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Lifestyle 1 min di lettura15 min fa

Cibo a terra, umidità e superficie contano più dei secondi

Uno studio della Rutgers University ha testato quattro alimenti su quattro pavimenti, misurando il contatto da 1 a 300 secondi.

Il cibo raccolto rapidamente da terra non è automaticamente al riparo dai germi.

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Il tempo non è l’unico fattore

La durata del contatto incide sul possibile trasferimento dei microrganismi, ma non basta da sola a stabilire se un alimento sia sicuro. Anche il materiale del pavimento e il contenuto d’acqua del cibo modificano il risultato.

L’anguria ha registrato il livello più alto di contaminazione tra gli alimenti analizzati. La sua maggiore umidità ha favorito il passaggio dei microrganismi anche quando il contatto con la superficie è stato breve.


Come sono state condotte le prove

I test sono stati realizzati dalla Rutgers University, nel New Jersey, per verificare quanto fosse fondata la cosiddetta regola dei 5 secondi. I ricercatori hanno combinato quattro tipi di alimento, quattro superfici e quattro intervalli di permanenza a terra: 1, 5, 30 e 300 secondi.

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Le superfici comprendevano acciaio inossidabile, legno, tappeti e piastrelle di ceramica. Incrociando tutte le variabili sono state ottenute 128 combinazioni, ciascuna sottoposta a 20 ripetizioni, per un totale di 2560 rilevazioni.


Alimenti e pavimenti a confronto

Nel gruppo degli alimenti esaminati c’erano anguria, caramelle gommose, pane e pane spalmato con burro d’arachidi. Il confronto ha permesso di osservare differenze legate soprattutto alla presenza di umidità e alla consistenza dei prodotti.

I tappeti hanno richiesto tempi più lunghi prima di favorire il trasferimento dei microrganismi rispetto a piastrelle e acciaio inossidabile. Il legno, invece, ha prodotto esiti meno uniformi. I risultati indicano quindi che raccogliere rapidamente un alimento riduce soltanto uno dei fattori coinvolti e non elimina il possibile rischio di contaminazione.

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