Cornell replica a Florence Pugh: «Sanzioni, non impunità
L’attrice ha accusato scuole e università di proteggere gli uomini dopo la denuncia di una studentessa, mentre l’ateneo contesta la ricostruzione dei provvedimenti.
Cornell University nega che nel caso denunciato da una ex studentessa le conseguenze disciplinari siano state soltanto simboliche. L’ateneo sostiene che il procedimento abbia portato a espulsioni e sospensioni e respinge l’idea di una risposta ridotta a semplici elaborati scritti.
L’ateneo contesta la ricostruzione
Secondo un portavoce, l’indagine interna si è protratta per mesi e ha coinvolto un collegio composto da docenti e membri del personale. Le parti sarebbero state ascoltate durante più udienze, al termine delle quali sono stati adottati provvedimenti diversi, comprese l’espulsione e la sospensione.
Cornell considera quindi fuorviante parlare di «conseguenze minime» e avverte che una simile rappresentazione potrebbe aumentare il senso di insicurezza delle persone sopravvissute alla violenza. La confraternita Chi Phi, inoltre, è stata chiusa nel 2024 e non può essere riaperta all’interno del campus.
Il post scompare da Instagram
La presa di posizione di Florence Pugh ha avuto anche un seguito sulla piattaforma. Poco dopo aver pubblicato il messaggio, l’attrice ha riferito che il contenuto non risultava più visibile né a lei né ad alcuni dei suoi seguaci, domandando: «Vengo censurata perché parlo di stupro?».
Pugh ha poi parlato di una rimozione non completa e ha tentato di caricare nuovamente il testo. A suo giudizio, Instagram ne avrebbe comunque ridotto la diffusione; le testate britanniche che hanno raccontato l’episodio hanno chiesto a Meta di chiarire l’accaduto.
La rabbia di Florence Pugh
Nel suo intervento, l’attrice britannica ha descritto il proprio stato d’animo come una combinazione di disagio, dolore e ansia. Il passaggio centrale del messaggio era rivolto agli uomini, chiamati a prendere posizione e a contribuire al cambiamento di quella tolleranza che, secondo Pugh, consente a certi comportamenti di ripetersi.
La candidata all’Oscar per Piccole donne ha contestato anche il silenzio di quanti invocano l’argomento secondo cui non tutti gli uomini sarebbero responsabili. Ha sostenuto che, davanti a episodi di questo tipo, l’assenza di reazioni renda difficile credere a quella distinzione.
L’attrice ha rivolto parole particolarmente dure a chi fosse stato informato in anticipo di ciò che stava per accadere e non fosse intervenuto. Nella sua ricostruzione, chi sapeva o aveva sentito parlare dei fatti avrebbe una responsabilità molto grave, paragonabile a quella di chi li avrebbe organizzati.
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Nel mirino ci sono le istituzioni
Il bersaglio principale del testo, tuttavia, erano le scuole e le università accusate di tutelare la reputazione degli studenti maschi per paura di comprometterne il futuro. Pugh ha sostenuto che questo meccanismo finisca per lasciare le ragazze sole a convivere con le conseguenze e con il peso di non essere credute.
La denuncia dell’attrice si è allargata al sistema educativo internazionale. A suo avviso, gli istituti continuano a formare uomini convinti di poter provocare danni profondi senza doverne rispondere, mentre la parità resta irraggiungibile finché il corpo e la sicurezza delle donne non vengono rispettati.
La denuncia presentata negli Stati Uniti
Al centro della vicenda c’è una causa depositata da una ex studentessa di Cornell, indicata negli atti con il nome fittizio Jane Doe per tutelarne l’identità. La donna aveva 20 anni quando, secondo quanto riportato nella denuncia, nell’ottobre 2024 sarebbe stata aggredita sessualmente all’interno della confraternita Chi Phi.
La ricostruzione contenuta nell’atto giudiziario sostiene che la studentessa fosse stata fatta bere e che le fossero state somministrate sostanze stupefacenti prima delle violenze. Dopo l’episodio avrebbe lasciato l’università.
La causa coinvolge sette membri della confraternita e anche Cornell, ritenuta responsabile di non aver garantito adeguata protezione. Il legale della donna ha riferito che il procedimento disciplinare interno si sarebbe concluso con due espulsioni, mentre per altri studenti sarebbero arrivate sospensioni temporanee, laboratori e compiti scritti.
Nessuno degli accusati, secondo la stessa ricostruzione, sarebbe stato arrestato. È proprio la distanza tra le conseguenze contestate dalla denuncia e la gravità dei fatti riferiti ad avere alimentato la reazione di Florence Pugh.
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