Camini e pellet, il conto dello smog: dove scattano i divieti nel 2026
Con l’avvicinarsi della stagione fredda, camini e stufe tornano a essere utilizzati con maggiore frequenza.
Con l’avvicinarsi della stagione fredda, camini e stufe tornano a essere utilizzati con maggiore frequenza. Ma dalla metà di ottobre la loro accensione è soggetta a verifiche più rigide: non esiste un divieto unico valido in tutta Italia, mentre Regioni e Comuni applicano restrizioni diverse per contenere le polveri sottili nei centri abitati.
Il problema riguarda soprattutto gli apparecchi vecchi e poco efficienti. La combustione di legna e pellet può infatti liberare particolato e altre sostanze dannose, con effetti più evidenti nelle aree dove l’aria tende a ristagnare, come accade spesso durante l’inverno nella Pianura Padana.
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Le stelle decidono quando accendere
Per distinguere gli impianti più inquinanti da quelli moderni, le amministrazioni utilizzano una classificazione basata sulle “stelle”. Il numero, normalmente riportato nella documentazione dell’apparecchio, indica il livello di rendimento ambientale: più è basso, maggiori sono i limiti previsti per l’utilizzo.
Le stufe di nuova generazione producono meno fumo grazie a sistemi di combustione più efficienti. Al contrario, caminetti aperti e apparecchi datati rientrano più facilmente tra quelli soggetti a limitazioni; possono essere autorizzati soltanto in situazioni particolari, ad esempio quando costituiscono l’unico sistema di riscaldamento disponibile nell’abitazione.
Regole diverse da una Regione all’altra
Il quadro non è uniforme sul territorio nazionale. In Lombardia sono previsti requisiti tecnici stringenti e soluzioni specifiche per ridurre le emissioni, mentre in Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte le restrizioni interessano soprattutto gli impianti classificati con 1 o 2 stelle nelle aree di pianura.
Misure più severe riguardano anche alcune zone del Centro Italia. In Toscana, per esempio, nella Piana Lucchese sono previste limitazioni per i generatori con meno di 4 stelle. Prima di accendere una stufa o un camino è quindi necessario controllare le ordinanze locali e verificare la categoria del proprio apparecchio.
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Errori e omissioni costano caro
Le sanzioni possono partire da 500 euro e arrivare fino a 5.000 euro nei casi più gravi. Non viene contestata soltanto l’accensione durante i periodi vietati: i controlli possono riguardare anche la revisione dell’impianto, il libretto aggiornato e la pulizia della canna fumaria.
A svolgere le verifiche sono, a seconda dei territori, i Comuni, la Polizia Locale e le agenzie regionali per la protezione dell’ambiente. La documentazione incompleta o la manutenzione trascurata possono quindi creare problemi anche quando l’impianto viene utilizzato nel periodo consentito.
Per ridurre i rischi conviene innanzitutto controllare il libretto e accertare il numero di stelle. Il pellet dovrebbe essere certificato e di buona qualità, mentre la legna va scelta ben asciutta, perché l’umidità favorisce una combustione più sporca.
La manutenzione periodica e la pulizia della canna fumaria restano indispensabili sia per la sicurezza domestica sia per limitare le emissioni. Sono accorgimenti semplici, ma permettono di rispettare più facilmente le regole locali e di utilizzare il riscaldamento senza esporsi a sanzioni.
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