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Lifestyle 3 min di lettura1 ora fa

Il formaggio quasi scomparso torna sulle tavole grazie a Francesco

Dalla vita a Roma alle montagne di Stigliano: Francesco Lubreglia ha rilevato l’azienda dei nonni e rilanciato un antico prodotto caprino.

Il recupero di un formaggio tradizionale è diventato il simbolo della nuova vita scelta da Francesco Lubreglia. Dopo essere cresciuto e aver lavorato a Roma, l’uomo è rientrato a Stigliano, in provincia di Matera, per occuparsi delle terre di famiglia e riportare in produzione il Casiello della montagna materana, specialità che rischiava di sparire.

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Un ritorno deciso dopo la perdita del lavoro

Francesco ha quarant’anni ed è figlio di una famiglia lucana emigrata nella Capitale. Suo padre aveva lasciato Stigliano negli anni Settanta, quando molti giovani partivano per cercare nuove opportunità. Lui, invece, nella grande città è nato, ha studiato e ha costruito il proprio percorso professionale.

Il paese dei nonni, però, è rimasto sempre un luogo familiare, frequentato soprattutto durante l’estate. L’idea di trasferirsi lì non era inizialmente nei suoi progetti, ma circa dieci anni fa la perdita del posto da impiegato ha cambiato le prospettive. Francesco ha allora scelto di tornare e di provare a riattivare la piccola azienda agricola del nonno, che negli ultimi anni era stata data in affitto perché gli anziani non riuscivano più a gestirla.


La ricetta che rischiava di sparire

Una volta rientrato in Basilicata, Francesco ha ripreso le terre e l’allevamento di capre, poi ha realizzato un laboratorio caseario. Da quel lavoro è ripartita la produzione del Casiello della montagna materana, un formaggio caprino dalla forma rotonda, più compatto di una mozzarella e caratterizzato da un gusto deciso.

Il prodotto può essere consumato con i pomodori oppure grattugiato, come una ricotta salata. Per anni era rimasto quasi introvabile nei negozi, nonostante facesse parte della tradizione domestica di Stigliano. «Noi abbiamo ripreso a farlo e va a ruba, c’è una richiesta altissima, anche se la nostra produzione è molto piccola», ha raccontato Francesco parlando del successo ottenuto.

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Il Casiello della montagna materana è diventato di recente anche un Presidio Slow Food. Il riconoscimento ha acceso l’attenzione su una lavorazione legata al territorio, ma la quantità realizzata dall’azienda resta contenuta.


Una Basilicata scelta dai giovani

Oggi le giornate di Francesco ruotano attorno alle capre, al caseificio, a un castagneto e a un orto destinato alle verdure di stagione. La sua nuova quotidianità è molto distante da quella vissuta nella capitale, ma non rimpiange il passato professionale: «Non mi manca nulla della mia vita precedente».

La sua esperienza si inserisce in un movimento più ampio. Secondo Carmine Cicala, assessore alle Politiche Agricole della Regione Basilicata, alcuni giovani che in passato avrebbero lasciato la regione stanno iniziando a tornarvi, attratti da ritmi più lenti e da un rapporto più diretto con il territorio. La Basilicata, a lungo considerata una terra rimasta ai margini, oggi prova così a trasformare proprio quella distanza dai grandi centri in un elemento distintivo.

Francesco, rivolgendosi ai ragazzi che pensano di partire, sostiene che anche andare via possa servire a capire meglio il valore del luogo d’origine. La sua convinzione è netta: «Se vai nelle città sei solo un numero, la vita non sarà mai autentica e vera come qua».

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