705notizie oggi
Lifestyle 3 min di lettura14 ott

Due Nobel, una sola lezione: parlare senza cercare applausi

Anne Carson e Navi Pillay hanno scelto strade opposte, ma condividono la stessa indipendenza davanti al successo e al giudizio degli altri.

Il riconoscimento più prestigioso non ha cambiato il modo in cui Anne Carson e Navi Pillay stanno al mondo. La scrittrice canadese e la giurista sudafricana, premiate rispettivamente con il Nobel per la Letteratura e per la Pace, hanno reagito alla notizia senza trasformarsi in simboli rassicuranti o in figure costruite per piacere al pubblico.

La loro storia mostra qualcosa di più interessante della semplice affermazione di due donne in ambiti a lungo dominati dagli uomini. Carson e Pillay hanno seguito percorsi lontanissimi, ma entrambe hanno difeso la propria voce senza aspettare il consenso degli altri.

Offerta del giorno15 ottobre

Douglas

Fino al -25% su Douglas via app

Scade domani
*******


Carson ascolta ciò che manca

Quando Ingrid Carlberg, segretaria dell’Accademia svedese, le ha comunicato la vittoria, Carson ha parlato con lei per circa trenta secondi. Si trovava in Islanda e, prima di chiudere la conversazione, ha spiegato di essere lì per ascoltare il vento. Una risposta che somiglia alla sua scrittura: essenziale, obliqua e poco interessata alle formule previste per le grandi occasioni.

Da circa quarant’anni, in fondo ai suoi libri compare una scheda biografica ridotta all’indispensabile: «è nata in Canada e si guadagna da vivere insegnando greco antico». Le interviste concesse sono rare e il suo lavoro procede spesso attraverso ciò che non è completo. Nelle traduzioni di Saffo, per esempio, conserva le parentesi quadre che segnalano le parti perdute dei papiri, senza ricostruire artificialmente i versi mancanti.

Quel modo di lasciare visibili le lacune dice molto del suo rapporto con la realtà. Carson non cerca di rendere tutto ordinato o più facilmente consumabile: accetta il vuoto e gli permette di restare sulla pagina, proprio come ha fatto nella vita pubblica dopo l’annuncio del premio.


Pillay non arretra davanti al potere

Navi Pillay ha seguito una direzione quasi opposta. La sua voce è risuonata in tribunali, istituzioni internazionali e luoghi pubblici, sempre su questioni capaci di provocare reazioni. Cresciuta a Durban durante l’apartheid e figlia di un autista di autobus, da giovane avvocata non poteva entrare nello studio di un giudice perché la legge lo vietava alle persone non bianche.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.

Nel 1973 riuscì comunque a garantire un avvocato ai detenuti di Robben Island. Più di recente, nel settembre scorso, ha sottoscritto il rapporto delle Nazioni Unite che definisce genocidio quanto accaduto a Gaza. La sua attività non è mai stata costruita per evitare il conflitto, ma per portare davanti alla giustizia ciò che molti avrebbero preferito lasciare fuori campo.

Quando ha ricevuto la notizia del Nobel a Norimberga, nell’aula 600 dove nel 1945 furono giudicati i gerarchi nazisti, Pillay ha reagito con ironia agli applausi dei colleghi: «con qualche applauso in più avrei diviso il premio con Trump». Poco dopo ha spiegato di voler verificare l’informazione prima di considerarla vera, da giudice abituata a distinguere i fatti dalle impressioni, e ha dedicato il riconoscimento ai sopravvissuti di tutti i crimini internazionali.


Il premio non diventa una gabbia

A 76 e 85 anni, Carson e Pillay appartengono a una generazione alla quale spesso si chiede di lasciare spazio con discrezione. Nessuna delle due, però, ha mai adottato il comportamento accomodante che ci si aspetta da chi riceve approvazione, soprattutto quando a essere premiata è una donna.

Le loro reazioni hanno ridimensionato anche il valore simbolico del Nobel. Una ha scelto il vento e il silenzio, l’altra ha risposto agli applausi con una battuta e ha riportato l’attenzione sulle vittime dei crimini internazionali. In modi diversi, entrambe ricordano che la libertà più solida appartiene a chi non deve più dimostrare il proprio valore.

Il punto non è sottrarsi al pubblico, ma non dipendere dal suo consenso. Carson e Pillay hanno già qualcosa da dire: per questo possono permettersi di non inseguire l’applauso mentre lo fanno.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere