9.000Lettori online ora
Lifestyle 4 min di lettura3 giorni fa

Gaza, la musica non si arrende: il concerto che sostiene Al Kamandjati

A Milano una serata gratuita raccoglie fondi per le borse di studio della scuola fondata da Ramzi Aburedwan, nata per portare l’educazione musicale nei campi profughi palestinesi.

Moni Ovadia, Giovanna Famulari, Alessio Lega, Silvia Zaru e il coro femminile Storie, Canti, Fogli Volanti saranno tra i protagonisti di SUMUD, il concerto gratuito organizzato a Milano per sostenere i giovani musicisti palestinesi. Sul palco salirà anche La Piccola Orchestra dei Popoli, insieme a docenti del Conservatorio di musica Giuseppe Verdi e ad altri ospiti impegnati a difendere, attraverso l’arte, uno spazio di istruzione e di futuro.

La serata, prevista il 29 settembre 2026 alle 20:30 all’Auditorium Enzo Baldoni, finanzierà le borse di studio destinate agli allievi di Al Kamandjati. L’iniziativa è promossa dal Municipio 8 con ANPI Milano e Assopace Palestina. Interverranno inoltre Luisa Morgantini, storica fondatrice e presidente di Assopace, e Cecilia Strada, collegata da remoto.


La cultura resta una forma di resistenza

Il progetto milanese nasce dal lavoro di solidarietà portato avanti da Assopace Palestina. Leonarda Rondino, attivista del gruppo milanese, racconta di aver visto nei palestinesi una capacità di reazione che continua anche quando distruzione, violenza e restrizioni sembrano cancellare ogni prospettiva: «Di fronte alla distruzione, alla violenza e alla completa mancanza di libertà non perdono il coraggio di progettare e di pensare al futuro».

Per Rondino, sostenere la formazione significa restituire ai ragazzi una possibilità concreta. Nei campi profughi molti bambini non avrebbero le risorse per frequentare lezioni di musica; Al Kamandjati permette loro di studiare senza pagare, ma il programma dipende dalle donazioni raccolte fuori dalla Palestina. Un precedente concreto riguarda uno dei due registi del documentario No Other Land, arrivato alla laurea anche grazie alle borse di studio sostenute da Assopace.


Dal campo profughi al palcoscenico

Ramzi Aburedwan aveva sette anni quando, durante la prima Intifada del 1987, fu fotografato mentre affrontava un carro armato israeliano con una pietra in ciascuna mano. L’immagine divenne famosa, ma dietro quel gesto c’era l’uccisione appena avvenuta di un cugino, colpito davanti ai suoi occhi da un proiettile sparato dal mezzo militare.

Ramzi viveva nel campo profughi di Al Am’ari, a Ramallah, e vendeva giornali e sigarette per mantenersi. L’incontro casuale con una dipendente dell’Università di Bir Zeit gli aprì la strada verso il Conservatorio di Ramallah. In seguito studiò al Conservatorio di Angers, in Francia, e durante un’audizione in Spagna fu scelto da Daniel Barenboim come prima viola della West-Eastern Divan Orchestra, fondata insieme a Edward Said. A Said venne dedicato, nel 2004, il Conservatorio di Ramallah.


Una scuola sotto assedio

Dopo l’esperienza internazionale, Aburedwan tornò a Ramallah e nel 2005 fondò Al Kamandjati, nome che significa “Il violinista”. La sede principale fu sistemata in un edificio ottomano restaurato dall’architetta Suad Amiry. L’obiettivo non era rivolgersi alle famiglie più agiate, ma offrire gratuitamente la musica ai bambini dei quartieri poveri e degli insediamenti per rifugiati.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Il progetto si estese poi a Jalazona, Kalandia e Jenin. Dal 2019, però, l’aumento delle restrizioni israeliane ha reso sempre più difficile lo spostamento nei Territori Occupati. A Ramallah le attività proseguono con fatica, mentre nei campi le lezioni sono diminuite per il pericolo degli attacchi dei coloni e i concerti sono stati vietati dalle autorità israeliane.

Nel settembre 2025, durante una missione di monitoraggio ad Umm al-Khair, nella zona di Masafer Yatta, i volontari milanesi hanno riferito di essere stati circondati da coloni. Secondo la loro testimonianza, l’esercito israeliano avrebbe ordinato al loro autobus di allontanarsi invece di intervenire contro gli aggressori. L’area comprende dodici villaggi circondati da insediamenti di coloni considerati illegali dal diritto internazionale.

A gennaio 2026, inoltre, un’incursione dell’esercito israeliano nella sede di Al Kamandjati all’interno del campo di Kalandia ha provocato la distruzione degli strumenti. Nonostante il danno, le attività culturali non si sono fermate. Rondino ricorda che il tasso di scolarizzazione palestinese è vicino al 97% e sottolinea: «Abbiamo moltissimo da imparare da loro: continuano a fare progetti, guardano avanti e credono che la cultura sia il modo migliore per promuovere e difendere la propria vita».

La raccolta fondi sarà accompagnata da brani dell’album Yiddish Blues, eseguiti da Moni Ovadia e Giovanna Famulari, e da composizioni dedicate alla Palestina. La Piccola Orchestra dei Popoli porterà sul palco musicisti di nazionalità diverse, mentre tra i docenti del Conservatorio Giuseppe Verdi figurano Angelo Borroni, già primo corno dell’orchestra sinfonica della Rai di Milano, e altri insegnanti dell’istituto.

L’appuntamento del 29 settembre sarà a ingresso libero. Il ricavato delle donazioni servirà a mantenere attive le borse di studio e a consentire ai ragazzi dei campi profughi di continuare a studiare musica anche in condizioni di crescente isolamento e violenza.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere