Garlasco, i Poggi rompono il silenzio: «Per noi resta Stasi
A Verissimo Rita e Giuseppe Poggi hanno ricordato la figlia Chiara e contestato l’esposizione mediatica delle nuove indagini, senza cambiare posizione sulla condanna di Alberto Stasi.
Diciannove anni dopo la morte di Chiara Poggi, Rita e Giuseppe sono tornati a parlare pubblicamente della figlia. Lo hanno fatto nello studio di Verissimo, spiegando di aver accettato l’invito soprattutto per restituire spazio al ricordo di Chiara, finito secondo loro ai margini del racconto sulle nuove indagini.
I genitori hanno descritto una pressione diventata difficile da sostenere: giornalisti davanti casa, trasmissioni quotidiane e intercettazioni rilanciate da televisione e giornali. Il loro giudizio sulla responsabilità di Alberto Stasi, però, non è cambiato.
Il peso di un caso tornato ovunque
Giuseppe Poggi ha raccontato che l’attenzione attuale è persino più pesante di quella seguita alla prima inchiesta. Rita ha spiegato di sentirsi stanca per la continua esposizione e ha ricordato di aver contato, in una sola giornata, sette programmi dedicati alla vicenda di Garlasco.
Nel mirino è finita anche la gestione delle notizie da parte della Procura di Pavia. I Poggi hanno lamentato la diffusione di ricostruzioni riguardanti il figlio Marco, compresa un’ipotesi che lo avrebbe accostato ad Andrea Sempio nell’uccisione della sorella. Secondo i genitori, quelle voci hanno riaperto una sofferenza mai davvero superata.
La famiglia ha inoltre contestato la pubblicazione di conversazioni private. Rita ha osservato che in casa si parla normalmente di ciò che accade e che quelle frasi, estrapolate e trasmesse al pubblico, non avrebbero aiutato a chiarire gli elementi dell’indagine. Anche gli avvocati e i consulenti dei Poggi, ha aggiunto, sono stati bersaglio di attacchi sui social, con ripercussioni sulle loro famiglie.
La posizione su Stasi non cambia
Interrogato sulle nuove verifiche, Giuseppe ha mantenuto una posizione netta: «Se questa indagine ci vorrà dare un altro colpevole, andrà bene, ma per ora per noi è ancora Stasi». Ha ricordato i procedimenti affrontati dalla famiglia e la difficoltà di modificare un convincimento maturato dopo otto processi.
Rita ha richiamato anche i ricorsi presentati davanti alla Corte di cassazione, al Presidente della Repubblica e alla Corte europea dei diritti dell’uomo, sottolineando che tutti hanno confermato la responsabilità di Stasi. Se la giustizia dovesse arrivare a un esito diverso, i coniugi hanno detto che ne prenderebbero atto e restituirebbero l’eventuale risarcimento: una parte è già stata accantonata su un conto intestato ai tre componenti della famiglia.
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Quanto a un possibile incontro con Stasi, Giuseppe ha escluso che oggi ci siano le condizioni. In passato il giovane frequentava la loro casa, ma con il passare del tempo il rapporto è cambiato e i genitori di Chiara non ritengono probabile un confronto nemmeno dopo la conclusione della pena.
Chiara, la casa e il ricordo
Durante l’intervista sono state mostrate immagini di Chiara da bambina. I genitori l’hanno ricordata come una ragazza responsabile, autonoma e serena, prima laureata della famiglia con il cognome Poggi. Anche il rapporto con Alberto, hanno riferito, appariva tranquillo, pur restando Chiara molto riservata sulla sua vita sentimentale.
Ampio spazio è stato dedicato a Marco, più giovane di sette anni. Rita e Giuseppe hanno parlato di un legame molto forte tra fratello e sorella e della sofferenza affrontata da Marco, che a 19 anni si è trovato tra caserme e tribunali mentre i suoi coetanei conducevano una vita normale.
Giuseppe ha poi ricordato l’ultima mattina in cui vide Chiara, il 5 agosto, prima di partire con la famiglia. Lei decise di restare perché Alberto si trovava in casa. Il padre ha raccontato di non averla mai sognata e di desiderare ancora di poter riascoltare la sua voce almeno in sogno.
Dopo il sequestro dell’abitazione, durato otto mesi, i Poggi scelsero di tornarvi invece di trasferirsi altrove. Giuseppe ha spiegato di aver voluto riprendere la vita proprio da quel luogo, anche grazie all’aiuto del vicino che fece sistemare casa e giardino. La richiesta conclusiva rivolta alle nuove indagini è semplice: svolgere tutti gli accertamenti necessari, ma arrivare presto a una conclusione, anche per rispetto della memoria di Chiara.
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