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Lifestyle 4 min di lettura1 ora fa

Esposito accusa la politica: «Ai giovani stanno togliendo il futuro»

L’attore denuncia caro vita, precarietà e abbandono delle periferie: dalle proteste per il carburante alla necessità di restituire sogni e opportunità alle nuove generazioni.

Per un ragazzo che cresce senza riuscire a immaginare il domani, anche il talento rischia di rimanere invisibile. Salvatore Esposito insiste da anni sull’importanza di una scuola aperta fino al pomeriggio, capace di offrire sport, musica, teatro, cinema e altre attività: non soltanto per tenere i giovani lontani dalla strada, ma per permettere loro di scoprire una passione e costruire un progetto. «Si trova in enorme difficoltà», osserva parlando di chi, a 18 o 20 anni, non ha più nemmeno un sogno da inseguire.

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Periferie uguali in tutta Italia

L’attore, cresciuto a Mugnano, nell’area metropolitana di Napoli, sostiene che il divario tra Nord e Sud non descriva più in modo sufficiente la situazione. Durante le riprese a Torino e sulla base della sua esperienza di vita a Roma, racconta di riconoscere nelle periferie di città diverse gli stessi problemi: servizi fragili, poche prospettive e una presenza istituzionale percepita come distante.

A suo giudizio, la tecnologia ha modificato il mondo e in alcuni ambiti ha portato miglioramenti, ma non ha cancellato il senso di abbandono che accompagna molte comunità. Per Esposito, la condizione delle periferie italiane conserva un tratto comune rispetto a vent’anni fa: l’assenza di interventi pubblici capaci di incidere davvero sulla vita delle persone.


Il futuro non può aspettare

Da qui nasce il suo appello a investire sulle nuove generazioni. L’estensione dell’orario scolastico fino alle 17 o alle 18, spiega, consentirebbe di affiancare alle lezioni occasioni formative spesso decisive, come la pratica sportiva, lo studio di uno strumento o la partecipazione a laboratori artistici. Senza queste possibilità, sostiene, il Paese rischia di non conoscere talenti che avrebbero potuto diventare grandi artisti o atleti.

La denuncia riguarda anche il sistema culturale e il lavoro nello spettacolo, un settore che Esposito definisce fortemente instabile e nel quale molte persone non riescono a raggiungere una sicurezza economica. Il suo discorso comprende inoltre sanità, scuola e sicurezza: mancano strutture adeguate, personale sufficiente e retribuzioni all’altezza per chi opera negli ospedali, insegna o lavora nelle forze dell’ordine.


Il bersaglio è l’intero sistema

La critica dell’attore non si concentra su uno schieramento preciso. A suo parere, la responsabilità della situazione attuale attraversa governi e opposizioni e si è accumulata nel corso di decenni. «Quando hanno bisogno di voti ti promettono la luna e quando poi c’è da fare non fanno», afferma, contestando una politica che considera più attenta ai propri interessi che ai bisogni della popolazione.

Esposito mette in discussione anche la preparazione di chi ricopre incarichi pubblici. Ricorda che per accedere a molte professioni servono concorsi, esami e competenze specifiche, mentre per governare o assumere un ruolo ministeriale non sempre esistono requisiti analoghi. Secondo l’attore, questa carenza finisce per produrre conseguenze concrete sull’andamento del Paese.

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Il costo della vita pesa ogni giorno

Tra le ragioni che lo hanno spinto a intervenire c’è l’aumento della spesa quotidiana, a partire dal carburante. Anche quando le cause non dipendono direttamente dall’Italia, osserva, l’impatto ricade comunque su lavoratori dipendenti e autonomi, costretti a sostenere costi molto più elevati per raggiungere il posto di lavoro senza vedere crescere lo stipendio.

Il problema si riflette sulle famiglie e sui pensionati. Esposito fa riferimento a chi vive con 500 euro al mese e deve comunque affrontare bollette e spese alimentari, oltre a nuclei familiari nei quali l’assenza di un secondo reddito può rendere difficile arrivare alla fine del mese. Per questo ritiene che l’idea secondo cui avere un’occupazione garantisca automaticamente una vita dignitosa non corrisponda più alla realtà.


Le proteste oltre gli scontri

Nel ragionamento dell’attore rientrano le mobilitazioni degli autotrasportatori, degli agricoltori e di altre categorie colpite dall’aumento dei costi. Esposito condanna gli atti vandalici e i danneggiamenti, ma accusa il dibattito pubblico di fermarsi spesso alle immagini delle vetrine distrutte, senza interrogarsi abbastanza sulle condizioni che spingono le persone a scendere in piazza.

A Torino, dove si trova per lavoro, rileva che la situazione nei distributori e nei supermercati appare ancora relativamente stabile. Tuttavia, osserva, l’aumento dei trasporti finirà per incidere anche sui prezzi del settore alimentare. Per questo riconosce il ruolo delle aziende e degli autotrasportatori meridionali, che a suo avviso stanno difendendo non soltanto le proprie attività, ma anche quelle del Centro e del Nord.


Ripartire da chi è più fragile

La risposta, secondo Esposito, dovrebbe cominciare dalle persone in maggiore difficoltà. Povertà, precarietà e servizi insufficienti impediscono ai giovani di progettare la propria vita, agli anziani di vivere con serenità e alle famiglie di affrontare il mese senza una continua emergenza economica.

L’attore affida la sua posizione anche a un video pubblicato sui social, mentre in Italia crescono le tensioni legate al prezzo dei carburanti e al costo della vita. «Ci si concentra sugli atti di vandalismo», sostiene, «ma non ci si preoccupa abbastanza di capire perché le persone siano così esasperate». Nel suo intervento chiama in causa aziende che chiudono e imprese lasciate senza sostegni a livello locale, regionale e nazionale, chiedendo alla politica di tornare a occuparsi concretamente dei cittadini.

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