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Lifestyle 3 min di lettura40 min fa

Edoardo, portiere di 9 anni premiato per la lealtà

Il bambino aveva indicato un gol invisibile durante una finale, rischiando di compromettere il successo della sua squadra

Edoardo Consoli, portiere di 9 anni, ha ricevuto ad Assisi il primo Premio San Francesco dopo aver segnalato un gol degli avversari durante una finale giovanile.

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Il riconoscimento ad Assisi

Il premio è stato istituito quest’anno dal ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi insieme al Comitato nazionale per le celebrazioni dell’ottavo centenario della morte di San Francesco. Il riconoscimento è andato al bambino e al suo allenatore Enrico Pietrelli.

A Edoardo è stata consegnata anche una maglia della Nazionale appartenuta a Gianluigi Donnarumma, accompagnata da una dedica. Pietrelli, che lo segue da tre anni, ha raccontato di essersi emozionato più per quel comportamento che per la vittoria ottenuta dalla squadra.

«Vincere è importante, ma bisogna farlo nel modo giusto. Vincere in maniera scorretta è la più grande sconfitta», ha detto l’allenatore durante la cerimonia, spiegando di non considerare il suo giovane portiere un’eccezione assoluta: a suo giudizio, molti bambini avrebbero agito nello stesso modo.


L’educazione prima del risultato

Pietrelli coinvolge anche le famiglie nel percorso sportivo e chiarisce fin dall’inizio che diventare professionisti è un’ipotesi poco probabile. L’obiettivo della società, ha spiegato, è aiutare i bambini a diventare più autonomi, corretti e capaci di stare in gruppo.

Il tecnico ha ricordato anche un episodio vissuto l’anno precedente. Al termine di una partita vinta dalla squadra avversaria, un bambino molto dotato era scoppiato a piangere perché non aveva segnato, nonostante avesse giocato bene. Secondo Pietrelli, la pressione esercitata dal genitore aveva finito per oscurare il valore della prestazione e il piacere di giocare.

Nel suo metodo, il rispetto viene prima degli aspetti tecnici. Se durante gli allenamenti compaiono insulti o prese in giro, l’attività viene interrotta fino a quando i ragazzi non riconoscono l’errore e recuperano un atteggiamento corretto verso compagni, avversari, allenatori e strutture.


Il gol visto dal portiere

L’episodio è avvenuto nella finale del torneo Città di Castiglione del Lago. Il Foiano, squadra di Edoardo, conduceva 1-0 quando mancavano circa cinque minuti alla conclusione.

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Un giocatore avversario aveva calciato verso la porta: la palla aveva toccato il palo interno, era rimbalzata sulla traversa e poi era finita tra le braccia del portiere. Nessuno in campo aveva riconosciuto la rete, ma Edoardo era rimasto fermo con il pallone in mano, cercando lo sguardo del suo allenatore.

Pietrelli ha raccontato che l’arbitro lo invitava a riprendere il gioco, mentre il bambino non accennava a muoversi. Dopo aver chiesto una breve interruzione, il tecnico gli ha domandato che cosa fosse successo. La risposta è stata semplice: «Mister, la palla è entrata».

A quel punto Pietrelli ha richiamato l’arbitro e gli ha chiesto di convalidare il gol. Il pareggio avrebbe potuto costare al Foiano la finale, e proprio la consapevolezza di questa conseguenza rendeva la decisione ancora più significativa.


La partita e la reazione della squadra

I compagni di Edoardo hanno accettato la scelta dopo aver compreso l’accaduto. Anche gli avversari hanno mandato un messaggio di apprezzamento alla squadra, riconoscendo il valore del gesto e della decisione presa in campo.

La finale si è conclusa ai rigori con la sconfitta del Foiano. La squadra, però, era riuscita comunque a vincere il torneo nel risultato complessivo, mentre per Pietrelli quel successo è passato in secondo piano rispetto a ciò che il suo portiere aveva fatto.

«Prima di insegnare ai bambini a giocare a calcio bisogna insegnare loro il rispetto», ha spiegato il tecnico. A suo avviso, Edoardo ha semplicemente seguito ciò che sentiva giusto fare: per questo, ha aggiunto, non avrebbe potuto comportarsi diversamente.

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