694notizie oggi Scopri i vantaggi
Lifestyle 4 min di lettura2 ore fa

Gasolio alle stelle, camion fermi in Calabria: «Così aumentano i debiti»

A Grotteria Mare il presidio degli autotrasportatori prosegue da cinque giorni: tra rimborsi attesi, carburante più caro e richieste al governo

Il problema non è soltanto il prezzo del carburante, ma la liquidità che lentamente si esaurisce. A Grotteria Mare, sulla Statale 106, Francesco Catalano e altri autotrasportatori calabresi continuano a presidiare la strada da cinque giorni: i camion restano parcheggiati ai margini senza impedire il passaggio, mentre i manifestanti si alternano giorno e notte in attesa di risposte.

Catalano, autotrasportatore di Siderno e attivo nel settore da oltre 35 anni, descrive una situazione che mette a rischio la sopravvivenza delle imprese. «Vogliamo lavorare, ma non possiamo farlo in perdita. Con questi costi, ogni trasporto rischia di aumentare i nostri debiti», spiega, mentre il presidio attende l’incontro in Prefettura a Milano con il ministro Salvini.

Offerta del giorno20 ottobre

LOOKFANTASTIC

-22% su LOOKFANTASTIC

Scade tra 4 giorni
******


Il carburante divora i margini

Secondo Catalano, il gasolio è rincarato del 40% in un periodo molto breve e oggi rappresenta circa il 35% della spesa complessiva di un trasporto. Per una tratta tra Nord e Sud servono all’incirca 1.200 litri: il conto è passato da circa 2.000 a quasi 2.900 euro, con un aggravio vicino ai 900 euro per singolo viaggio.

Le tariffe applicate dalle aziende, invece, sono ancora legate alla fase precedente alla crisi di Hormuz e già lasciavano profitti ridotti. Il trasportatore ricorda che lo sconto sulle accise era pari a 21 centesimi al litro; dopo la riduzione generalizzata di 12 centesimi decisa dal governo, il beneficio effettivo per la categoria è sceso a 9 centesimi.

A questo si è aggiunto un credito d’imposta destinato a coprire il 70% dell’incremento del gasolio rispetto ai livelli precedenti, con risorse previste per il periodo da marzo ad agosto 2026. Le domande sono state presentate e accolte, ma le imprese non hanno ancora ricevuto indicazioni precise sui tempi di pagamento.


Rimborsi attesi, aziende indebitate

Il ritardo pesa sui bilanci perché i costi continuano a maturare ogni giorno. Le imprese, racconta Catalano, hanno dovuto in diversi casi ricorrere al credito bancario per proseguire l’attività, sostenendo anche gli interessi; i fornitori, però, chiedono il saldo delle fatture ogni quindici giorni.

Il punto, per gli autotrasportatori, non è soltanto ottenere un annuncio di sostegno, ma sapere quando le somme saranno effettivamente disponibili. Catalano osserva che un intervento iniziale sui prezzi, simile alla riduzione applicata da Eni e poi seguita dalle altre compagnie, avrebbe potuto evitare misure temporanee e costose per lo Stato.

«Non sono uno che si arrende facilmente, ma questa volta mi sento impotente», racconta, spiegando di non aver mai affrontato una crisi paragonabile in più di tre decenni di lavoro. La richiesta più urgente riguarda lo sblocco dei crediti d’imposta maturati negli ultimi sei mesi, considerati indispensabili per recuperare almeno una parte della liquidità perduta.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.


Tre priorità per il trasporto

Dalla protesta arrivano soprattutto tre proposte. La prima è un prezzo del gasolio stabile e agevolato per autotrasportatori, agricoltori e pescatori, cioè i comparti più esposti all’aumento dei costi energetici.

La seconda consiste nella creazione di un osservatorio sul trasporto, incaricato di seguire i problemi della filiera: dalle attese per le operazioni di carico e scarico ai ritardi che gravano sugli autisti, spesso costretti a fermarsi senza servizi adeguati.

La terza riguarda le aree dedicate ai mezzi pesanti, ancora troppo poche. I conducenti chiedono luoghi dove sostare in sicurezza, mangiare e lavarsi dopo molte ore al volante. Per i camion che trasportano merci refrigerate servono inoltre spazi adatti a tenere in funzione gli impianti senza provocare disagi.


Una protesta che chiede ascolto

Il presidio calabrese rientra nella mobilitazione che coinvolge diverse zone del Sud e mette insieme autotrasportatori, agricoltori e pescatori. Catalano sostiene che nei primi giorni i telegiornali nazionali abbiano dedicato poco spazio alle manifestazioni, nonostante i blocchi fossero già presenti in più territori.

A suo giudizio, gli episodi di violenza verificatisi durante alcune proteste hanno finito per oscurare le ragioni originarie della mobilitazione: il caro carburante e l’aumento delle difficoltà per le categorie produttive. Il trasportatore si domanda anche se la minore attenzione possa essere legata alla collocazione prevalentemente meridionale delle iniziative.

L’incontro con il governo, inizialmente fissato per il 27 ottobre e poi anticipato a oggi, si svolge a Milano, lontano dalle aree interessate dalla protesta. Per Catalano sarebbe stato più utile convocare il confronto nel Mezzogiorno, ma la sede passa in secondo piano rispetto all’esito: «Non basta promettere gli aiuti: devono arrivare in tempi certi».

Se non arriveranno misure concrete, i manifestanti intendono continuare il presidio. Le richieste comprendono anche norme più chiare sulle accise e un meccanismo di sostegno capace di seguire l’andamento dei prezzi, così da evitare che ogni nuovo rincaro si trasformi in ulteriore debito per le aziende.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere