 ogni mille abitanti tra gli uomini, contro 14,2 ogni mille tra le donne.


Due premi per due carriere

Branchesi e Caraveo riceveranno due riconoscimenti distinti. Il premio speciale “Cambiare” è promosso dall’associazione Dire Fare Cambiare, presieduta da Giulia Morello; il premio “Donne fra le Stelle” è invece assegnato dall’associazione omonima, guidata da Dante Fortunato, per valorizzare le eccellenze femminili della ricerca e dello spazio.

Il riconoscimento arriva dopo percorsi scientifici differenti ma accomunati dallo studio di oggetti e segnali cosmici difficili da interpretare. Caraveo ha inoltre affiancato all’attività accademica un costante impegno nella divulgazione, spiegando al pubblico risultati, interrogativi e prospettive dell’astrofisica contemporanea.


Caraveo e il caso Geminga

Patrizia Caraveo, astrofisica dell’Istituto Nazionale di Astrofisica a Milano e classe 1954, ha concentrato gran parte del proprio lavoro sulle radiazioni ad alta energia e sulle stelle di neutroni. Questi corpi celesti, caratterizzati da una densità estrema, possono formarsi quando stelle molto massicce collassano.

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Uno dei suoi risultati più importanti riguarda Geminga, una sorgente di raggi gamma rimasta per molto tempo senza un’identificazione certa. Gli studi condotti da Caraveo insieme ad altri ricercatori hanno permesso di riconoscerla come una pulsar, cioè una stella di neutroni che ruota rapidamente e che, in questo caso, non produceva i consueti segnali radio.

La scoperta ha ampliato la conoscenza di questi oggetti. Nel corso della carriera Caraveo ha partecipato anche alle missioni spaziali AGILE e Fermi, dedicate all’osservazione dell’universo attraverso i raggi gamma. Tra i riconoscimenti ricevuti figurano il premio Bruno Rossi dell’American Astronomical Society, assegnato nel 2011, e il premio Enrico Fermi del 2021.


Branchesi ascolta le collisioni cosmiche

Marica Branchesi, nata nel 1977 e professoressa ordinaria di Astrofisica al Gran Sasso Science Institute, è una delle figure di riferimento dell’astronomia multimessaggera. Questo approccio combina informazioni provenienti da segnali diversi per ricostruire con maggiore precisione gli eventi cosmici.

Il suo nome è legato all’osservazione annunciata nel 2017 della fusione di due stelle di neutroni. Per la prima volta lo stesso fenomeno fu studiato mettendo insieme le onde gravitazionali e la radiazione elettromagnetica prodotte dalla collisione.

Le onde gravitazionali sono deformazioni minime dello spazio-tempo, previste da Albert Einstein e osservate direttamente per la prima volta nel 2015. Il rilevamento congiunto dei segnali ha consentito di analizzare quella fusione da prospettive diverse e ha fornito indicazioni sulla formazione di elementi pesanti, compresi oro e platino.

Branchesi ha contribuito al coordinamento tra gli interferometri gravitazionali LIGO e Virgo e la rete internazionale di telescopi. Nel 2017 la rivista Nature l’ha inclusa tra le dieci personalità scientifiche dell’anno; oggi presiede l’Observational Science Board dell’Einstein Telescope, futuro rivelatore pensato per osservare l’universo con una sensibilità superiore.

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