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Lifestyle 4 min di lettura1 ott

Caffè, la moka resiste: il Flat White conquista gli italiani

Espresso e cappuccino restano centrali, ma le ricerche mostrano una crescente curiosità per nuove preparazioni e momenti di consumo.

Espresso e cappuccino continuano a rappresentare il cuore delle abitudini italiane, ma nelle tazze del Paese si fa strada una curiosità nuova. Il Flat White, preparazione nata in Australia, ha registrato un aumento del 140% nelle ricerche, mentre gli utenti cercano soprattutto come si prepara, in cosa differisca dal cappuccino e quale sia la ricetta considerata originale.

La bevanda combina un doppio espresso con latte caldo e una sottile superficie di microschiuma dalla consistenza vellutata. Nello stesso periodo sono cresciuti anche l’interesse per il Café au lait, salito del 100%, e quello per il caffè filtrato, aumentato del 90%. Le ricerche riguardano sia le macchine compatte più adatte alla preparazione domestica sia i metodi per ottenere un buon caffè americano.


Il rito quotidiano non arretra

In occasione della Giornata mondiale del caffè, che ricorre il 1° ottobre, i dati confermano quanto la bevanda sia radicata nella vita degli italiani. Il 95,6% delle persone tra 18 e 60 anni dichiara di berla ogni giorno: la quota raggiunge il 97,2% tra i Millennials e il 96,5% nella Generazione X, mentre scende al 91,7% tra la Generazione Z.

La quantità più diffusa è di due o tre tazzine quotidiane, scelta dal 59,9% degli intervistati. Un ulteriore 23,9% arriva ad almeno quattro consumi al giorno e oltre l’8% supera quota cinque. Il momento più comune resta la mattina, indicata dall’84,8%, ma il caffè accompagna anche le pause di metà mattina o pomeriggio, segnalate dal 64,8%, e la conclusione dei pasti, scelta dal 59,4%.

I risultati arrivano da una ricerca realizzata da AstraRicerche per La Pavoni, azienda attiva nella produzione di macchine da caffè dal 1905. Per il 49% degli italiani il caffè è prima di tutto un piacere; seguono l’idea dell’abitudine, al 42%, e quella dell’energia, al 39,2%. Il 32,4% lo descrive come una pausa mentale, mentre il 26,9% gli attribuisce il valore di un rituale.


A casa cresce il controllo

Negli ultimi tre anni il consumo tra le mura domestiche è aumentato per il 25,2% del campione e non è cambiato per il 62,2%. La ragione più citata è la possibilità di ritagliarsi una pausa personale. Subito dopo vengono la comodità, al 32,1%, l’abitudine, al 31,4%, e solo in quarta posizione il risparmio rispetto al bar, indicato dal 23,7%.

La casa diventa così il luogo in cui decidere tempi, intensità e tecnica di preparazione. Non si tratta soltanto di bere più spesso: per molti intervistati conta anche dedicare maggiore attenzione al gesto e alla qualità del risultato ottenuto.

Fuori casa, invece, le occasioni si sono ridotte per il 28,4% delle persone negli ultimi tre anni, mentre l’11,6% afferma di averle aumentate. La Generazione Z rappresenta un’eccezione: il 19% dei suoi appartenenti frequenta il bar più di quanto facesse in passato.

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Il locale conserva soprattutto una funzione relazionale. Il 38,6% lo sceglie per stare con altre persone, il 33,4% perché si trova già fuori casa e il 33,1% per concedersi una pausa. La qualità della bevanda pesa per il 23,8%, mentre il 20% ricerca un’esperienza piacevole e curata.


Colazione e socialità cambiano insieme

La colazione fuori casa è il momento che più chiaramente unisce caffè e relazioni. Il 64,8% considera questo appuntamento più capace oggi di favorire incontri: per il 43% è già una vera occasione di socialità, mentre il 21,9% lo vive in situazioni specifiche, come il fine settimana, gli appuntamenti professionali o gli incontri informali. Soltanto il 9,9% lo considera soprattutto un’esperienza individuale.

Casa e bar, quindi, non svolgono la stessa funzione e non si escludono a vicenda. Il 48,5% ritiene che il significato del caffè cambi in base alla circostanza; per il 40,1% prevale la condivisione, mentre l’11,4% lo vive come un momento intimo.

La parola “espresso” è ormai riconosciuta in tutto il mondo come simbolo del caffè italiano e di un consumo rapido legato alla vita urbana. Prima del Novecento, però, la bevanda veniva ottenuta soprattutto attraverso infusione o decozione. Nel 1901 Luigi Bezzera brevettò un sistema basato su vapore e pressione, capace di ridurre i tempi di preparazione; nel 1904 Desiderio Pavoni ne acquisì il brevetto e nel 1905 fondò La Pavoni.


Moka e nuove macchine in vetta

La Moka resta un punto di riferimento: l’Italia è il Paese con il maggior volume mondiale di ricerche su questo strumento, il doppio rispetto alla Repubblica Ceca, seconda in graduatoria. Nelle ricerche italiane del 2026, tra le attrezzature legate al caffè compaiono nell’ordine la macchina per espresso, la Moka, la caffettiera, il bollitore, il montalatte, la caffettiera a stantuffo, il filtro da caffè, il contenitore monoporzione per cialde o capsule, il percolatore e la caffettiera a sifone.

Anche le bevande a base di latte mostrano gusti diversificati. Le più cercate sono il latte al matcha, il latte macchiato, il latte speziato alla zucca, il latte spagnolo con latte condensato e il latte alla nocciola. Accanto ai classici, dunque, cresce una ricerca sempre più precisa su strumenti, ingredienti e tecniche: il rito resta italiano, ma le sue forme continuano ad allargarsi.

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