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Lifestyle 3 min di lettura1 ora fa

I giovani non sono lontani dalla politica: il nodo è l’ascolto

La ricerca dell’Osservatorio Giovani mostra interesse per il bene comune, ma anche frustrazione e scarse occasioni di partecipazione per le nuove generazioni

Le proteste studentesche esplose a Milano, Torino, Bologna e in altre città hanno riportato al centro una domanda: dietro la rabbia dei ragazzi c’è anche una richiesta di politica? I dati dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Giuseppe Toniolo suggeriscono che l’indifferenza non è la chiave giusta per leggere il rapporto tra nuove generazioni e istituzioni.

Rosy Russo, fondatrice e presidente di Parole O_Stili, invita a distinguere il giudizio sulle violenze dall’attenzione verso le ragioni di chi manifesta pacificamente. «Ascoltare i giovani non significa condividere ogni loro idea, ma riconoscerli come interlocutori», ha affermato, ricordando che ragazze e ragazzi sono cittadini già oggi, portatori di diritti e responsabilità.

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La politica interessa, ma non coinvolge

La ricerca realizzata da Ipsos Doxa per l’Osservatorio Giovani dell’Istituto Giuseppe Toniolo ha coinvolto 2.002 residenti in Italia tra i 18 e i 34 anni, intervistati dal 27 luglio al 7 settembre 2026. Più di sette su dieci ritengono che la politica possa contribuire a migliorare la vita delle persone.

Il quadro cambia quando si passa dalle aspettative alla partecipazione concreta. Il 68,6% considera possibile impegnarsi per trasformare la società, ma oltre il 62% pensa di non incidere sulle decisioni del Governo. Inoltre, più del 55% giudica scarse o del tutto assenti le opportunità offerte ai giovani per prendere parte alla vita politica.


Esclusione e rabbia vanno ascoltate

Secondo il 71% degli intervistati, la scarsa attenzione dei cittadini al bene comune rappresenta uno dei problemi principali del Paese. La richiesta di una politica capace di agire resta quindi forte, soprattutto tra i 18 e i 22 anni, fascia che mostra insieme sensibilità verso la collettività e bisogno di una leadership efficace.

Alessandro Rosina, professore di Demografia e Statistica sociale e coordinatore scientifico dell’Osservatorio Giovani, sottolinea però che il senso di esclusione è più marcato tra chi proviene da contesti sociali svantaggiati e ha avuto percorsi formativi più fragili. A suo giudizio, le istituzioni appaiono poco attente alle richieste dei ragazzi e ancora troppo chiuse alla loro partecipazione effettiva.

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Elena Marta, docente di Psicologia sociale e di comunità all’Università Cattolica del Sacro Cuore, ricorda che già un anno fa i gruppi di discussione con gli adolescenti avevano fatto emergere «una rabbia latente e diffusa», spesso nascosta dalla preoccupazione per l’isolamento. Quella rabbia, spiega, esprimeva frustrazione, sofferenza e la sensazione di essere giudicati dagli adulti senza essere realmente compresi.


Costituzione e uguaglianza restano centrali

Nonostante la distanza percepita dalle istituzioni, la Costituzione continua a rappresentare un punto di riferimento. Oltre due terzi dei giovani la considerano ancora adeguata oppure bisognosa soltanto di modifiche contenute; tre su quattro vorrebbero che i suoi principi orientassero in misura maggiore le scelte politiche.

Tra i valori ritenuti prioritari compaiono il lavoro e l’uguaglianza. Per i ragazzi tra i 18 e i 22 anni, proprio l’uguaglianza occupa il primo posto, segnale della percezione di una carenza ancora evidente nella società.

I risultati completi saranno presentati il 24 ottobre a Milano durante Parole a Scuola 2026, la quarta giornata dedicata al confronto tra generazioni sulle sfide educative. L’appuntamento è promosso da Parole O_Stili, Università Cattolica del Sacro Cuore e Istituto Giuseppe Toniolo.

Secondo Marta, alle responsabilità previste dalla legge per chi commette azioni gravi deve affiancarsi un impegno degli adulti. La comunità educante, sostiene, dovrebbe trasformare l’ascolto in dialogo, incontro e mediazione, così da offrire ai ragazzi strumenti costruttivi per esprimere il proprio disagio e partecipare alla vita collettiva.

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