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Lifestyle 3 min di lettura15 ott

Giardina, il nuovo arazzo nasce tra abiti-scultura e performance

A Roma lo stilista trasforma il refettorio di Trinità dei Monti in un laboratorio creativo ispirato a La dama con l’unicorno

Volumi scultorei, pieghe complesse e tonalità dal carattere pittorico definiscono la nuova collezione di Sylvio Giardina. Le stoffe vengono trattate come una materia da modellare, dando forma a gonne ampie e corpetti segnati da arricciature e plissettature elaborate.

Il rosso pompeiano, il glicine e l’azzurro cielo richiamano una tavolozza d’impronta rinascimentale. Ogni abito diventa così il risultato di una manualità sofisticata e della conoscenza delle tecniche sartoriali più impegnative.

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Stoffe trasformate in opere

L’idea della collezione non si limita alla realizzazione degli abiti, ma coinvolge il modo stesso in cui vengono osservati. I tessuti assumono una consistenza quasi plastica e costruiscono silhouette che sembrano appartenere tanto alla moda quanto alla scultura.

Questa ricerca si collega al percorso sviluppato da Giardina tra arte visiva e alta moda. La sartoria viene presentata come un processo capace di trasformare la materia, attraverso sovrapposizioni, campiture e trasparenze, in un racconto visivo.


Un collage per creare un nuovo arazzo

Durante la performance, immagini tratte da La dama con l’unicorno e dalle Nozze di Cana vengono stampate, ritagliate e ricomposte. I frammenti, disposti sul pavimento e trattenuti da cucchiai, diventano parti di un grande collage simile a un modello preparatorio.

La scomposizione delle immagini conosciute serve a costruire un immaginario inedito: l’ipotesi di un settimo arazzo. I cucchiai introducono anche l’idea della condivisione, come se il pubblico fosse chiamato a partecipare a un’esperienza destinata ad aprire, non a concludere, un nuovo percorso.


Il refettorio diventa atelier

La presentazione romana si è svolta nel Convento di Trinità dei Monti, dove Giardina ha immaginato il refettorio come uno spazio di lavoro aperto. Artista, collaboratori e presenti non vengono separati in spettatori e interpreti: tutti entrano, in forme diverse, nel processo creativo.

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L’ambientazione richiama l’intervento di Andrea Pozzo, che nel Seicento dipinse sulle pareti del refettorio le Nozze di Cana. La scena era stata concepita per coinvolgere i monaci nel banchetto raffigurato; nel progetto di Giardina, lo stesso luogo torna a essere uno spazio partecipato, questa volta dedicato alla nascita di una collezione.


Dalla mostra parigina a Roma

Il progetto romano prosegue una ricerca avviata a Parigi durante la settimana dell’alta moda. Nel Musée de Cluny, lo stilista di origini siciliane, nato a Parigi, aveva messo in dialogo i suoi abiti con i sei arazzi del ciclo La dama con l’unicorno.

La trama dei tessuti e i motivi decorativi delle opere avevano guidato la progettazione degli abiti e dell’allestimento. Come nel lavoro di Pozzo, anche in quel caso lo spazio espositivo veniva trasformato in un ambiente immersivo, capace di modificare la relazione tra opera, architettura e pubblico.


Quando la tecnica diventa arte

Per Giardina, la competenza manuale nasce dalla pratica, dall’esperienza e dalla familiarità con i materiali. Esiste però anche una dimensione umana del saper fare, legata all’ascolto, alla cura degli altri e alla disponibilità a trasmettere ciò che si è imparato.

È dall’incontro tra queste due forme di conoscenza che la lavorazione sartoriale acquista un valore artistico. La nuova collezione presentata a Roma riunisce quindi abito, immagine e performance in un unico progetto, nel quale la couture entra in relazione con la storia degli spazi e con la memoria delle opere.

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