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Lifestyle 3 min di lettura1 ora fa

Deva Cassel e il fantasma dell’Opéra: un amore oltre la morte

Presentato a Roma, il film di Alexandre Castagnetti trasforma la danza in un ponte tra una giovane ballerina e uno spettro prigioniero del teatro parigino.

Un sentimento capace di attraversare la morte è al centro del nuovo film con Deva Cassel, presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma. In L’amore immortale, l’attrice interpreta una ballerina chiamata a confrontarsi con un mistero antico e con una presenza invisibile che soltanto lei riesce a percepire.

La pellicola di Alexandre Castagnetti rilegge in chiave contemporanea Il fantasma dell’Opera, adottando soprattutto lo sguardo della protagonista femminile. Romanticismo, suspense, elementi soprannaturali, musica e danza si intrecciano in una storia che richiama anche Twilight, La bella e la bestia e La forma dell’acqua.

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La danza apre il varco al fantasma

Anastasia Marescu, il personaggio affidato a Deva Cassel, è cresciuta in Romania insieme al padre e coltiva da sempre il desiderio di diventare una prima ballerina. L’occasione arriva con l’ingresso nel corpo di ballo dell’Opéra di Parigi, impegnato nella preparazione di L’Orpheus, spettacolo legato a una leggenda inquietante.

La vicenda risale al 1875. Prima della rappresentazione, una danzatrice morì in circostanze tragiche e il compositore Ernest Dupré, innamorato di lei, perse la vita tentando di salvarla. Da quel momento il suo spirito è rimasto confinato nel teatro, fino all’arrivo di Anastasia: la giovane è l’unica in grado di vederlo e di stabilire con lui un rapporto.


Un legame nato dal dolore

Tra i due si sviluppa una relazione sempre più intensa. La presenza di Anastasia permette a Dupré di affrontare il ricordo della perdita e, soprattutto, di tornare a esistere attraverso la musica e il palcoscenico. La ragazza potrebbe così diventare l’unica interprete capace di portare a compimento L’Orpheus.

Anche per Anastasia il ballo rappresenta una forma di salvezza. La protagonista ha perso la madre quando aveva nove anni e, ogni volta che danza, sente di poter mantenere vivo il suo ricordo. Nel film l’arte diventa quindi un punto d’incontro tra due persone separate dal tempo, ma accomunate dall’assenza di qualcuno che amavano.


Deva Cassel ha imparato da zero

Per prepararsi al ruolo, Deva Cassel ha dovuto affrontare una disciplina che non aveva mai praticato a livello professionale. «Ero lontana dal mondo della danza, non avevo alcuna preparazione. Sono partita da zero», ha raccontato durante l’incontro alla Festa del Cinema di Roma, spiegando di essersi allenata per tre mesi sulle coreografie con l’aiuto di una controfigura.

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Il lavoro fisico è servito anche a costruire la personalità di Anastasia. La ragazza appare riservata nella vita quotidiana, mentre sul palco riesce a lasciarsi andare e a trovare una libertà che fuori dalla scena non possiede. Cassel ha spiegato che questa esperienza le ha dato una consapevolezza del corpo che prima non aveva.


L’amore oltre la dimensione visibile

Secondo l’attrice, il film affronta il tema dell’arte come strumento per superare la solitudine. «Viviamo in un mondo complesso e credo che l’arte sia un modo per viaggiare con la mente e far sognare il pubblico», ha detto in conferenza stampa, sottolineando il valore dei messaggi che possono rendere le persone più vicine e più umane.

La storia ruota però soprattutto intorno alla capacità di ascoltare se stessi e l’altro. «Un amore che si ascolta può diventare immortale», ha affermato Cassel, che ha raccontato anche di avere vissuto alcune esperienze quasi paranormali. Proprio questa curiosità l’ha spinta ad approfondire il modo in cui Castagnetti avrebbe rappresentato sullo schermo il rapporto tra il mondo reale e quello degli spiriti.


Dal teatro a Twilight

Il regista ha indicato diversi riferimenti per il progetto. Oltre alla leggenda del Fantasma dell’Opera, il film guarda a Twilight per il motivo del sentimento impossibile tra persone appartenenti a dimensioni diverse, mentre La bella e la bestia e La forma dell’acqua contribuiscono al tono fiabesco e malinconico.

«La nostra è una storia d’amore impossibile tra una ragazza e un fantasma», ha spiegato Castagnetti, ricordando che al centro del racconto ci sono anche le paure legate alla giovinezza: il timore di perdere l’altro e quello di compromettere qualcosa che si vorrebbe eterno. In questa prospettiva, la danza non è soltanto una componente spettacolare, ma il linguaggio attraverso cui Anastasia e Dupré riescono finalmente a incontrarsi.

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