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Lifestyle 2 min di lettura1 ora fa

CPR, il dato che smentisce la promessa: rimpatriato solo uno su quattro

Richard Gere critica detenzione ed esternalizzazione delle frontiere mentre un nuovo rapporto evidenzia i risultati limitati dei centri italiani per il rimpatrio

Nel 2025 le persone trasferite nei Centri di permanenza per il rimpatrio sono state 6.835, il dato più alto mai rilevato. Eppure appena il 25,3% di loro è stato effettivamente rimpatriato: un risultato che riaccende il dibattito sull’efficacia del sistema e accompagna il nuovo appello di Richard Gere insieme ad ActionAid.


I numeri mettono in crisi il sistema

Il rapporto “Trattenuti”, realizzato da ActionAid con l’Università degli Studi di Bari, segnala una distanza significativa tra il ricorso alla detenzione amministrativa e gli esiti concreti delle espulsioni. Dei 4.784 rimpatri forzati eseguiti in Italia nel 2025, soltanto 1.732 hanno riguardato persone passate da un CPR; gli altri 3.052 casi hanno coinvolto individui mai entrati in queste strutture.

Il confronto con il 2022 rafforza la contraddizione. In tre anni, le partenze dai CPR sono calate del 45,1%, mentre il numero complessivo dei rimpatri forzati è cresciuto. L’aumento degli ingressi nei centri, quindi, non ha prodotto un incremento proporzionale dei rimpatri.


Gere contesta la linea dell’Italia

Nel filmato diffuso con ActionAid, Richard Gere invita a non descrivere migrazione e controllo delle frontiere come una questione esclusivamente tecnica. «La paura sta sostituendo la compassione», afferma, denunciando il rischio che le persone vengano trattate soltanto come cifre, problemi o minacce.

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L’attore richiama anche l’intesa tra Italia e Albania, che prevede lo spostamento oltre i confini nazionali di alcune attività legate alla gestione dei migranti. A suo giudizio, questo assetto allontana il controllo dalla società e potrebbe anticipare una direzione destinata a influenzare le future politiche europee.


Il nodo resta quello dei diritti

Gere sostiene che la gestione degli arrivi possa avvenire senza condizioni degradanti, senza limitare la possibilità di chiedere protezione e senza considerare i diritti fondamentali un intralcio. Nel suo intervento, la detenzione, la deportazione e il trasferimento delle procedure fuori dall’Europa vengono indicati come strumenti sempre più normalizzati dalle istituzioni.

Il rapporto porta così il confronto oltre il funzionamento dei singoli centri e mette in discussione l’intero modello di gestione delle migrazioni. Diverse organizzazioni non governative hanno criticato le condizioni nei centri in Albania, mentre tribunali italiani hanno fermato più tentativi di trasferimento finalizzati al rimpatrio. Gere conclude con un richiamo alla responsabilità collettiva: «Siamo tutti migranti. Difendiamo la nostra comune umanità finché siamo ancora in tempo».

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