Donne, meno cure nonostante più attenzione alla salute
Il rapporto IQVIA-Lilly segnala costi, carichi familiari e accesso diseguale ai servizi sanitari per le pazienti
Solo il 39% delle donne riesce ad affrontare pienamente un problema di salute dopo averlo individuato. È uno dei dati emersi dal rapporto sulle differenze di genere nell’accesso alle cure.
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Il peso della salute mentale
Secondo Darya Majidi, presidente di UN Women Italy, le rinunce delle donne non dipendono soltanto da decisioni personali, ma anche dall’organizzazione dei servizi e dalle condizioni sociali. «Investire in politiche, servizi e modelli organizzativi che permettano a tutte di prendersi cura della propria salute significa migliorare non solo la salute delle donne, ma quella del Paese nel suo complesso», ha affermato.
Le difficoltà riguardano anche il benessere psicologico. Stress, ansia e depressione colpiscono maggiormente la popolazione femminile, che mostra in generale una disponibilità più ampia a chiedere aiuto. Tuttavia, il 15% delle intervistate ha rinunciato a un percorso psicologico per il prezzo elevato. Ha consultato almeno una volta uno psicologo il 55% delle donne con meno di 35 anni, contro il 34% nella fascia 35-59 anni e il 23% tra le ultrasessantenni.
Giulia Giacomucci, neurologa dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze, ha osservato che l’assistenza prolungata ai familiari può aumentare stress e disturbi del sonno, riducendo il tempo destinato alla prevenzione. «Nelle donne i primi segnali di declino cognitivo possono essere più facilmente sottovalutati o attribuiti alla stanchezza, allo stress o ai cambiamenti legati all’età», ha spiegato, richiamando la necessità di riconoscere presto ogni variazione rispetto alle abitudini della persona.
Costi e accesso alle cure
L’84% delle donne e l’82% degli uomini considera la salute una priorità. Nonostante questa consapevolezza, il 32% della popolazione dichiara di avere rinunciato almeno una volta a una visita o a un esame. Tra le donne, la principale barriera è economica: il 41% indica la spesa, rispetto al 30% degli uomini, per i quali pesano soprattutto problemi pratici e organizzativi.
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A incidere sono anche il lavoro di cura, il carico mentale e una minore disponibilità economica legata alla più bassa partecipazione femminile all’occupazione. Inoltre, possiede un’assicurazione sanitaria il 28% delle donne, contro il 40% degli uomini. Caterina Barbieri, oncologa degli Ospedali Riuniti Padova Sud, ha ricordato che ambiente familiare, rete sociale e capacità di orientarsi nei servizi possono modificare concretamente la possibilità di seguire una terapia, anche quando diagnosi e trattamento sono uguali.
La prevenzione, ritenuta importante da oltre sei donne su dieci, resta quindi difficile da praticare con regolarità. Nella fascia 36-59 anni svolge periodicamente controlli ed esami il 54% delle intervistate; la percentuale sale al 66% tra le donne con più di 60 anni. Tra gli accertamenti citati figurano mammografia, effettuata dal 65%, e pap test, eseguito dal 39%.
Il rapporto sulle differenze di genere
I dati provengono dal rapporto «Salute che include. Dalle differenze di genere, nuove prospettive per la salute di tutti», curato da IQVIA e Lilly insieme a UN Women e presentato durante un incontro a Sesto Fiorentino.
L’analisi esamina il modo in cui uomini e donne percepiscono la salute, ma anche la prevenzione, l’accesso alle prestazioni e la continuità dei trattamenti. Le donne dichiarano una maggiore attenzione ai controlli periodici e agli screening, ma gli ostacoli economici e familiari possono impedire loro di trasformare questa attenzione in cure effettive.
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