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Lifestyle 2 min di lettura2 ore fa

Eugenio ha il cognome di mamma: la scelta di Silvia Salis

Nel suo nuovo libro la sindaca di Genova racconta il ricorso alla procreazione assistita, la nascita del figlio e il legame con il padre scomparso

La scelta di chiamare Eugenio Salis, usando quindi il cognome materno, diventa per Silvia Salis un gesto personale ma anche un messaggio pubblico. Nel libro *È già domani*, pubblicato da Feltrinelli e disponibile dal 13 ottobre, la sindaca di Genova racconta per la prima volta il cammino verso la maternità e il significato attribuito a quella decisione insieme al marito Fausto Brizzi.

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La maternità oltre le aspettative

Prima di affrontare la procreazione medicalmente assistita, Salis aveva immaginato che la maternità sarebbe arrivata senza particolari difficoltà, nel momento ritenuto più adatto. Per un anno lei e Brizzi hanno cercato di avere un figlio, senza riuscire a ottenere una gravidanza. Nel libro, la sindaca osserva come questa convinzione sia frequente soprattutto tra le donne che hanno investito molto nel lavoro e tendono a considerare il tempo come una risorsa sempre disponibile.

Il trattamento, spiega, non è stato soltanto un insieme di procedure mediche. Visite, tentativi e attese l’hanno portata a confrontarsi con una dimensione di forte vulnerabilità, tra la fiducia nei risultati e la prudenza di chi teme nuove delusioni. Quando è arrivata la conferma tanto attesa, la coppia non ha vissuto una scena da film, ma una gioia intensa e quasi incredula.


Il cognome come segnale sociale

Eugenio è nato nel 2023. Il nome richiama il nonno materno, che ha potuto conoscere il nipote e trascorrere con lui quasi un anno e mezzo prima di morire. Anche il cognome è stato scelto in modo consapevole: il bambino si chiama infatti Eugenio Salis, non Brizzi.

«Fausto e io abbiamo deciso di dare a Eugenio il mio cognome per dare un esempio, il nostro piccolo segnale per contribuire a una rivoluzione sociale», scrive Salis nel volume. La decisione si inserisce nella riflessione sul modello, a lungo prevalente in Italia, che assegnava automaticamente ai figli il cognome paterno.

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Il padre prima della campagna

Nel libro trova spazio anche il ricordo del padre, morto all’inizio del 2025, poco prima dell’avvio della campagna elettorale per Genova. Salis racconta di avergli parlato della proposta ricevuta e di aver ascoltato da lui un pensiero rivolto soprattutto all’identità della città, più che agli schieramenti o ai programmi.

L’uomo le avrebbe detto di sperare in un ritorno di Genova a un clima progressista, fondato sulla fiducia e sulla libertà, incoraggiandola ad accettare. Il suo ultimo gesto di sostegno, ricorda la figlia, fu un sorriso seguito da un cenno d’assenso, simile a quello che le rivolgeva prima delle gare.


Un’esperienza sempre più diffusa

La vicenda personale della sindaca si colloca in un fenomeno che coinvolge un numero crescente di famiglie. Secondo un rapporto presentato nei mesi scorsi dal Ministero della Salute, in Italia circa il 6% dei bambini nasce grazie alla procreazione medicalmente assistita.

La stima indicata per il 2025 corrisponde a circa 20mila bambini. Nel suo racconto, Salis lega così la dimensione intima della nascita di Eugenio a un tema sociale più ampio, fatto di trasformazioni familiari, scelte genitoriali e nuove possibilità offerte dalla medicina.

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