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Lifestyle 3 min di lettura21 ott

Chi indossava quel vestito? Il mistero della seta riemersa a Texel

Un abito del Seicento, recuperato da un relitto nei Paesi Bassi, è arrivato fino a noi quasi intatto: la sua proprietaria resta però sconosciuta.

La domanda più affascinante legata a questo reperto non riguarda soltanto la sua eccezionale conservazione, ma anche la donna che potrebbe averlo posseduto. Il vestito, oggi custodito al Museum Kaap Skil, è rimasto sepolto per quasi quattro secoli sotto i sedimenti del Mare dei Wadden, all’interno di un relitto affondato vicino a Texel.

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La seta riemersa dal relitto

La scoperta risale all’estate del 2014, quando il movimento della sabbia rese nuovamente accessibile una parte del relitto situato nel Burgzand. Durante le immersioni furono recuperate casse danneggiate con tessuti, oggetti d’argento e altri beni di valore.

Il sito è conosciuto come relitto Palmwood, nome legato al carico di legno di bosso trasportato dalla nave e destinato anche alla produzione di arredi raffinati. Gli elementi raccolti fanno pensare a un mercantile olandese. Oltre a documentare i traffici dell’epoca, il contenuto ha restituito diversi capi d’abbigliamento: calze di seta, un caftano, un corpetto e accessori personali. Le misure differenti indicano che il guardaroba potrebbe essere appartenuto a più persone.


Un abito elegante, ma non da corte

Il capo principale è confezionato in raso di seta con motivi floreali ottenuti durante la tessitura. Il corpetto è collegato a una gonna larga e pieghettata, aperta nella parte anteriore; sotto di essa, secondo gli studiosi, venivano probabilmente indossate una o più sottogonne. La foggia corrisponde alla moda dell’Europa nordoccidentale tra il 1620 e il 1630.

I colori visibili oggi, tra crema, rosso attenuato e bruno, non permettono di ricostruire con certezza l’aspetto originario. I pigmenti possono essersi modificati nel tempo oppure essersi alterati a contatto con gli altri tessuti presenti nella cassa. È possibile che l’abito fosse inizialmente di una sola tonalità.

La seta e la qualità della lavorazione suggeriscono una proprietaria appartenente a un ambiente molto agiato. Il museo ritiene tuttavia che il vestito fosse pensato soprattutto per l’uso quotidiano all’interno di quel ceto, non per le cerimonie più solenni della corte, dove erano comuni ricami più ricchi e una presenza maggiore di oro e argento.


Il mistero della proprietaria

Per un periodo il vestito è stato attribuito alla contessa scozzese Jean Ker, ma il Museum Kaap Skil ha in seguito escluso questa identificazione. Il nome della donna che lo possedeva resta quindi sconosciuto, anche se l’ipotesi di un collegamento con la corte inglese non è stata abbandonata.

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Uno studio apparso nel 2025 ha messo a confronto documenti sul naufragio, avvenuto nei pressi di Texel nel febbraio 1643, di una nave con i bagagli della corte britannica e le notizie relative alla perdita di un mercantile durante la stessa tempesta. Si tratta però soltanto di una possibile pista: per dimostrare un rapporto tra i reperti e l’entourage di Enrichetta Maria servono nuove conferme, sia negli archivi sia attraverso l’archeologia.


Il secondo abito alimenta i dubbi

Nel relitto è stato trovato anche un altro vestito, distinto da quello floreale e decorato con elementi d’argento. Il capo è arrivato in condizioni peggiori, doveva essere di colore chiaro, forse bianco o crema, e presentava piccoli dischi metallici insieme a motivi riconducibili ai nodi d’amore.

Questi dettagli hanno fatto pensare a un possibile abito nuziale. Il museo, però, mantiene prudenza: lo stesso modello avrebbe potuto essere utilizzato per un fidanzamento o per un’altra cerimonia di rilievo. Non esistono prove che una donna lo abbia indossato proprio il giorno delle nozze.


Perché la seta è sopravvissuta

La conservazione quasi integrale del primo abito rappresenta un’eccezione. Il fango e gli strati di sedimento hanno isolato il relitto, rallentando il deterioramento dei materiali organici e proteggendo il tessuto dall’ambiente circostante.

Di norma, dagli scavi di navi affondate emergono soltanto brandelli di stoffa. In questo caso, invece, sono rimasti riconoscibili il corpetto, la gonna e le maniche, offrendo una testimonianza rara sulla moda e sulla vita delle persone benestanti del Seicento.

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