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Lifestyle 4 min di lettura1 ora fa

Casa in Spagna, il caso Maricarmen riaccende la piazza: cosa accade ora

L’espulsione di un’87enne ha riportato il tema degli sfratti al centro del dibattito, mentre a Madrid cresce una mobilitazione che richiama il 15-M

La crisi abitativa spagnola mette il governo davanti a un margine d’azione ridotto. Le competenze principali appartengono infatti ad altre amministrazioni e, nel frattempo, il Paese continua a considerare la proprietà immobiliare come la forma più importante di risparmio e di trasmissione della ricchezza familiare.


La casa resta il nodo irrisolto

Nel corso dei decenni, gran parte degli alloggi pubblici realizzati in Spagna è stata ceduta a privati. Le politiche hanno inoltre favorito il possesso dell’abitazione più dell’affitto, rendendo ancora più difficile costruire una risposta pubblica efficace per chi non riesce a sostenere i costi di una casa.

Il problema non riguarda soltanto chi rischia di perdere il proprio alloggio. Dopo otto anni al potere, Pedro Sánchez sta pagando un prezzo politico proprio tra i giovani istruiti provenienti dalle classi medie, per i quali l’acquisto di una casa appare sempre più irraggiungibile.


Una protesta che può cambiare il clima

La mobilitazione potrebbe non ribaltare gli equilibri indicati dai sondaggi, che prospettano un cambio alla guida del Paese. Potrebbe però contenere l’avanzata dell’estrema destra e creare spazio per una nuova proposta progressista, con l’effetto di rendere più bilanciato il prossimo Parlamento.

A Madrid la questione abitativa ha spostato l’attenzione pubblica, finora concentrata soprattutto su Ceuta e sul legame tra immigrazione e sicurezza. In Spagna la protesta collettiva ha spesso rappresentato un sistema di allarme sociale; in Francia le tensioni sfociano più facilmente in scontri, mentre in Italia il malcontento verso il sistema politico ed economico ha alimentato il Movimento 5 Stelle.


Maricarmen è diventata il simbolo

La vicenda che ha fatto esplodere la rabbia riguarda Maricarmen, 87 anni, costretta a lasciare l’abitazione in cui aveva trascorso la vita. Il 23 settembre, intorno alle 13, la donna è stata portata fuori dall’edificio su una barella; da quel momento si trova ricoverata in ospedale.

Il suo sfratto ha assunto un peso particolare anche per il modo in cui l’immagine di un’anziana in sedia a rotelle veniva allontanata da casa. Il caso si inserisce in una situazione più ampia: in Spagna si contano 45 sfratti ogni giorno. Altre storie, come quella di Teresa, malata di cancro e costretta a dormire per strada a Malaga, o quella di Olga Matute, 54 anni, divorziata e madre di due figlie, morta suicida a Barcellona, mostrano la dimensione della crisi. A Vitoria, inoltre, una coppia con due figli di otto e dieci anni ha perso l’alloggio.

L’immobile era stato acquistato da Urbagestión quasi otto anni prima per 240.000 euro. Il prezzo più basso dipendeva dalla presenza di Maricarmen, titolare di un vecchio contratto di locazione difficile da modificare. Dopo tre tentativi falliti, il quarto sfratto è stato eseguito nonostante la presenza di centinaia di persone mobilitate dal Sindicato de Inquilinas. La società non ha accettato accordi né mediazioni, contando sul fatto che la vicenda non avrebbe prodotto conseguenze.

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Sol ha ritrovato le tende

Il 26 settembre, una manifestazione convocata dal sindacato madrileno è arrivata a Puerta del Sol. Nella piazza è nato un accampamento che richiama quello del 2011, quando migliaia di persone occuparono numerosi spazi pubblici spagnoli per denunciare il costo delle abitazioni, la precarietà del lavoro e l’assenza di rappresentanza politica.

Le tende hanno resistito alla pioggia del lunedì pomeriggio grazie a coperture di fortuna. La vita del campo è organizzata tra assemblee, iniziative, distribuzione del cibo, pulizia degli spazi e momenti di yoga o stretching per chi ha passato la notte sul selciato.

Turisti e curiosi percorrono i corridoi formati dai teli di plastica. Alcuni portano rifornimenti, altri contestano i manifestanti e li accusano di non voler lavorare. Una persona intervistata ha replicato: «Qui ci giochiamo tutto». La frase riassume la priorità rivendicata dall’accampamento: difendere la possibilità stessa di avere un tetto.


Dal 15-M alla nuova sfida

Quindici anni fa, il movimento del 15-M aveva raccolto lo spirito delle primavere arabe e delle mobilitazioni di Occupy attorno all’idea che la maggioranza della società fosse esclusa dalle decisioni. Oggi molte delle altre questioni di allora sembrano essere state considerate inevitabili, mentre il diritto alla casa resta il terreno più concreto dello scontro.

Nel 2011, dopo i tagli alla spesa sociale e la crisi seguita allo scoppio della bolla immobiliare, la tensione avrebbe potuto trasformarsi in un conflitto più duro. Invece la protesta denunciò la rottura del patto sociale e chiese più democrazia, cercando di trasformare l’indignazione in proposte e confronto anziché in violenza.

Quella stagione aprì un nuovo ciclo politico, favorendo la nascita di due partiti, uno a sinistra e uno a destra, e indebolendo il sistema bipartitico che aveva governato per decenni. Anche l’ascesa di Pedro Sánchez nel PSOE, dalle primarie vinte quando il partito era all’opposizione fino alla conquista del governo, va letta alla luce dell’influenza esercitata dal 15-M sulla società spagnola.

Le società hanno bisogno di figure capaci di indicare un futuro quando prevalgono scoraggiamento e cinismo. Per raccontare le ingiustizie, però, non bastano i dati: servono storie in grado di suscitare emozioni. Charles Dickens lo aveva intuito nel 1843, quando trasformò la denuncia delle condizioni sociali e abitative dell’industrializzazione nella vicenda di Scrooge e del piccolo Tim in Canto di Natale. In Spagna, oggi, quella funzione è stata assunta dalla storia di Maricarmen.

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