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Lifestyle 3 min di lettura2 ore fa

Figlio unico, la scelta che l’Italia non può più leggere come rinuncia

Molte coppie desiderano una famiglia più numerosa, ma costi, lavoro, tempo e carenza di sostegni rendono il secondo figlio sempre più difficile.

Il secondo figlio non si decide soltanto davanti a un bilancio familiare. Per chi ha già vissuto la maternità o la paternità, quella scelta significa anche misurarsi con la paura di smarrire il proprio equilibrio, con il peso di modelli che chiedono soprattutto alle madri di sacrificarsi e con la sensazione di non poter contare abbastanza né sul partner né sul lavoro.


La fatica cambia ogni progetto

La ricerca Me First, realizzata con LabCom, ha osservato proprio la condizione di chi è già genitore e potrebbe desiderare altri figli. L’obiettivo è capire quanto incidano, oltre agli aspetti materiali, le pressioni psicologiche e sociali che accompagnano una nuova scelta di genitorialità.

Dopo la nascita del primo figlio, l’idea di allargare la famiglia viene quindi valutata alla luce di un’esperienza concreta. Non si tratta più soltanto di immaginare difficoltà future: entrano in gioco la stanchezza già sperimentata, il tempo sottratto ad altre attività e il timore che il carico quotidiano diventi insostenibile.


Quando il rinvio diventa definitivo

Anche il fattore tempo può trasformare un desiderio in una rinuncia. Un progetto rimandato può scontrarsi con nuove difficoltà economiche, cambiamenti professionali o problemi familiari; inoltre, con il passare degli anni, la possibilità di avere un figlio può diventare più complessa. In questo intervallo tra intenzioni e condizioni reali si colloca anche la decisione di fermarsi al primo.

La prima esperienza, infatti, rende visibili aspetti che prima restavano sullo sfondo: le ore che non bastano, le spese aggiuntive, la necessità di riorganizzare il lavoro e una distribuzione della cura che non sempre risulta equilibrata. Per questo il passaggio da un figlio a due può apparire più impegnativo dell’avvio della genitorialità.


Il lavoro pesa soprattutto sulle madri

Le difficoltà economiche e professionali rappresentano il principale ostacolo alla scelta di avere figli per oltre 2,8 milioni di persone. Il timore di danneggiare la carriera, però, è molto più diffuso tra le donne: lo indica il 49,9%, mentre tra gli uomini la quota si ferma al 24%.

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La differenza cresce quando un figlio è già presente. Il 30,5% delle madri considera una nuova gravidanza un possibile freno alle opportunità lavorative, contro il 12,1% dei padri. La prima maternità può avere già inciso su reddito, percorso professionale e organizzazione della vita quotidiana, rendendo più difficile accettare un’ulteriore revisione degli equilibri.


Il desiderio resta, ma non basta

I numeri del Dossier Natalità “Volere o Potere”, curato dalla Fondazione per la Natalità insieme all’Istat, mostrano una distanza marcata tra aspirazioni e possibilità concrete. Nel 2025 in Italia sono venuti alla luce circa 355 mila bambini, il dato più basso dal secondo dopoguerra, mentre il tasso di fecondità è sceso a 1,14 figli per donna.

Se le intenzioni espresse dalle donne in età fertile si fossero tradotte effettivamente in nascite, nello stesso anno i bambini sarebbero stati circa 760 mila. Tra chi ha scelto di non avere altri figli, il 62,2% indica ostacoli economici, lavorativi o sociali; soltanto il 5,5% afferma che la genitorialità non appartiene al proprio progetto di vita.

La denatalità, dunque, non riguarda soltanto chi decide di non diventare genitore. Una parte rilevante del fenomeno coinvolge coppie che un figlio lo hanno già avuto, ma non riescono o non se la sentono di affrontare nuovamente costi, responsabilità e rinunce.

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