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Lifestyle 2 min di lettura1 ora fa

Il ricordo che resiste al 7 ottobre: la battaglia delle famiglie

Nel terzo anniversario dell’attacco, i parenti delle vittime israeliane tornano nei luoghi della strage mentre memoria, giustizia e voto si intrecciano

«La mia missione è continuare a diffondere la luce delle mie figlie. Da un lato sembra che sia passato un decennio, dall'altro sembra che sia trascorso un solo, lunghissimo giorno». Sigal Manzuri ha trasformato il lutto per Norelle, 25 anni, Roya, 22, e Amit Cohen, futuro genero delle due giovani, in un impegno quotidiano per conservarne la memoria.


Una luce contro l’oblio

Dopo la morte delle figlie e di Cohen nell'assalto al Festival Nova, Manzuri ha creato «NoRo - Lighting the Way», una rete di sostegno aperta alla comunità. Il progetto riprende interessi e passioni dei tre ragazzi uccisi e vuole offrire uno spazio nel quale il ricordo possa tradursi in attività condivise.

L'iniziativa nasce anche dalla paura che le vittime finiscano per diventare soltanto immagini e numeri. «Dopo tre anni, la mia paura più grande è che il ricordo delle mie figlie svanisca», ha raccontato Manzuri, chiedendo a chi ascolta le loro storie di non dimenticare le persone e i sogni interrotti che si nascondono dietro ogni fotografia.


Dal lutto alla candidatura

Il trauma del 7 ottobre ha spinto alcuni familiari e protagonisti di quelle ore verso la politica. Noam Tibon, ex generale, quel giorno aveva raggiunto insieme alla moglie il figlio e i suoi parenti, bloccati nel kibbutz di Nahal Oz. Ora ha scelto di presentarsi alle elezioni e considera l'attacco una responsabilità storica dei vertici israeliani, dopo averne osservato direttamente le conseguenze.

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Una decisione simile è stata presa da Sharon Sharabi, impegnato per mesi nel chiedere la liberazione dei fratelli Yossi ed Eli, sequestrati nel kibbutz di Be'eri. Yossi è morto durante la prigionia, mentre Eli è tornato libero nel 2025, dopo quasi 500 giorni; Sharabi ha spiegato di non voler più restare estraneo alla vita pubblica e di non accettare che il Paese continui a essere guidato da persone che giudica inadeguate.


I luoghi della strage restano aperti

Nel terzo anniversario, i parenti delle vittime si sono ritrovati nel deserto dove si svolgeva il Festival Nova e nei kibbutz colpiti. Le commemorazioni hanno riportato l'attenzione su una ferita ancora presente nella società israeliana: l'attacco provocò 1200 morti e 250 rapimenti.

La ricorrenza arriva a meno di un mese dalle elezioni fissate per il 27 ottobre, appuntamento destinato a incidere sul futuro politico di Benjamin Netanyahu. In questo clima, la richiesta delle famiglie non riguarda soltanto il ricordo, ma anche l'accertamento delle responsabilità e l'ottenimento di verità e giustizia.

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