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Lifestyle 3 min di lettura58 min fa

Chanel, il congedo in uno scatolone: la verità di Virginie Viard

Nel libro pubblicato il 30 settembre 2026, l’ex direttrice creativa ripercorre l’addio alla maison, il rapporto con Lagerfeld e i retroscena di una carriera lunga oltre trent’anni.

Il capitolo più sorprendente della carriera di Virginie Viard non si è chiuso con una passerella, ma con un pranzo e alcuni scatoloni consegnati a casa. Nel volume «Uno sguardo. Una vita da Chanel», pubblicato il 30 settembre 2026, la stilista ricostruisce il suo lungo percorso nella maison e racconta anche gli aspetti meno celebrati di un ambiente segnato da gerarchie, pressioni e rapporti di potere.

Viard è entrata da Chanel nel 1987, ha lavorato per oltre trent’anni accanto a Karl Lagerfeld e nel 2019 ne ha raccolto l’eredità creativa. La conclusione del rapporto con la casa di moda, arrivata nel 2024, viene presentata nel libro attraverso episodi personali, ricordi professionali e una riflessione sul modo in cui la storia della maison tende a concentrarsi sui nomi più celebri.

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L’addio deciso a tavola

Il 5 giugno 2024 Alain Wertheimer, tra i proprietari di Chanel, avrebbe invitato Viard a pranzo. Secondo il racconto della stilista, la comunicazione sulla fine della collaborazione sarebbe arrivata soltanto al momento del dessert. Dopo la firma di alcuni documenti e i saluti ai colleghi, la vicenda si sarebbe chiusa ancora più rapidamente.

Il giorno seguente, infatti, gli effetti personali della direttrice creativa sarebbero stati recapitati nella sua abitazione dentro alcuni scatoloni. Un finale inatteso per una professionista che aveva affiancato Lagerfeld per decenni e che, dopo la morte dello stilista, era stata scelta per proseguire il percorso creativo della maison.


Il destino iniziato a Monaco

L’ingresso di Viard nel mondo Chanel risale al 1987 e, stando alle sue memorie, fu favorito da una conoscenza legata alla famiglia reale monegasca. A segnalare il suo nome a Lagerfeld sarebbe stato il colonnello Lamblin, amico dei genitori della stilista e già aiutante di campo del principe Ranieri III.

L’occasione sarebbe stata il battesimo di Charlotte Casiraghi, figlia di Carolina di Monaco. Da quel contatto prese forma una collaborazione destinata a durare più di tre decenni, fino alla promozione di Viard alla guida artistica di Chanel nel 2019.


Lagerfeld tra rigore e sorprese

Nel libro, Lagerfeld appare come una figura piena di contrasti. Viard ricorda le sue assenze improvvise: il designer poteva annunciare un allontanamento di pochi minuti durante una cena e lasciare invece i collaboratori ad aspettare per ore. Durante il periodo in cui perse oltre quaranta chili, inoltre, affidò alla sua assistente il compito di preparargli ogni giorno le porzioni di proteine.

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Accanto alle richieste insolite c’erano gesti di grande generosità. Automobili, fotografie e bottiglie di vino pregiato rientravano tra i regali destinati ai collaboratori. Non mancavano però anche le dimenticanze: Viard racconta che, dopo la morte della madre, Lagerfeld non le fece arrivare né fiori né un messaggio di cordoglio.


La collezione che pesa ancora

Tra i passaggi più autocritici del volume c’è il riferimento alla collezione Crociera 2024-2025, presentata a Marsiglia nel maggio 2024. Viard considera quella sfilata una delle prove meno convincenti del periodo trascorso alla direzione creativa, anche se non la indica come spiegazione certa della sua uscita dalla maison, avvenuta appena un mese dopo.

La stilista collega quell’esperienza alla difficoltà di subentrare a una personalità come Lagerfeld e al peso delle aspettative che accompagnano chi deve raccoglierne l’eredità. A colpirla, in seguito, sarebbe stata anche l’assenza del suo nome in una ricostruzione della storia di Chanel: un dettaglio che le ha dato la sensazione di essere già stata rimossa dal racconto ufficiale.


La squadra oltre la firma

Uno dei temi centrali del libro riguarda il lavoro invisibile che rende possibile ogni collezione. Sarte, responsabili dei laboratori, artigiani, custodi degli archivi e numerosi collaboratori contribuiscono alla costruzione dei capi, anche quando l’attenzione del pubblico si concentra soltanto sul direttore creativo.

Per Viard, il successo di Chanel non può quindi essere attribuito a una singola persona. Dietro la firma più riconoscibile esiste una struttura articolata, fatta di competenze e procedure che permettono alla maison di mantenere la propria identità anche nei passaggi più delicati.

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