Collo e smartphone: i segnali da non ignorare e come prevenirli
Pause, schermi all’altezza degli occhi ed esercizi mirati possono ridurre tensione cervicale, rigidità e mal di testa legati all’uso prolungato della tecnologia.
Un fastidio al collo dopo molte ore davanti a uno schermo non indica necessariamente un problema serio, soprattutto quando compare occasionalmente e coincide con il ritorno alla routine dopo una pausa. In questi casi può essere utile diminuire temporaneamente il tempo trascorso sui dispositivi e correggere le abitudini posturali.
La valutazione medica diventa invece opportuna se il dolore non passa, aumenta d’intensità o rende difficili le attività quotidiane. Un controllo è necessario anche dopo un trauma o quando compaiono formicolii, perdita di sensibilità oppure una riduzione della forza nelle braccia.
Il dolore nasce dalla postura mantenuta
Smartphone, tablet e computer accompagnano ormai studio, lavoro, comunicazione e tempo libero, anche tra i più giovani. Il problema non è la tecnologia in sé, ma il modo in cui viene utilizzata: restare a lungo con il capo proteso verso il basso riduce i movimenti e sottopone la zona cervicale a uno sforzo continuo.
Questa condizione è comunemente indicata come tech neck o text neck. Quando la testa scivola in avanti, il suo peso viene distribuito in modo diverso e i muscoli posteriori del collo devono lavorare di più per mantenerla stabile. Alberto Di Martino, esperto della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia e Professore Associato di Ortopedia e Traumatologia presso l’Università di Bologna e IRCCS Istituto Ortopedico Rizzoli, spiega che l’inclinazione modifica i carichi sulle strutture cervicali.
Schermi e sintomi: cosa può accadere
Se la posizione scorretta si prolunga per oltre tre-quattro ore e si accompagna a sedentarietà e poca attività fisica, possono comparire dolore, rigidità, contratture alle spalle e tensione nella parte superiore della schiena. Sono frequenti anche la stanchezza muscolare e il mal di testa.
Durante la crescita, bambini e adolescenti possono sviluppare anche cifosi, spalle portate in avanti e un’accentuazione della curvatura dorsale. Per questo Pietro Simone Randelli, presidente della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia e ordinario di Ortopedia dell’Università degli Studi di Milano, invita a non demonizzare gli strumenti digitali, ma a usarli «in maniera più consapevole», specialmente con la ripresa di scuola e lavoro.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Piccoli accorgimenti, grande differenza
La posizione dello schermo è uno dei primi aspetti da correggere. Monitor, telefono e tablet dovrebbero trovarsi il più possibile davanti agli occhi, così da evitare che il mento resti inclinato verso il petto per periodi prolungati; al computer, inoltre, è preferibile non mantenere il collo piegato oltre circa 30 gradi.
Anche la durata della permanenza alla scrivania conta. Interrompere regolarmente il lavoro, alzarsi e camminare per qualche minuto aiuta il collo e le spalle, limita gli effetti della sedentarietà e offre sollievo anche alla vista. L’obiettivo è non rimanere immobili nella stessa posizione troppo a lungo.
Esercizi e movimento aiutano
Tra le attività eseguibili anche in ufficio c’è l’allungamento del trapezio superiore. Si inclina lentamente la testa verso una spalla, avvicinando l’orecchio, quindi si può appoggiare con delicatezza la mano sul capo per aumentare appena la tensione; dopo una breve tenuta, si torna al centro e si ripete dall’altro lato.
Un altro esercizio è la retrazione cervicale contro resistenza: consiste nel portare dolcemente la testa all’indietro, come per formare un doppio mento, senza forzare il movimento. La pratica regolare di attività fisica contribuisce inoltre a rendere più tollerabili i carichi quotidiani su collo, schiena e spalle e sostiene il benessere dell’apparato muscolo-scheletrico.
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