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Lifestyle 4 min di lettura1 ora fa

Il passo rallenta? Il segnale cognitivo che non basta da solo

Una ricerca giapponese su 421 adulti over 60 collega una camminata più lenta al possibile lieve deterioramento cognitivo, anche dopo aver considerato la fragilità fisica.

Analizzare il modo in cui una persona cammina potrebbe offrire indizi utili anche sul funzionamento del cervello. In Italia, Tommaso Caligari, nato nel 2006 e oggi studente al Politecnico di Milano, ha sviluppato da adolescente il Parkinson Detector, un sistema basato sull'intelligenza artificiale per esaminare l'andatura. È un esempio di quanto il movimento venga studiato come possibile spia di alterazioni neurologiche, pur senza poter sostituire una valutazione clinica.

Un lavoro giapponese aggiunge ora un elemento al quadro: negli anziani, una velocità ridotta del passo risulta associata al possibile lieve deterioramento cognitivo anche quando si tiene conto della fragilità. Il risultato non dimostra che il rallentamento provochi problemi cognitivi, né consente di diagnosticare una demenza osservando soltanto come si cammina.


Il cammino richiede molte funzioni cerebrali

Camminare non consiste esclusivamente nell'attivare muscoli e articolazioni. Il cervello deve raccogliere informazioni dai sensi, organizzare i movimenti, mantenere l'attenzione e adattare continuamente il comportamento agli ostacoli e allo spazio disponibile.

Ricerche precedenti hanno trovato legami tra la rapidità dell'andatura e diverse capacità mentali. Nel LifeAfter90 Study, che ha coinvolto 502 persone di almeno 90 anni, chi camminava più velocemente tendeva a ottenere risultati migliori nelle funzioni esecutive, nella memoria episodica verbale e in quella semantica. Inoltre, una maggiore velocità iniziale era collegata a un declino più contenuto della memoria semantica, mentre gli altri rapporti osservati nel tempo non raggiungevano la significatività statistica.

Anche le immagini del cervello hanno fornito indicazioni nella stessa direzione. Nel Rush Memory and Aging Project, uno studio su 438 anziani ha collegato un'andatura più lenta a differenze nei volumi di alcune aree della sostanza bianca frontale, della materia grigia temporale e delle strutture sottocorticali, oltre che a ventricoli più ampi. Alcune di queste caratteristiche risultavano a loro volta associate al successivo declino cognitivo, ma senza provare un nesso di causa ed effetto.


Il dato giapponese separa due fattori

La ricerca pubblicata su BMC Geriatrics è stata realizzata da studiosi della Fujita Health University e di altri centri. Tra giugno e novembre 2024 sono state coinvolte 422 persone di almeno 60 anni, reclutate attraverso i Silver Human Resources Centers di Tokyo e Nagoya; una è stata poi esclusa perché non riusciva a camminare senza ausili.

Il campione analizzato comprendeva quindi 421 partecipanti, tra cui 213 donne, con un'età media di 73,14 anni. Non sono state incluse persone incapaci di muoversi autonomamente, soggetti con patologie neurologiche diverse dal possibile lieve deterioramento cognitivo o individui con condizioni mediche e psichiatriche incompatibili con una vita quotidiana autonoma.

La valutazione delle capacità cognitive è avvenuta con la versione giapponese del Montreal Cognitive Assessment, uno strumento di screening. Secondo la soglia scelta dagli autori, 215 partecipanti sono rientrati nel gruppo con possibile lieve deterioramento cognitivo; il risultato, però, non equivale a una diagnosi clinica.

La fragilità è stata misurata attraverso la Kihon Checklist, che prende in esame salute, autonomia e condizioni di vita. L'incrocio dei risultati ha prodotto sei gruppi: persone fragili, pre-fragili e non fragili, ciascuna categoria divisa tra chi presentava o meno un possibile deterioramento cognitivo.

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Dieci metri per misurare l'andatura

La prova motoria prevedeva due percorsi su una distanza di dieci metri. Ogni partecipante doveva prima procedere al ritmo abituale e poi accelerare il più possibile; per il calcolo venivano utilizzati soltanto i sei metri centrali, così da non includere la partenza e l'arresto.

La velocità media nella camminata normale è risultata pari a 1,40 metri al secondo. Già nel confronto diretto, il gruppo con possibile lieve deterioramento cognitivo mostrava valori inferiori sia alla velocità abituale sia durante la prova più rapida, con differenze statisticamente significative ma di entità contenuta.

Il passaggio decisivo è arrivato dalle analisi successive. Gli studiosi hanno applicato un'analisi di mediazione e un'analisi della covarianza a due vie: entrambe hanno indicato che fragilità e possibile deterioramento cognitivo erano associate separatamente alla velocità del passo.

Non è emersa invece un'interazione significativa tra le due condizioni. In sostanza, il rapporto tra difficoltà cognitive e camminata più lenta rimaneva visibile anche dopo aver considerato lo stato di fragilità fisica.


Un indizio da interpretare con cautela

La natura dello studio impone prudenza. Si tratta di un'indagine trasversale, cioè di una fotografia scattata in un preciso momento: non permette di stabilire se il deterioramento cognitivo preceda il rallentamento, se accada il contrario o se entrambi dipendano almeno in parte da altri processi.

Anche il campione non rappresenta necessariamente l'intera popolazione anziana, perché proviene da specifici centri giapponesi e non comprende persone che non camminano autonomamente o che presentano alcune patologie rilevanti. Inoltre, la classificazione cognitiva si basa su un test di screening e non su un percorso diagnostico completo.

Una velocità ridotta può dipendere da dolore, disturbi muscoloscheletrici, problemi neurologici, equilibrio, capacità cardiovascolare, farmaci o fragilità. Per questo il passo non può essere utilizzato da solo per identificare una demenza o un altro disturbo cognitivo.

Il segnale può diventare più interessante quando persiste nel tempo e non trova una spiegazione evidente, soprattutto se compare insieme a cambiamenti della memoria, dell'attenzione o dell'autonomia quotidiana. In queste circostanze, l'osservazione dell'andatura può rappresentare uno degli elementi da riferire al medico, all'interno di una valutazione più ampia.

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