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Lifestyle 4 min di lettura1 ora fa

Madagascar, 13 vittime: la caccia agli occhi delle persone albine

Tredici omicidi dall’inizio dell’anno, dieci dei quali hanno colpito bambini: dietro le decapitazioni ci sono superstizioni, povertà e una rete di mandanti ancora da chiarire.

Tredici persone con albinismo sono state uccise in Madagascar dall’inizio dell’anno, secondo l’associazione Albinos Madagascar. Dieci erano bambini e il più piccolo aveva soltanto nove mesi: si tratta del bilancio più pesante mai registrato nel Paese. Tutte le vittime, secondo l’organizzazione, sono state decapitate.

La violenza alimentata dalle superstizioni costringe intere famiglie a nascondersi o a lasciare le proprie case. «La situazione è molto critica e ci sentiamo davvero insicuri», ha spiegato Fulgence Soja, presidente di Albinos Madagascar e persona con albinismo.


Odette vive ormai nascosta

Nel nord del Paese, Odette convive con i problemi alla vista e con i danni provocati dal sole sulla pelle. Ha 20 anni e un figlio di tre, ma dopo l’uccisione del cugino Marcellin, 14 anni, la sua quotidianità è cambiata radicalmente.

Il ragazzo è stato trovato senza vita sotto un albero di mango, davanti alla casa in cui viveva con la sorella maggiore. La testa non è mai stata recuperata. Odette lo ricorda come un adolescente allegro e molto loquace; qualche settimana dopo, sentendo uomini bussare con forza alla sua porta, è scappata dalla madre insieme al bambino.

Da allora non è più tornata nella propria abitazione. Vive con la famiglia allargata, in una casa di fango coperta da un tetto di paglia, dove condivide un materasso con circa dieci persone. «Sono una varira come Marcellin, quindi ho davvero paura», ha raccontato, usando il termine malgascio per indicare una persona con albinismo. Teme che una casa poco protetta e la scarsità di persone presenti possano renderla un bersaglio facile.


La bambina rapita nella notte

Tra le vittime c’è anche Landricia, sottratta alla madre quando aveva appena 18 mesi. Nicole Soalala ha tentato di trattenerla mentre tre uomini, armati di un’ascia e di un bastone, facevano irruzione nell’abitazione. La donna li ha inseguiti lungo una strada sterrata, ma dopo circa cento metri è caduta a terra.

Giorni più tardi, il corpo decapitato della bambina è stato rinvenuto nella casa di un guaritore. La testa era stata trovata in un’altra abitazione, a qualche chilometro di distanza, chiusa in una valigia e avvolta in sacchetti di plastica.

A quattro mesi dal rapimento, per il caso sono state fermate 18 persone, tra cui due donne. Gli avvocati della famiglia stanno preparando il procedimento giudiziario. Anche Patricia, l’altra figlia di Soalala che ha l’albinismo, continua a chiedere dove sia la sorellina: la madre le ha detto la verità, ma preferisce non raccontare altro.

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Povertà e credenze criminali

L’albinismo è una condizione genetica ereditaria legata a una produzione ridotta di melanina, il pigmento responsabile del colore di pelle, capelli e occhi. Può causare difficoltà visive e aumentare il rischio di tumori cutanei; nell’Africa subsahariana, dove è più diffuso che in altre aree del mondo, in alcuni Paesi interessa oltre una persona ogni 4.000.

In varie regioni africane, antiche credenze attribuiscono a parti del corpo delle persone con albinismo presunti poteri capaci di procurare denaro, fortuna o successo politico. In Madagascar, le testimonianze indicano soprattutto gli occhi come oggetto della ricerca. I bambini sarebbero esposti più degli adulti perché la loro innocenza viene considerata un elemento in grado di rendere più efficace qualsiasi preparato e perché possono essere rapiti con maggiore facilità.

Il fenomeno, nel Paese, sembra essersi intensificato negli ultimi anni. Fulgence Soja racconta di aver sentito parlare per la prima volta di una decapitazione nel 2017, mentre l’esperta delle Nazioni Unite sull’albinismo Muluka-Anne Mitti-Drummond ha cominciato a ricevere segnalazioni nel 2021. Tra la fine del 2020 e il 2022 erano stati documentati più di 28 attacchi, perlopiù contro minori.


Indagini e protezione ancora insufficienti

Nel rapporto redatto dopo una missione in Madagascar nel 2023, Mitti-Drummond indicava tra i possibili aggressori familiari, abitanti delle comunità, persone arrivate da altre zone e dahalos, i predoni di bestiame. In diversi casi sarebbero stati arrestati gli intermediari, senza però arrivare ai presunti mandanti.

Le testimonianze raccolte descrivono una catena più ampia, nella quale per gli occhi di un bambino possono essere promesse somme capaci di cambiare la vita di persone ridotte alla miseria. Il Madagascar è infatti tra gli Stati più poveri del mondo: siccità, cicloni, alluvioni e crisi alimentare colpiscono soprattutto il sud, mentre circa l’80% degli abitanti vive con meno di 2,15 dollari al giorno. Alcune fonti hanno indicato tra i possibili committenti anche persone ricche, politici e uomini d’affari.

Il governo ha annunciato misure più incisive. La moglie del presidente ha promesso la creazione, nel sud del Paese, di un centro destinato all’accoglienza e alla protezione delle persone con albinismo. Le associazioni e gli esperti delle Nazioni Unite chiedono però anche programmi di informazione, perché persino nella capitale molti non conoscono la natura genetica della condizione.

Nicole Soalala ha smesso di lavorare e limita al massimo gli spostamenti. Il marito guida un risciò e guadagna circa 6.000 ariary al giorno, poco più di un dollaro. «Non riesco a dormire perché sono così spaventata e ansiosa», ha detto la donna, temendo che chi ha portato via Landricia possa essere ancora alla ricerca della bambina.

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