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Cibo oltre la data? Le 5 verifiche che evitano sprechi e rischi

Il 36% degli italiani confonde le due principali indicazioni sulle confezioni: l’Istituto superiore di sanità spiega come valutare un alimento prima di eliminarlo.

Capire se un alimento sia ancora consumabile non significa fermarsi alla data stampata sulla confezione. Una distinzione apparentemente minima tra due diciture può cambiare completamente la decisione: in un caso il prodotto va eliminato, nell’altro può essere ancora utilizzabile, pur avendo perso parte delle sue qualità.


La dicitura stabilisce il rischio

L’espressione «da consumarsi entro» riguarda cibi facilmente deteriorabili sotto il profilo microbiologico. È una scadenza legata alla sicurezza: superato quel giorno, l’alimento non deve essere mangiato, anche quando aspetto e odore non sembrano segnalare problemi.

Diverso è il significato di «da consumarsi preferibilmente entro». Si tratta del termine minimo di conservazione, oltre il quale il prodotto potrebbe risultare meno fragrante, cambiare consistenza, aroma o colore. Secondo l’Istituto superiore di sanità, però, il superamento di questa indicazione non rende automaticamente il cibo pericoloso.

Il 36 per cento degli italiani, secondo i dati richiamati dall’Iss, non distingue con chiarezza le due formule. Per questo l’istituto ha dedicato alla corretta lettura delle etichette la campagna collegata alla Giornata internazionale della consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari, che si celebra il 29 settembre.


Le cinque verifiche prima di buttare

La prima domanda riguarda proprio la frase riportata sulla confezione. Poi bisogna considerare il modo in cui il prodotto è stato conservato: temperatura del frigorifero, ambiente più o meno fresco e asciutto e rispetto delle istruzioni del produttore possono incidere sulla sua durata.

Anche l’integrità dell’imballaggio è determinante. Rigonfiamenti, rotture o altri cambiamenti anomali devono invitare alla prudenza. Occorre inoltre verificare se la confezione sia già stata aperta, perché da quel momento possono valere tempi diversi, indicati di norma dal produttore.

L’ultimo accorgimento riguarda l’organizzazione della dispensa e del frigorifero: è utile consumare per primi gli alimenti con la data più vicina. Nessuna di queste valutazioni, tuttavia, autorizza a mangiare un prodotto che abbia superato il termine «da consumarsi entro»: in quel caso la raccomandazione resta quella di scartarlo.

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Frutta e pane guidano gli sprechi

La posta in gioco non è soltanto domestica. La Commissione europea stima che circa il 10 per cento degli alimenti sprecati ogni anno nell’Unione europea dipenda dal modo in cui le date vengono indicate, comprese e applicate dai consumatori.

I dati dell’Osservatorio Waste Watcher International, raccolti per la campagna Spreco Zero insieme all’Università di Bologna e a Ipsos, mostrano comunque un miglioramento. A luglio, su un campione di duemila persone, lo spreco nelle case italiane è sceso per la prima volta sotto i 500 grammi a persona ogni settimana, con una diminuzione dell’11 per cento rispetto all’anno precedente.

Nel bidone finiscono soprattutto frutta fresca, pane e verdura. Tra le ragioni più frequenti compaiono il rapido deterioramento dei prodotti freschi e gli alimenti lasciati per troppo tempo in frigorifero o in dispensa.


A scuola si impara a non sprecare

La presenza di figli sembra favorire una gestione più attenta: le famiglie con bambini sprecano il 19 per cento in meno rispetto alla media. Tra le spiegazioni indicate c’è la maggiore regolarità dei pasti, che aiuta a programmare meglio gli acquisti e i consumi.

Un esempio arriva dal progetto Maestra Natura, promosso dall’Istituto superiore di sanità e dal ministero della Salute nelle scuole. L’iniziativa accompagna gli studenti dalla coltivazione nell’orto alla preparazione di un menù settimanale e, venerdì scorso, ha premiato a Roma le classi vincitrici.

Il concorso aveva come tema «Sostenibilità in azione: piccoli gesti, grandi cambiamenti». Nella categoria delle scuole medie ha prevalso la seconda E dell’istituto comprensivo Corradini-Pomilio di Avezzano, in Abruzzo, grazie a un’applicazione contro lo spreco alimentare chiamata Gnam.

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