Cosplay, il volto nascosto dei guadagni: dal lavoro normale al milione
Dietro costumi e fiere esiste un mercato molto diverso: pochi raggiungono cifre milionarie, mentre per molti il vero salto arriva dai social e dalle attività collaterali.
Il costume può aprire le porte di una fiera, ma raramente basta da solo a garantire un reddito elevato. Nel mondo del cosplay i guadagni cambiano radicalmente: alcuni professionisti incassano cifre da capogiro, mentre la maggioranza si mantiene con ospitate, sponsorizzazioni, attività digitali e altri lavori creativi.
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Il milione resta un’eccezione
Il caso più noto è quello di Enako, tra le cosplayer più celebri del Giappone. Nel 2023 il suo manager ha riferito che l’artista aveva guadagnato 200 milioni di yen, pari a circa 1,43 milioni di euro. Negli Stati Uniti, inoltre, alcuni nomi affermati arrivano a ottenere diverse centinaia di migliaia di dollari.
Si tratta però di situazioni fuori dalla media. Himorta, pseudonimo di Antonella Arpa e seguita da oltre un milione di persone su Instagram, ha spiegato che il reddito abituale di un cosplayer può assomigliare a quello di un operaio. Secondo la sua esperienza, la vera svolta arriva quando il costume si combina con una comunità online ampia: per lei, infatti, gli introiti provengono soprattutto dalla produzione di contenuti e crescono insieme al numero di persone che la seguono.
La fama nasce soprattutto online
Le piattaforme digitali sono diventate decisive per trasformare una passione in professione. Oltre alle collaborazioni commerciali, i cosplayer possono contare su contenuti riservati agli abbonati, presenze alle manifestazioni, servizi fotografici, trasmissioni in diretta e video pubblicati in rete. In alcuni casi compaiono anche piattaforme per adulti, dove il modello di guadagno segue logiche differenti.
Letizia Cosplay, nome d’arte di Letizia Livornese, ha costruito una presenza significativa su più canali: il suo spazio su YouTube raggiunge 150 mila iscritti, mentre il profilo TikTok sfiora i 400 mila. La sua attività comprende anche il lavoro da modella e la conduzione di programmi televisivi rivolti ai ragazzi.
Tra le figure più seguite ci sono Yuriko Tiger, all’anagrafe Eleonora Guglielmi, che da 15 anni vive e lavora in Giappone, Eugenia Bellomia, conosciuta su Instagram come soryu_geggy_cosplay e seguita da 735 mila persone, e Merisiel Irum, pseudonimo di Marianna Grasso, con 683 mila seguaci. Nel panorama internazionale spicca Jessica Nigri, originaria del New Mexico, che ha raggiunto 3,4 milioni di follower. Anche Giorgia Vecchini, pur avendo smesso di gareggiare in costume, continua a lavorare come ospite, presentatrice, giudice e testimonial.
Una comunità nata dal fai-da-te
In Italia più di un milione di persone partecipa ogni anno agli incontri dedicati al cosplay. Le manifestazioni sono ormai numerose e il successo di Lucca Comics&Games ha contribuito a rendere il fenomeno sempre più visibile. Non è soltanto una sfilata: molti partecipanti trascorrono settimane o mesi a progettare abiti, accessori, trucco e interpretazione del personaggio.
Il termine cosplay deriva dall’unione delle parole inglesi che indicano il costume e l’interpretazione. La formula fu coniata negli anni Ottanta dal giornalista e scrittore giapponese Nobuyuki Takahashi, mentre nello stesso periodo il fenomeno cresceva in Giappone e negli Stati Uniti, anche grazie alle grandi convention dedicate a Star Trek e Star Wars. In Italia si affermò negli anni Novanta, intrecciandosi con i giochi di ruolo.
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Giorgia Vecchini ricorda di aver cominciato nel 1997 proprio a Lucca Comics, quando i partecipanti erano ancora pochissimi e si parlava semplicemente di andare in fiera «in costume». Letizia Livornese ha iniziato nel 2009 insieme al marito Roberto, dopo essersi formata nel ballo, nel canto e nell’animazione. Jasmine Pera, invece, oggi conosciuta come Jasmine Mattiocco, ha trasformato la passione per gli anime e l’abilità ereditata dalle nonne sarte nella realizzazione del suo primo costume di Sailor Moon.
Dai raduni al palcoscenico globale
La dimensione competitiva ha avuto un momento decisivo nel World Cosplay Summit. Nel 2005, a Nagoya, la prima edizione ufficiale fu vinta da Vecchini, che interpretava Silen, l’arpia di Devilman. Poco prima della partenza le ali del costume continuavano a staccarsi; il padre le rinforzò con una struttura in alluminio fissata al busto e ricoperta di piume. L’insieme pesava otto chili sulla testa, ma la soluzione le permise di presentarsi in gara e conquistare il titolo.
Dopo quella vittoria arrivarono l’attenzione dei media italiani e giapponesi, gli inviti in Messico e Brasile e il ritorno in Giappone come ospite d’onore. La sua immagine comparve persino sulle metropolitane. Il percorso mostra quanto un riconoscimento possa ampliare le opportunità, ma anche come il successo dipenda da una combinazione di abilità, visibilità e occasioni difficili da replicare.
L’intelligenza artificiale cambia il gioco
La crescita dei social ha reso il cosplay più accessibile e più spettacolare, ma ha anche alzato il livello delle aspettative. Giorgia Vecchini osserva che filtri e intelligenza artificiale possono rendere meno chiaro il confine tra una persona reale e un’immagine elaborata.
Jasmine Pera ha sottolineato che oggi luci, trucco e post-produzione contribuiscono a creare modelli quasi impossibili da raggiungere, soprattutto per i più giovani. Anche la scelta del personaggio, secondo la cosplayer, non nasce sempre dall’affetto personale, ma può essere influenzata dalla sua resa visiva e dal potenziale di successo online.
Nonostante queste trasformazioni, il cosplay conserva una dimensione collettiva e intergenerazionale. Letizia Livornese racconta che persino suo padre, quasi ottantenne, partecipa insieme alla moglie interpretando i personaggi di Kiss Me Licia. Il messaggio, nelle sue parole, è semplice: se il gioco continua a piacere, non c’è un’età giusta per smettere.
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