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Lifestyle 4 min di lettura9 ore fa

Il vestito di Dorothy riapparso nella spazzatura: ora vale 1,2 milioni

Scomparso dopo il dono a un’università di Washington, il costume di Judy Garland è stato ritrovato nel 2021 e riconosciuto grazie ai dettagli visibili anche nel film.

Nel film Dorothy cerca la strada per tornare a casa; il suo abito, invece, ha dovuto attendere decenni prima che qualcuno lo riportasse alla luce. La vicenda comprende un ritrovamento casuale, una verifica tra archivi e immagini cinematografiche e una disputa familiare ancora capace di lasciare qualche dubbio sul destino finale del costume.

Il caso non si è concluso con la semplice scoperta del vestito. Dopo il recupero, la Catholic University of America ne annunciò la vendita a un prezzo stimato tra 800mila e 1,2 milioni di dollari, ma l’asta venne bloccata da una contestazione sull’effettiva proprietà dell’abito.


Il ritrovamento ha riaperto il caso

La controversia nacque dalla donazione effettuata nel 1973 da Mercedes McCambridge a padre Gilbert Hartke, religioso domenicano e fondatore del dipartimento teatrale dell’università. Barbara Ann Hartke, nipote del sacerdote, sostenne che il costume fosse entrato nell’eredità dello zio e non fosse stato trasferito all’ateneo.

La richiesta venne respinta nel dicembre 2023 da un giudice federale, che non riconobbe alla donna un titolo sufficiente per portare avanti quella rivendicazione. Nel 2024 anche la corte d’appello confermò la decisione. Il verdetto, tuttavia, non chiarì in modo definitivo ogni passaggio della titolarità e non consente di stabilire con certezza se il vestito sia stato poi venduto.


Una scatola da scarpe cambiò tutto

Il costume era stato consegnato a padre Hartke da McCambridge perché potesse diventare un riferimento per gli studenti di recitazione. L’attrice conosceva Judy Garland e aveva scelto di affidare all’università uno degli abiti realizzati per la protagonista de Il mago di Oz, uscito nel 1939.

Per anni il capo rimase negli spazi del dipartimento teatrale. Esistono anche fotografie di padre Hartke mentre lo mostra, ma dopo la sua morte, avvenuta nel 1986, le tracce dell’abito si dissolsero. Matt Ripa, docente e coordinatore operativo del dipartimento, ne aveva sentito parlare e aveva setacciato archivi e depositi senza risultato.

La svolta arrivò il 7 giugno 2021, durante la preparazione dei locali per una ristrutturazione. Ripa notò un sacco dei rifiuti appoggiato sopra le cassette della posta dei docenti e chiese a un collega di passarglielo. Dentro c’era una scatola da scarpe; al suo interno, ripiegato, comparve il celebre abito a quadretti.

Con il vestito era stata lasciata una breve annotazione di Thomas Donahue, professore ormai in pensione. L’uomo spiegava di aver trovato l’oggetto mentre sgomberava il proprio ufficio, ma non ne indicava la natura. Il costume, quindi, potrebbe essere stato spostato più volte senza che le persone impegnate nella ricerca ne fossero informate.


I dettagli hanno svelato l’identità

Subito dopo la scoperta, Ripa e un collega usarono guanti, documentarono il contenuto con alcune fotografie e trasferirono il capo negli archivi universitari. Restava da verificare se si trattasse davvero di uno degli abiti portati da Judy Garland davanti alla macchina da presa.

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Durante la produzione furono confezionate diverse versioni del costume, così da poter sostituire i capi usurati nelle lunghe giornate di ripresa. Per questo la somiglianza esteriore, da sola, non sarebbe bastata a dimostrare l’origine dell’esemplare ritrovato.

La Catholic University of America chiese l’analisi degli specialisti del National Museum of American History dello Smithsonian. Il vestito presentava un grembiule con quadretti azzurri e bianchi, un corpetto aderente, una gonna ampia e una camicetta color crema in organza. C’erano anche la tasca per il fazzoletto di Dorothy, bottoni di madreperla e un’etichetta interna con il nome Judy Garland e il numero di guardaroba 4223.

Gli esperti trovarono elementi compatibili con quelli osservati su altri costumi originali, pur senza emettere un documento ufficiale di autenticità. Bonhams svolse poi un confronto ancora più specifico, mettendo in relazione la disposizione dei quadretti con le immagini della pellicola.

Il disegno del tessuto permise di collocare quell’abito in una scena precisa: quella in cui Dorothy è prigioniera nel castello della Malvagia Strega dell’Ovest. Non era dunque soltanto un costume simile a quello del film, ma un capo riconoscibile direttamente in una sequenza cinematografica.


Dalla donazione all’asta sospesa

Nel 2022 l’università rese noto il progetto di mettere il vestito in vendita tramite Bonhams. Il ricavato avrebbe dovuto finanziare un percorso accademico dedicato alla recitazione cinematografica, mentre la valutazione massima arrivava a 1,2 milioni di dollari.

L’appuntamento previsto per maggio 2022 saltò proprio a causa della disputa avviata dalla nipote di padre Hartke. Sullo sfondo rimase una domanda centrale: McCambridge aveva destinato il capo personalmente al sacerdote oppure lo aveva affidato a lui per conto dell’università? A rendere il quadro più complesso c’era anche il voto di povertà pronunciato dal religioso appartenente all’ordine domenicano.

Il percorso del vestito resta così sospeso tra il valore della memoria cinematografica e le incertezze sulla sua proprietà. Da oggetto nascosto in un sacco dei rifiuti è diventato un reperto riconosciuto sullo schermo, stimato fino a 1,2 milioni di dollari e al centro di una causa che non ha chiuso ogni interrogativo.

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