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Lifestyle 4 min di lettura14 ott

Garlasco, il Dna riaccende i dubbi: Feltri attacca la sentenza

A Verità Nascoste si torna sulle analisi negative e sul clima teso intorno all’inchiesta, mentre Lovati respinge le accuse sui compensi e Feltri difende Stasi.

Le analisi sul presunto Dna di Chiara Poggi tornano al centro del caso Garlasco. Durante la puntata di Verità Nascoste non è arrivato un nuovo approfondimento su Andrea Sempio, ma sono riemersi i dubbi sulle tracce individuate sul cucchiaino e sui pedali della bicicletta.

A pesare, secondo quanto ricostruito in trasmissione, sono soprattutto due risultati negativi che non sarebbero stati comunicati e approfonditi tempestivamente. Giuseppe Brindisi ha ricordato che il genetista Previderè non avrebbe sostenuto l’esistenza certa del Dna, ma la necessità di ulteriori verifiche.

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Le analisi negative restano senza risposta

Milo Infante ha richiamato le dichiarazioni del capitano Marino, rese davanti al pubblico ministero Civardi. L’ufficiale avrebbe ammesso che le due repliche con esito negativo meritavano ulteriori accertamenti, circostanza definita da Antonio De Rensis un’omissione particolarmente grave.

Nel corso del dibattito è stato citato anche il contrasto tra i risultati ottenuti in momenti diversi. Civardi ha attribuito a Portera il merito di aver riaperto il tema, mentre De Rensis ha ricordato il dubbio espresso da Previderè sulla scelta di ripetere le analisi dopo un primo esito ritenuto chiaro.


L’inchiesta affronta un clima ostile

La trasmissione ha inoltre mostrato una nota dei carabinieri del Nucleo investigativo di via Moscova, a Milano, relativa a una conversazione intercettata nel maggio 2025. Il contenuto, non diffuso in precedenza perché considerato non decisivo per l’indagine, avrebbe rivelato toni ostili e minacciosi verso gli investigatori impegnati negli accertamenti più recenti.

Secondo la ricostruzione letta in studio, il lavoro degli inquirenti sarebbe stato descritto con espressioni sprezzanti e persino come illecito o guidato da altri. De Rensis ha parlato di un turbamento profondo e ha affermato: «In questa vicenda esiste il male». Giuseppe Brindisi ha poi ricordato altre conversazioni emerse nel procedimento, compresa quella attribuita a Marco Poggi sulla necessità di fermare gli investigatori.

Umberto Brindani ha osservato che una reazione aggressiva può essere comprensibile da parte di chi si trova coinvolto nelle accuse. Più difficile, a suo giudizio, sarebbe invece spiegare l’atteggiamento attribuito alla famiglia Poggi.


Feltri torna a difendere Stasi

Vittorio Feltri, già intervenuto sul caso a Domenica In, ha ribadito la propria critica alla condanna di Alberto Stasi. Il giornalista ha giudicato incoerente la ricostruzione secondo cui il giovane avrebbe interrotto lo studio della tesi per uccidere la fidanzata, salvo poi rientrare e riprendere il lavoro.

«Questa versione rasenta la comicità involontaria. Alberto Stasi è vittima di un branco di imbecilli», ha detto Feltri, descrivendo l’ex imputato come una persona ormai schiacciata da un peso che considera ingiusto. A suo avviso, persino il caso di Enzo Tortora non avrebbe raggiunto un livello simile di assurdità.

Sulla possibilità di una revisione del processo, Feltri ha espresso una fiducia molto cauta. Ritiene possibile che si arrivi a un nuovo esame, ma dubita che la magistratura disponga della necessaria disponibilità a rimettere in discussione una decisione precedente.

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L’avvocato Antonio De Rensis ha aggiunto che Stasi lo avrebbe colpito per il rispetto mostrato verso gli altri. Per il legale, l’ex condannato deve prima chiudere la fase giudiziaria ancora dolorosa per poter ricominciare un percorso personale.


Lovati respinge le accuse sui compensi

Un’intervista registrata dalla giornalista Arianna Giunti ha riportato l’attenzione su Massimo Lovati, già difensore di Andrea Sempio. Il legale ha respinto ogni sospetto sui pagamenti ricevuti dagli ex collaboratori Federico Soldani e Simone Grassi nell’ambito della precedente inchiesta del 2017.

Lovati ha sostenuto di non aver mai domandato denaro e ha definito confusa e priva di basi solide l’ipotesi di una presunta corruzione collegata all’indagine. Ha anche riferito che gli sarebbe stato comunicato l’arrivo di un acconto per Sempio e la possibilità di ricevere una quota, ma ha negato di aver incassato somme.

Quando gli è stato ricordato che Soldani e Grassi avrebbero parlato di 15.000 euro ciascuno, l’avvocato ha ricondotto il proprio rapporto con i due professionisti alla collaborazione di studio. Soldani era stato suo praticante, mentre Grassi, abilitato in Spagna, avrebbe lavorato con il suo supporto.

Lovati ha inoltre riconosciuto il contributo di Soldani nella preparazione materiale del fascicolo, spiegando di non essere particolarmente abile nell’impaginazione. Il suo commento è stato: «Io non ho mai chiesto neanche un soldo».


La perquisizione dell’auto divide i legali

Nel collegamento con lo studio della trasmissione, l’avvocato Collivignarelli ha confermato di aver visto gli investigatori controllare più volte la vettura di Alberto Stasi il giorno dell’omicidio. Secondo il suo racconto, gli agenti sarebbero entrati e usciti ripetutamente dall’auto, sollevando e riposizionando i tappetini.

Valter Biscotti ha collegato quel passaggio all’assenza di sangue sui tappetini e sotto le scarpe di Stasi, ricordando che le sentenze hanno escluso l’ingresso del giovane nella casa di Chiara Poggi. De Rensis ha però evitato di sviluppare il confronto, criticando il tono e il modo con cui il collega affronta procedimenti seguiti da altri avvocati.

Biscotti ha replicato sostenendo di non essere stato toccato dalle osservazioni del collega. Il confronto ha così aggiunto un nuovo elemento di tensione a una puntata nella quale sono tornati temi già discussi: la perquisizione dell’auto, le contestazioni alle nuove indagini e gli esiti delle analisi genetiche.

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