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Giovanni Soldini, il soccorso in mare con Emergency

Il velista ha seguito addestramento ed esercitazioni prima di partecipare alle operazioni per mettere in salvo persone migranti

Giovanni Soldini ha partecipato a un’operazione di soccorso in mare con Emergency. Il velista si è preparato con lezioni, esercitazioni e video di interventi precedenti prima di affrontare una situazione in cui ogni errore può costare vite umane.

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L’impatto dell’esperienza

Soldini, da tempo vicino a Gino Strada e sostenitore di Emergency, desiderava collaborare con l’organizzazione umanitaria. Quando ha trovato il tempo per farlo, l’esperienza lo ha segnato profondamente.

«È stata un’emozione incredibile, davvero difficile da descrivere con le parole», ha raccontato parlando delle persone portate in salvo. Il velista ha spiegato che, a poche miglia di distanza, si consumano tragedie che non possono essere considerate normali: molti dei passeggeri avevano già tentato di fuggire da guerre e miseria, affrontando arresti, ricatti e debiti contratti dalle loro famiglie.

Soldini ha ricordato anche l’entusiasmo mostrato dai migranti durante le prime lezioni di italiano organizzate a bordo. A suo giudizio, la maggior parte di loro cerca un impiego e la possibilità di inserirsi nella società, ma i tempi necessari per ottenere il primo appuntamento legato ai documenti possono arrivare a diversi mesi.


Le regole durante il salvataggio

La conoscenza del mare non è bastata a improvvisare l’intervento. «Tra le onde, in quei momenti, non si improvvisa. E se sbagli qualcosa la gente muore», ha spiegato Soldini, che prima della missione ha seguito un percorso specifico di formazione.

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Una delle procedure apprese riguarda chi tenta di lasciare il barcone per raggiungere l’imbarcazione dei soccorritori. In quel caso non bisogna trascinare subito la persona a bordo: il gesto potrebbe spingere anche gli altri passeggeri a tuffarsi, compresi coloro che non sanno nuotare. Devono invece essere invitati a restare sul natante e ad attendere le istruzioni.

A rendere possibile l’intervento hanno contribuito anche i traduttori, capaci di comunicare in arabo, francese e inglese. Comprendersi è essenziale quando le imbarcazioni sono sovraccariche e costruite con materiali inadatti alla navigazione.

L’esperienza ha lasciato a Soldini soprattutto tristezza. Ha definito assurdo che nel 2026 donne, uomini e bambini siano ancora costretti ad affrontare onde alte anche due metri su gommoni e barconi precari, senza avere gli strumenti per gestire i pericoli del mare.

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