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Brando, il delitto che sconvolse Hollywood: la verità su Christian

Un colpo di pistola, una famiglia segnata da abbandoni e dipendenze e il processo più seguito dell’epoca trasformarono il dramma dei Brando in una tragedia senza rimedio.

L’arresto di Christian Brando trasformò una tragedia privata in uno dei casi giudiziari più seguiti dell’epoca a Hollywood. La Procura si preparava a contestargli l’omicidio volontario, mentre i giornali di tutto il mondo seguivano ogni sviluppo e Marlon Brando cercava di proteggere la figlia Cheyenne, facendola partire prima per Tahiti e poi per la Francia, dove venne ricoverata.


Il colpo che cambiò tutto

La ricostruzione degli investigatori lasciava poco spazio alla versione dell’incidente. Dag Drollet era rimasto sul divano, con un accendino in una mano e il telecomando nell’altra; nella stanza, invece, non erano emersi elementi compatibili con una colluttazione. Christian, allora trentaduenne, fu fermato con l’accusa di omicidio di primo grado.

Poco prima, durante una cena, Cheyenne aveva raccontato al fratello che Dag la maltrattava. Christian aveva bevuto e sosteneva di sentirsi responsabile della sorella: raggiunta la villa del padre, prese una pistola calibro 45 e andò a cercare Drollet. «Volevo solo spaventarlo, intimargli di non toccare più mia sorella», avrebbe spiegato in aula. Il proiettile, però, colpì il giovane tra la testa e il collo, uccidendolo.

Marlon, attirato dal rumore dello sparo, tentò di soccorrere Drollet praticandogli la respirazione bocca a bocca. Il sangue della vittima gli rimase addosso, ma ogni tentativo fu inutile. Christian sostenne che l’arma fosse partita durante uno scontro; gli accertamenti della polizia misero in dubbio quella ricostruzione.


Una famiglia già spezzata

Christian era nato l’11 maggio 1958 dall’unione tra Marlon Brando e Anna Kashfi. Il matrimonio finì quasi subito dopo la sua nascita e, per più di dieci anni, i genitori si affrontarono in tribunale per la sua custodia. Perfino il nome divenne terreno di conflitto: la madre preferiva chiamarlo Devi, mentre il padre scelse Christian.

Deborah Presley, che nel 2004 sarebbe diventata sua moglie, lo descrisse come un bambino privo di punti di riferimento: «Era così frammentato fin da piccolo. Non aveva alcuna possibilità». George Englund, amico di lunga data di Brando, riassunse quella condizione con un’immagine ancora più dura: «Quando due elefanti combattono, è l’erba a rimanere ferita. Christian era l’erba ferita su cui due elefanti feroci si sono scontrati per anni».

La madre soffriva di dipendenza da alcol e barbiturici e veniva talvolta trovata priva di sensi mentre il figlio si trovava vicino alla piscina. Un giudice la ritenne infine incapace di occuparsi di lui e affidò Christian alla sorella di Marlon. La situazione, tuttavia, non divenne stabile: il padre era spesso lontano, impegnato tra il cinema e il suo rifugio nell’atollo di Teti’aroa, nei pressi di Tahiti.


Rapimenti, sostanze e solitudine

Nel 1972, mentre Brando lavorava in Francia a Ultimo tango a Parigi, Anna Kashfi fece prelevare Christian all’uscita da scuola. Il ragazzo venne portato nel nord del Messico e affidato a un gruppo di hippy, che lo nascose in una tenda dietro promessa di 10 mila dollari.

Gli investigatori privati incaricati dall’attore riuscirono a rintracciarlo nel deserto. Dopo il ritrovamento, Brando ottenne la custodia e iscrisse il figlio alla Ojai Valley School, vicino a Santa Barbara. L’esperienza, però, lasciò conseguenze profonde: Christian sviluppò una forte paura di essere rapito di nuovo e un’attrazione ossessiva per le armi.

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A sedici anni lasciò gli studi e cominciò a fare uso pesante di alcol, Lsd e cocaina. Provò a costruirsi una vita lontana dai set lavorando come taglialegna, saldatore, muratore e scultore nello Stato di Washington, ma il cognome Brando continuava a seguirlo. Nel 1981 sposò Mary McKenna, conosciuta quando aveva dieci anni; il rapporto, segnato dalle sue difficoltà personali, terminò con il divorzio nel 1987.


L’ombra del padre

Marlon cercò comunque di mantenere un legame con il figlio. Gli acquistò una villa a Los Angeles, non lontano dalla propria abitazione di Mulholland Drive, e continuò a sorvegliarlo a distanza. Nel frattempo la famiglia dell’attore si era allargata fino a comprendere almeno undici figli riconosciuti, avuti da quattro donne diverse.

Nel 1990 entrò nella vita dei Brando Dag Drollet, ventiseienne appartenente a una ricca famiglia tahitiana. Il giovane era il compagno di Cheyenne, figlia di Marlon e della modella polinesiana Tarita Teriipaia. La ragazza aveva vent’anni, aspettava un bambino ed era già alle prese con gravi problemi psichiatrici.

La sera del 16 maggio, nella villa sulle colline di Los Angeles, Drollet guardava la televisione quando Christian arrivò armato. Dopo lo sparo, rimase riverso sul divano. Il televisore continuava a trasmettere immagini e il telecomando restava sotto la sua mano: una scena che avrebbe reso ancora più inquietante il dramma familiare.


Da Hollywood alla tragedia privata

La vicenda affondava le radici in una storia iniziata molto prima. Nell’estate del 1956 Marlon Brando aveva incontrato Anna Kashfi negli studi della Paramount Pictures, mentre lei lavorava a La montagna. Lui era già una star: Un tram che si chiama desiderio lo aveva consacrato nel 1951 e nel 1955 aveva conquistato il primo Oscar per Fronte del porto.

Brando pensò che Kashfi potesse offrirgli una vita più ordinata. I due si sposarono un anno dopo, anche perché lei era incinta, ma la relazione si disgregò rapidamente dopo la nascita del figlio. Quel bambino, cresciuto tra contese, assenze e traumi, sarebbe diventato il protagonista involontario della notte più dolorosa nella storia della famiglia Brando.

Quando Marlon entrò nella stanza e trovò Dag ormai senza vita, non vide soltanto le conseguenze di uno sparo. Davanti a lui c’era il risultato di anni di fratture familiari, culminati nell’azione del figlio che aveva cercato, a modo suo, di difendere la sorella.

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