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Lifestyle 3 min di lettura1 ora fa

Colombia, BRAVE sostiene le donne con microimprese e credito

A Santa Marta formazione, finanziamenti e reti comuni aiutano migranti e residenti a creare attività durature

A Santa Marta, il progetto BRAVE sta accompagnando donne vulnerabili verso l’autonomia economica attraverso formazione, accesso al credito e collaborazione. Le partecipanti hanno avviato attività come sartorie, banchi alimentari, servizi di bellezza e negozi di ricami.

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Dal reddito alla fiducia

Per molte beneficiarie, tra migranti venezuelane, colombiane rientrate nel Paese e abitanti delle comunità locali, l’impresa è diventata un modo per sostenere la famiglia e recuperare sicurezza nelle proprie capacità. Il percorso ha coinvolto anche donne segnate da violenza, migrazione o discriminazione.

BRAVE è promosso da CESVI con il sostegno di OTB Foundation. «Fare sviluppo significa dotarle degli strumenti per autodeterminarsi», ha spiegato Ilaria Dallatana, presidente di CESVI, descrivendo il lavoro svolto nei contesti di maggiore fragilità.

Le attività nate dal programma possono essere molto semplici: dalla vendita di frutta e prodotti locali alla preparazione di empanadas, fino alla sartoria, agli articoli ricamati e alle acconciature. L’obiettivo non è soltanto avviare un’attività, ma creare una fonte di entrate capace di durare.


Credito e ostacoli culturali

L’accesso ai finanziamenti rimane uno dei passaggi più difficili. Le partecipanti hanno imparato a amministrare il denaro, a conoscere gli strumenti finanziari e a presentare i propri progetti a banche e finanziatori con maggiore preparazione.

Arianna Alessi, vicepresidente e amministratrice delegata di Only The Brave, ha richiamato anche il peso dei pregiudizi: a parità di proposta, una donna può ricevere meno fiducia sulle competenze economiche e gestionali rispetto a un uomo. La difficoltà non riguarda soltanto la Colombia, ma si presenta anche in Italia.

Nel Caribe colombiano le donne avviano imprese 1,25 volte più degli uomini, ma appena il 3 per cento riesce a renderle stabili. Tra i principali impedimenti figurano gli alti costi dei fattori produttivi, indicati dal 44 per cento, la mancata concessione di prestiti per referenze insufficienti, 34 per cento, gli spazi commerciali ridotti, 38 per cento, e le discriminazioni, 19 per cento.

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La rete nata da BRAVE

Il progetto ha quindi affiancato al sostegno economico la costruzione di rapporti tra le partecipanti. Contatti, clienti, fornitori e competenze vengono condivisi per ridurre la concorrenza su risorse limitate e rafforzare le singole iniziative.

Da questo lavoro è nata MUVA, l’Asociación de Mujeres Valientes, Poderosas y Creadoras, registrata il 24 agosto 2026 con 69 socie fondatrici. L’organizzazione vuole promuovere fiere, accordi con altre realtà e strumenti di aiuto reciproco, compresi fondi comuni e uno scambio organizzato di ore e competenze.

Le aderenti hanno diviso le attività nei comparti alimentazione, bellezza e commercio al dettaglio. Il 2 ottobre hanno organizzato la prima Feria MUVA Emprende, pensata anche per acquisire autonomia nella gestione di eventi commerciali. Il modello potrà essere riproposto in altri territori, adattandolo alle condizioni locali e ai livelli di sicurezza.


La tenuta delle nuove imprese

BRAVE si è sviluppato insieme ad ALMAS, programma che CESVI porta avanti da anni in Colombia. Il sostegno continua dopo l’avvio, verificando la crescita delle attività e la possibilità per le beneficiarie di mantenerle nel tempo.

Nei primi tre anni della sperimentazione, realizzata anche con il contributo della cooperazione italiana, quasi il 90 per cento delle imprese create dalle partecipanti è rimasto operativo. «Non ci limitiamo all’avvio delle attività: seguiamo la loro evoluzione e la capacità delle beneficiarie di mantenerle nel tempo», ha detto Dallatana.

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