Fondazione Prada, il 5 novembre apre Global Antiquity
Oltre 150 reperti collegano Mediterraneo e Asia lungo sedici secoli di scambi culturali, politici e commerciali
Il 5 novembre la Fondazione Prada di Milano inaugura “Global Antiquity: Cultural Interactions in Afroeurasian Space 600 BCE-1000 CE”, mostra dedicata ai rapporti tra le civiltà del Mediterraneo e dell’Asia. Il progetto è curato da Salvatore Settis, con un allestimento firmato da Rem Koolhaas e AMO/OMA.
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Oggetti e rotte tra continenti
Il percorso riunisce più di 150 opere e manufatti: statue, parti di sculture, rilievi, iscrizioni, calchi in gesso, monete e scacchi. La selezione mette in evidenza contatti che non furono soltanto artistici, ma coinvolsero anche commercio, politica, religione ed economia.
Ogni pezzo è presentato come una traccia di rapporti fra territori e comunità spesso molto lontani. La ricostruzione supera la lettura limitata alle vie della seta e delle spezie e segue una rete più ampia di collegamenti, sviluppatasi tra il 600 a.C. e il 1000 d.C., nell’arco di oltre 1.600 anni.
La globalità prima dell’età moderna
Secondo Settis, le singole vicende raccontate dagli oggetti compongono una storia più vasta di scambi, influenze e curiosità reciproche. «La globalità pre-moderna appare come una condizione di equilibrio instabile, ma aperta a innumerevoli potenzialità», ha spiegato il curatore presentando il progetto.
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La mostra distingue inoltre la globalità del mondo antico dalla globalizzazione contemporanea. La prima viene descritta come un processo fatto di rapporti orizzontali, permeabili e reciproci; la seconda è invece associata a dinamiche moderne guidate da poteri economici e politici su scala mondiale.
Un progetto avviato nel 2015
“Global Antiquity” prosegue la ricerca sull’antichità avviata dalla Fondazione Prada nel 2015 con “Serial Classic”, “Portable Classic” e “Recycling Beauty”. Il nuovo allestimento utilizza le opere per interrogare il modo in cui le culture si incontrano, si influenzano e producono forme ibride.
Questi temi vengono messi in relazione anche con il dibattito odierno sulle identità, sulle politiche protezionistiche e sull’isolamento. L’esposizione sarà aperta al pubblico a partire dal 5 novembre a Milano.
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