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Lifestyle 3 min di lettura3 ore fa

Jessica Lange, la libertà di guardare: 230 foto raccontano l’America

Ai Musei Reali di Torino l’attrice espone il suo archivio fotografico, nato per osservare il mondo lontano da copioni, troupe e riflettori.

Per Jessica Lange la macchina fotografica è stata una via d’uscita dal cinema e dal teatro, mondi costruiti attraverso il lavoro di molte persone. Una Leica ricevuta in regalo, circa trent’anni fa, le ha permesso di coltivare uno sguardo più solitario e istintivo: quello di chi si ferma davanti a una luce, a un’ombra o a un gesto e decide di fissarli.


La fotografia come spazio libero

Sono 230 le stampe riunite nelle Sale Chiablese dei Musei Reali di Torino per la mostra “Still Image”, visitabile fino al 7 febbraio. Il progetto, curato da Anne Morin e prodotto da Ares, non segue il percorso biografico dell’attrice né propone una semplice successione cronologica: le immagini sono organizzate per temi e compongono un ritratto intimo del suo modo di osservare.

Messico, Chiapas, New York durante la pandemia, la strada statunitense Highway 61, periferie e paesaggi segnati dall’abbandono entrano in un racconto fatto di viaggi, silenzi e dettagli quotidiani. Ci sono anche le fotografie del circo, figure dal tratto quasi felliniano e fotoincisioni realizzate sul set di “Freak Show”, serie appartenente a “American Horror Story”. Lange ha spiegato che per anni ha portato con sé la macchina fotografica come si porta un diario, senza pensare a libri o mostre.


Immagini senza coordinate

Le sezioni sono accompagnate da richiami a Bob Dylan, Edgar Allan Poe e John Steinbeck, oltre che da una riflessione di Sam Shepard sul passato. Le didascalie, spesso assenti o ridotte all’essenziale, raramente indicano luogo e data: la scelta sottrae gli scatti alla precisione documentaria e sposta l’attenzione sulle sensazioni suscitate da ciò che si vede.

Anne Morin parla di momenti minimi, capaci di rivelare la bellezza senza richiedere luoghi lontani. Durante il periodo di isolamento, Lange racconta di essere uscita quasi ogni giorno per esplorare angoli della città mai attraversati prima. “Mi sono presa il tempo di guardare davvero”, ha ricordato nel catalogo della mostra.


Il passato dietro il paesaggio

Il bianco e nero di molte fotografie può richiamare la grande tradizione americana tra gli anni Trenta e i Sessanta, anche se Lange non considera quella stagione un riferimento consapevole. La sua esperienza cinematografica, maturata in cinquant’anni di carriera, l’ha resa particolarmente sensibile alla luce e alla composizione, soprattutto dopo aver lavorato accanto a importanti direttori della fotografia.

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Tra gli autori che hanno lasciato una traccia nel suo sguardo cita Joseph Koudelka, Henri Cartier-Bresson e Manuel Bravo. L’attrice, tuttavia, considera le influenze visive difficili da isolare: secondo lei dipendono soprattutto da una dimensione personale ed emotiva.

Nella mostra l’America appare distante dall’immagine trionfante del sogno nazionale. Case vuote, mulini inattivi, strade di piccoli centri e costruzioni consumate dal tempo diventano segni di vite che non ci sono più. Lange ha detto di sentirsi particolarmente colpita da quei luoghi che un tempo erano pieni di energia e che oggi conservano soltanto le tracce della loro storia.


Prima attrice, poi fotografa

Lo scatto, per Lange, non nasce da un progetto compositivo studiato in anticipo. A farle premere il pulsante sono una luce inclinata, un’ombra, un incontro tra persone o anche un vuoto; se l’immagine risulta equilibrata, è un esito positivo, non l’obiettivo iniziale.

“ Sono un’attrice innamorata della fotografia”, ha precisato presentando il proprio rapporto con la macchina. Non si definisce una fotografa in senso professionale e non ha mai cercato di trasformare questa attività in un lavoro commerciale: fotografare resta per lei la risposta immediata a un’emozione.

Nel corso dell’incontro con il pubblico è arrivata anche una riflessione sull’attualità politica statunitense. A proposito delle elezioni di metà mandato, Lange ha detto di vedere ancora una possibilità di correggere la rotta e rendere la società più equa, aggiungendo che il Paese sta vivendo questioni difficili e potrebbe trovarsi “al punto più basso che mai”.

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