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Sinner, recupero senza bisturi: il nodo sono le 12 settimane

Il problema al ginocchio del numero uno non richiede un intervento, ma impone un lavoro graduale sulla forza prima del rientro.

La fiducia non manca, ma il rientro di Jannik Sinner passerà da pazienza e riabilitazione. Fabrizio Tencone, direttore del centro Isokinetic di Torino, ha sottolineato la preparazione del gruppo che segue il tennista e ha spiegato: «Ci vuole lavoro e tempo, ma alla fine tornerà sano e competitivo».


La forza decide il recupero

Per affrontare il disturbo, il passaggio centrale sarà ricostruire la condizione muscolare. Non si tratta quindi soltanto di attendere la scomparsa del dolore: secondo Tencone, il trattamento più efficace per una tendinopatia consiste nel rafforzamento progressivo dell’area coinvolta.

«La medicina per una tendinopatia è il recupero della forza. La parola d’ordine è rinforzare», ha detto il medico. Il percorso dovrà essere calibrato sulle esigenze di un atleta sottoposto a carichi elevati e a continui movimenti ripetuti.


Dodici settimane per capire

I tempi non saranno brevi. Quando sono coinvolti i tendini, ha spiegato Tencone, i primi risultati possono arrivare soltanto dopo un periodo medio-lungo: «Non meno di 12 settimane per avere qualche risultato».

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Questa indicazione aiuta a comprendere la decisione di Sinner di non disputare la parte finale del 2026. Il tennista ha scelto di rinunciare anche alle ATP Finals di Torino per dedicarsi interamente al recupero, senza forzare il rientro.


Un problema laterale al ginocchio

La diagnosi indicata dagli specialisti è la sindrome della bandelletta ileo-tibiale, conosciuta con la sigla ITBS. Il dolore interessa il lato esterno del ginocchio e può dipendere da un sovraccarico, una condizione compatibile con l’intensa attività agonistica del numero uno del mondo.

Gli accertamenti hanno coinvolto anche il professor Bertrand Sonnery-Cottet a Lione. Non è stata ritenuta necessaria un’operazione: per Tencone, il ricorso a una gestione conservativa è un segnale rassicurante, perché suggerisce l’assenza di una lesione grave o di strutture rotte e danneggiate.

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