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Lifestyle 2 min di lettura2 ore fa

Erri De Luca e la madre: la lezione che arriva fino alle proteste di oggi

Alla Festa del Cinema di Roma lo scrittore presenta il film ispirato a «I pesci non chiudono gli occhi» e ripercorre famiglia, politica e memoria

La figura della madre resta per Erri De Luca una presenza viva, capace di orientare ancora oggi il suo modo di guardare il mondo. Alla Festa del Cinema di Roma, lo scrittore ha raccontato come proprio da lei abbia ricevuto un’educazione alla compassione e un’attenzione profonda verso le disuguaglianze.

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La madre come prima maestra

Nel film, De Luca ricorda che la voce materna gli indicava le differenze sociali e umane, trasformandole in una lezione concreta. «La voce di mia madre mi insegnava le disuguaglianze, me le indicava, dunque ho avuto questa educazione fisica alla compassione», ha spiegato durante l’incontro.

La madre continua a essere anche la sua prima lettrice. Nine D’Urso, che nel film interpreta questa figura centrale, ha osservato quanto sia significativo il fatto che lo scrittore ne parli talvolta al presente, come se il rapporto non fosse mai davvero terminato.


Un film tra ricordi e politica

«I pesci non chiudono gli occhi», diretto da Audrey Gordon e tratto dall’omonimo romanzo di De Luca, mescola documentario e finzione. Il racconto torna a Ischia, luogo delle vacanze dell’infanzia dello scrittore, attraverso fotografie, pellicole Super 8 e ricostruzioni affidate anche all’interpretazione di Nine D’Urso.

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La pellicola non si ferma agli anni da bambino. Il percorso personale comprende l’esperienza in Lotta Continua, il lavoro in fabbrica e la partecipazione alle manifestazioni che attraversarono l’Italia. Da questo passato nasce anche una riflessione sulle proteste che oggi si svolgono in diverse capitali europee.

De Luca ha invitato a non sovrapporre automaticamente le due stagioni. A suo giudizio, i movimenti contemporanei potranno acquisire una struttura più solida soltanto se riusciranno a coordinarsi, proseguire nel tempo e superare la repressione, prendendo le distanze dagli episodi di vandalismo. «Ci sono dei piccoli corto circuiti, che non sono diventati ancora un circuito integrato», ha detto parlando delle mobilitazioni attuali.

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