Fanelli, il futuro è senza applausi: la serie che immagina il suo oblio
In sei episodi Emanuela Fanelli veste i panni di una versione dimenticata di sé e trasforma il mondo dello spettacolo in una commedia surreale ambientata nel 2049.
Emanuela Fanelli sceglie di raccontare il proprio possibile fallimento proprio mentre la sua carriera attraversa una fase di grande visibilità. In “Peccato”, disponibile su HBO Max, l’attrice romana immagina un futuro in cui nessuno sembra ricordarsi di lei e affida questa premessa a un falso documentario ironico, assurdo e a tratti malinconico.
Nel 2049 Fanelli è scomparsa
La storia è ambientata nel 2049. A 63 anni, Fanelli vive appartata con il marito in un piccolo centro della Valle d’Aosta, territorio che nella serie è diventato parte della Svizzera. Non lavora più, non compare in televisione e non manifesta alcun desiderio di tornare davanti alle telecamere. Il dettaglio più amaro è un altro: il mondo dello spettacolo ha smesso di contattarla.
A cercare di capire le ragioni di quella sparizione è il giornalista Malcom Pagani, impegnato nella realizzazione di un documentario. Il suo viaggio porta alla luce una vicenda giudiziaria legata a un ex compagno, una vita privata complicata e il crollo progressivo di una carriera che sembrava destinata a durare. La ricostruzione passa dalle testimonianze di amici, colleghi e registi, fino all’incontro con la stessa Fanelli.
Una biografia impossibile
Diretta da Valerio Vestoso e scritta da Fanelli insieme a Giulio Somazzi e allo stesso regista, la serie conta sei episodi. Il racconto alterna interviste, materiali d’archivio inventati e ricordi deformati, mescolando elementi biografici e pura invenzione. Il risultato è un ritratto volutamente inattendibile, nel quale personaggi reali interpretano versioni esasperate di se stessi.
Il percorso ripercorre la formazione dell’attrice, gli inizi tra scuola, radio e televisione, l’arrivo al cinema e i riconoscimenti ricevuti, compresi i David di Donatello. Nella carriera immaginata dalla serie compaiono anche una conduzione di “Striscia la notizia” accanto a Paola Cortellesi, il film “Pasticciona in amore” con Alessandro Borghi, un’avventura sul Gran Sasso insieme a Sabrina Ferilli e lo spettacolo teatrale “Sette spose per sette Fanelli”.
Il mondo dello spettacolo allo specchio
Il gruppo di interpreti comprende Alessandro Borghi, Sabrina Ferilli, Valerio Mastandrea, Geppi Cucciari, Tullio Solenghi, Francesca Archibugi, Paolo Virzì, Paolo Genovese, Malcom Pagani e Paola Cortellesi. Ognuno presta il volto a una rappresentazione deformata della propria immagine pubblica: Cortellesi, per esempio, è diventata Presidente della Repubblica e ha interrotto i rapporti con Fanelli dopo il successo di “C’è ancora domani”.
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La serie gioca anche con accostamenti improbabili. Ferzan Özpetek finisce coinvolto nella vendita di pannelli fotovoltaici, mentre figure legate alla televisione e al cinema convivono in situazioni sempre più surreali. L’impostazione ricorda “Boris”, ma “Peccato” usa il riferimento per costruire una satira autonoma sul bisogno di apparire e sulla rapidità con cui lo spettacolo crea e dimentica i propri protagonisti.
Ridere della paura di sparire
La comicità di Fanelli punta su dettagli stranianti, battute ciniche e una recitazione apparentemente seria anche quando i fatti diventano impossibili. Non tutti gli episodi hanno la stessa forza, ma il contrasto tra il tono documentaristico e gli eventi raccontati produce alcune delle situazioni più riuscite. Il finale, in particolare, lascia alla serie una chiusura da possibile opera di culto.
Presentando il progetto alla Mostra del Cinema di Venezia, Fanelli ha spiegato: «Mi divertiva raccontare il fallimento puro, usando me stessa». L’attrice ha aggiunto che l’intenzione era mostrare i personaggi, compresa lei, nei loro lati «miserabili, decadenti e teneri».
Sotto le gag resta il tema del rapporto tra identità e professione. Fanelli ha raccontato di aver percepito, quando il successo è arrivato, il rischio di lasciarsi definire soltanto dal lavoro: «I David sono stati meravigliosi, ma questo è un mestiere che cambia velocemente e in cui tante variabili non dipendono da noi». Il futuro inventato di “Peccato” diventa così un modo per parlare del presente, della fama e della paura di essere dimenticati.
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