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Lifestyle 4 min di lettura12 ott

Cani in spa e profumi: dove finisce la cura e inizia l’ossessione

Massaggi, fragranze e trattamenti per il mantello conquistano i proprietari, ma i veterinari invitano a distinguere la prevenzione dall’estetica imposta all’animale.

La regola dovrebbe essere semplice: ogni trattamento va valutato in base al beneficio reale per il cane o il gatto, non al gusto estetico di chi se ne prende cura. Creme protettive, prodotti lenitivi e filtri solari possono avere una funzione precisa; profumi e lavaggi ripetuti, invece, rischiano di trasformare una necessità in un’abitudine dannosa.

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Le spa trasformano la toelettatura

Accanto alla normale toelettatura stanno comparendo servizi sempre più articolati. Nei centri specializzati si trovano percorsi che possono includere massaggi, vasche idromassaggio, trattamenti per il pelo, interventi sulle zampe e attività dedicate al benessere, soprattutto nelle grandi città italiane.

Il modello arriva in parte dagli Stati Uniti e presenta il bagno come un’esperienza completa: la spazzola diventa un trattamento, l’asciugatura richiama quella dei saloni per persone e l’animale viene seguito come un cliente. Resta però la domanda fondamentale: queste attenzioni rispondono davvero a un suo bisogno?


Il veterinario frena la corsa estetica

Secondo Luca Giansanti, medico-chirurgo veterinario e divulgatore scientifico Rai, l’esplosione delle cure dedicate agli animali è legata anche alla crescente ossessione sociale per l’immagine. «L'eccessiva mania delle cure animali deriva dalla società di oggi, parimenti ossessionata dall'aspetto», osserva l’esperto, mettendo in guardia dal trasferimento sui pet di desideri che appartengono ai proprietari.

L’igiene, inoltre, non deve diventare una forma di controllo continuo. La pulizia insistente delle zampe può alterare il microbiota cutaneo e, attraverso variazioni di umidità o l’uso frequente di salviette e altri prodotti, favorire problemi dermatologici. Giansanti ricorda anche che l’odore naturale ha un ruolo importante nella vita del cane: serve a orientarsi e a raccogliere informazioni sull’ambiente.


Quando il prodotto serve davvero

Non tutte le soluzioni per la cura domestica sono da evitare. Una crema destinata ai cuscinetti, una protezione solare per il tartufo o per i padiglioni auricolari e altri prodotti specifici possono rientrare nella prevenzione o nel trattamento di un problema concreto.

Diverso è il caso delle fragranze e degli shampoo profumati usati solo per ottenere un risultato gradito agli esseri umani. Il veterinario consiglia, quando il lavaggio è necessario, di scegliere formule prive di alcol e profumi, adatte alla pelle dell’animale e sottoposte a controlli. Altrettanto importante è risciacquare con cura e asciugare completamente il mantello, perché l’umidità può favorire la proliferazione di lieviti e batteri.

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Un mercato costruito sullo stile di vita

La crescita del settore si lega alla trasformazione del rapporto tra giovani proprietari e animali domestici. Secondo lo State of Pets 2026 di The Harris Poll, nel 2026 quattro persone su dieci dichiarano di preferire un animale a un figlio, mentre il 55% di Millennial e Gen Z ha valutato l’ipotesi di organizzare la propria vita attorno a un pet invece che a un bambino.

Il rapporto 2026 sulla pet-parenthood generazionale di Rover indica inoltre che il 66% della Gen Z considera il proprio animale un figlio a tutti gli effetti. Da qui nasce una nuova figura di proprietario, più attento agli ingredienti, alla confezione, al design e alla coerenza tra i consumi dell’animale e il proprio stile di vita.


Dallo shampoo alla linea completa

Il cambiamento si vede anche sugli scaffali. Alle formule per lavare il mantello si aggiungono balsami, prodotti senza risciacquo, spray deodoranti, detergenti senz’acqua, trattamenti per i cuscinetti e fragranze pensate appositamente per i cani.

Tra gli esempi c’è Fur Bébé, proposta per animali di Ouai, marchio per la cura dei capelli fondato dalla parrucchiera delle celebrità Jen Atkin. Jo Malone London ha collaborato con WildWash a un detergente per cani con arancia e legno di cedro, mentre Rituals ha sviluppato una collezione Dog Care con balsamo per le zampe e profumo senza alcol. Jo Malone London ha anche presentato uno shampoo agli agrumi e all’aloe vera, concepito per rispettare il pH e l’odore naturale del cane.


Un fenomeno destinato a crescere

Il comparto della cura estetica per animali potrebbe raggiungere 904 milioni di dollari nel 2033, secondo una ricerca di Grand View Research. La cifra riflette l’incontro tra una relazione sempre più simile a quella genitoriale e abitudini di consumo già consolidate nel settore della cosmetica umana.

Anche la moda contribuisce a rendere visibile questa tendenza. Alla New York Fashion Week 2026, il Samoyed Tilly ha chiuso la sfilata Primavera-estate 2027 di Tommy Hilfiger dopo un bagno alla lavanda e un trattamento per il viso. Il cane, però, non è un accessorio: la sua cura dovrebbe restare legata alle esigenze fisiologiche e comportamentali della specie, non alla ricerca di un’immagine perfetta.

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