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Lifestyle 4 min di lettura4 giorni fa

Dal flop sui social al nuovo inizio: la seconda vita di Callegaro

Dopo il successo televisivo, una lunga formazione, un tumore e il ritorno in Veneto hanno portato lo chef a un progetto che sente finalmente suo.

A 56 anni Stefano Callegaro dice di aver trovato un equilibrio che per molto tempo gli è sfuggito. Il vincitore di MasterChef Italia 2015 oggi vive a Mestre, lavora nella ristorazione e guida una scuola di cucina, dopo aver attraversato la pressione della notorietà, un tentativo fallito sui social e una delicata operazione al cervello.


Il fallimento era lontano dai fornelli

La sua storia è stata raccontata il 26 settembre al Teatro Toniolo di Mestre, durante la quarta edizione locale delle FuckUp Nights. Il format, nato in Messico nel 2012, raccoglie testimonianze di errori, crisi e ripartenze; l’appuntamento è stato realizzato da WowHaus insieme alla Fondazione don Franco de Pieri. Sul palco, oltre a Callegaro, sono intervenuti l’ex cestista Riccardo Pittis e Donatella Ricci, astrofisica, pilota e recordwoman di altitudine.

Lo chef ha scelto di non indicare come propria caduta la controversia esplosa dopo la vittoria televisiva. Le accuse sulla sua presunta esperienza professionale precedente, rilanciate da Striscia la Notizia, non hanno trovato riscontri né nelle verifiche né sul piano giudiziario. Callegaro ha descritto quella vicenda come una violenza e ha spiegato che a colpirlo più duramente fu l’essere stato dipinto come una persona disonesta, in contrasto con i valori di lealtà imparati nel rugby.


La popolarità non bastava

Il vero momento di crisi, secondo il suo racconto, arrivò dopo il programma. La notorietà sembrava offrire un percorso quasi obbligato: aumentare i follower, diventare riconoscibile online e trasformare il volto televisivo in un’attività commerciale. Callegaro provò a seguire quella direzione, anche perché la sua manager gli faceva notare quanto fosse difficile ottenere incarichi senza una forte presenza sui social.

Il modello prevedeva video sponsorizzati, gesti memorabili e un’identità facilmente riconducibile a un personaggio. L’esempio di Nusret Gökçe, conosciuto come Salt Bae, gli mostrava quanto un segno distintivo potesse diventare un business. Tuttavia, quel linguaggio non gli apparteneva: dopo numerosi tentativi di costruire tormentoni e contenuti capaci di restare impressi, Callegaro si sentì inadeguato e arrivò a perdere il sonno. Un episodio durante una registrazione gli chiarì la direzione: il video non aveva convinto, mentre il piatto preparato era stato giudicato ottimo. Da lì maturò la scelta, riassunta nelle parole “Fuori il personaggio, dentro lo chef”.


Tornare apprendista per crescere

Nel 2017 decise di destinare gran parte del premio di MasterChef alla propria preparazione. Per circa due anni lavorò e si formò tra Danimarca, Francia, Inghilterra, Spagna, Giappone e Cina, oltre a passare in alcune importanti realtà italiane. Dopo la televisione e la fama improvvisa, preferì collocarsi all’ultimo livello della brigata, come apprendista, per imparare il mestiere in modo concreto.

Quell’esperienza gli consentì in seguito di assumere incarichi di responsabilità. Fu executive chef per la catena Legami, collegata a Claudio Marchisio, e successivamente chef al Rosso di Sera di Como. In quei ruoli poté applicare tecniche e metodi maturati nelle cucine internazionali, prima che un problema di salute imponesse una nuova pausa.

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La diagnosi che ha cambiato tutto

Gli esami individuarono un meningioma nel lobo frontale. Il ricordo più duro è legato al momento in cui un medico gli comunicò la necessità di un ricovero urgente in neurochirurgia: “Lei ha un tumore in testa”. Gli accertamenti successivi ridimensionarono il pericolo, perché la massa risultava operabile e con buone possibilità di non essere maligna.

Dopo l’intervento, Callegaro recuperò nell’arco di pochi mesi. Per lui non si è trattato soltanto di superare una malattia, ma di ricevere una possibilità ulteriore. Ha lasciato Milano, dove aveva trascorso dodici anni, ed è rientrato in Veneto, anche per stare accanto alla compagna Federica. Il ritorno ha aperto una fase diversa, legata sia alla vita privata sia a un progetto professionale più vicino alla sua identità.


A Mestre la cucina diventa casa

All’inizio dell’estate è nato Vitto, iniziativa gastronomica di cui Callegaro è socio. Il progetto riunisce gastronomia, bistrot, market, bakery, bar e scuola di cucina. La proposta parte dalla tradizione veneta e dai ricordi della nonna Etta, con piatti come sarde in saor, seppie al nero, baccalà alla vicentina e bigoli in salsa reinterpretati attraverso le competenze acquisite negli anni.

Durante il giorno prevale l’aspetto gastronomico, mentre la sera le stesse radici vengono sviluppate in preparazioni più elaborate. Callegaro dirige inoltre i corsi serali destinati agli appassionati: si cucina una serie di piatti e poi si condivide il pasto, senza l’obiettivo di formare nuovi professionisti. È un’attività che gli permette anche di usare il dialetto, un legame con il territorio che considera parte del proprio ritrovato benessere.


Una felicità senza copione

Il percorso dello chef non coincide con una semplice storia di caduta e rinascita. Dopo il successo televisivo è arrivata la difficoltà di trasformarsi in personaggio, poi la decisione di ricominciare dal basso, la malattia e infine il ritorno a un lavoro più autentico. Ogni passaggio ha modificato il precedente, senza seguire una traiettoria lineare.

Oggi Callegaro dice di avere una compagna che ama, di vivere in una città che apprezza e di occuparsi di un progetto professionale adatto a lui. La conclusione del suo racconto è netta: “Sono felice”.

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