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Crans-Montana, il timore per l’anniversario e il caso dell’indennità

Jessica Moretti potrebbe ricevere un sostegno assicurativo per i danni subiti, mentre le famiglie delle vittime attendono ancora risposte e risarcimenti.

Con l’avvicinarsi del primo anniversario della strage, Jessica Moretti avrebbe espresso alla polizia la preoccupazione per una nuova attenzione mediatica e per possibili «atti isolati da parte di parenti delle vittime». I rapporti riferiscono anche di offese ricevute sui social e di giornalisti presenti nei pressi della scuola frequentata dal figlio, senza però segnalare denunce formali.

Moretti è sottoposta all’obbligo di firma e non può lasciare la Svizzera; vive a Lens con i due figli. Il marito Jacques, invece, è detenuto dall’11 agosto in un procedimento separato, nel quale è accusato di avere aggredito la moglie: la custodia è stata estesa almeno fino all’11 novembre.


L’indennità divide le famiglie

A riaccendere la protesta è la possibilità che Moretti ottenga un pagamento assicurativo per le conseguenze fisiche dell’incendio. Fabrizio Ventimiglia, avvocato della famiglia di Sofia Donadio, sopravvissuta al rogo, ha parlato di «paradosso» riferendosi alla richiesta avanzata da una delle principali indagate.

Il legale ha sottolineato che 115 feriti e i parenti delle 41 persone morte aspettano ancora di conoscere la verità, ottenere giustizia e vedere riconosciuti i danni enormi subiti. La posizione di Moretti, proprietaria del locale Le Constellation, è ora al centro di una nuova contestazione da parte dei familiari.


Cosa prevedono le carte assicurative

Nei documenti dell’inchiesta compare una domanda per ricevere un’indennità quotidiana legata alla perdita di guadagno provocata dai problemi di salute conseguenti al rogo. La pratica è stata sottoposta a Zurich, in applicazione delle norme svizzere sugli infortuni professionali.

La compagnia ha chiesto alla procura del Cantone del Vallese se fosse possibile procedere con il versamento e, stando agli atti, ha ricevuto un’autorizzazione preliminare. Spetterà comunque all’assicurazione verificare la situazione e decidere se siano rispettate tutte le condizioni previste dalla legislazione elvetica.

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Gli oggetti diventati ricordi

Nella documentazione investigativa sono raccolte anche le immagini di 1.089 oggetti recuperati dopo l’incendio: effetti personali trovati nel locale, lungo il percorso dei soccorsi e all’ospedale di Sion, trasformato quella notte in un punto d’emergenza per numerosi feriti. Tra questi figurano un rossetto, una giacca, occhiali, una molletta e un piccolo rinoceronte di plastica.

Per gli inquirenti si tratta di materiali da classificare, ma per i parenti possono rappresentare l’ultima traccia concreta di una persona cara. Una madre ha individuato nelle fotografie il rossetto della figlia e ne ha chiesto la riconsegna tramite gli avvocati; un’altra famiglia cerca invece una giacca nera appartenuta a Stiven, fotografata su un divano del locale, per verificare se nelle tasche siano rimasti oggetti o altri indizi.


L’inchiesta non è ancora conclusa

Una parte dei beni è già tornata ai familiari delle vittime e dei sopravvissuti. Per 67 reperti, ritenuti non riconducibili con certezza a un proprietario, gli investigatori hanno invece proposto la distruzione, decisione che ha suscitato ulteriore apprensione tra le famiglie.

Moretti e il marito risultano indagati, insieme ad altre persone, per incendio, lesioni e omicidio colposi. Il procedimento continua: nei prossimi mesi sono previsti ulteriori interrogatori e quello dei coniugi Moretti è fissato per il 2 novembre.

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