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Lifestyle 2 min di lettura2 ore fa

Fanelli, la scommessa più audace è ridere della propria caduta

In Peccato l’attrice trasforma il timore di essere dimenticata in una satira personale e pungente sul narcisismo dello spettacolo e dei social.

Il rischio più grande, per un’artista, non è soltanto fallire: è immaginare di poter sparire senza lasciare traccia. Emanuela Fanelli porta questa paura al centro di Peccato, la serie presentata alla Mostra del Cinema di Venezia e disponibile su HBO Max, scegliendo di esporsi senza protezioni e di fare della propria immagine il bersaglio principale dell’ironia.


Una paura trasformata in commedia

La storia è ambientata nel 2049 e prende la forma di un documentario dedicato alla vita e agli insuccessi di Emanuela Fanelli, raccontata come una promessa del cinema e della televisione italiana rimasta incompiuta. L’idea, in apparenza, potrebbe sembrare un esercizio di vanità; in realtà la protagonista usa quel dispositivo per mettere in discussione il bisogno contemporaneo di stare sempre al centro.

Il riferimento alla serie Boris si avverte nel modo in cui la produzione osserva il proprio universo dall’interno, mostrando i meccanismi dello spettacolo mentre li smonta. Fanelli si presta a una rappresentazione scomoda e si confronta con l’eventualità di diventare, un giorno, soltanto una persona che «è stata famosa per un po’», come diceva Julia Roberts in Notting Hill. È proprio questa disponibilità a ridimensionarsi a rendere l’operazione più coraggiosa che narcisistica.


Il bersaglio sono i social

La protagonista occupa ogni spazio della serie non per celebrare se stessa, ma per colpire un sistema che incoraggia l’autoesaltazione. Il mondo dello spettacolo e quello dei social finiscono così sullo stesso piano: entrambi alimentano l’illusione che ogni individuo sia il fulcro della scena, anche quando la realtà racconta altro.

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Tra i momenti più riusciti c’è la visita alla scuola frequentata da Fanelli insieme a Monica Giandotti, occasione per rievocare l’origine della sua vocazione teatrale e il presunto «fuoco sacro» nato durante una recita. La scena condensa l’umorismo della serie: l’enfasi viene spinta fino al limite, poi smontata con una risata.


Un cast che amplifica l’ironia

A sostenere il progetto arrivano numerosi volti del cinema e della televisione, da Paola Cortellesi a Sabrina Ferilli. Accanto a loro compaiono anche figure note soprattutto agli addetti ai lavori, come Giovanni Benincasa, autore legato al successo di Una pezza di Lundini.

Un ruolo particolare spetta a Malcom Pagani, che presta la voce al racconto e si dimostra efficace anche davanti alla macchina da presa. Il contributo degli ospiti amplia il gioco satirico, ma il centro resta Fanelli, pronta a rischiare incomprensioni pur di difendere un’idea originale. La sua forza sta nel non proteggersi dalla battuta: si espone, si riduce a personaggio e accetta che il pubblico possa non seguirla fino in fondo.

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