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Lifestyle 3 min di lettura14 ore fa

Bloomscrolling, sollievo breve ma lo smartphone resta il rischio

Selezionare contenuti positivi può alleggerire l’umore, ma non sostituisce una gestione autonoma delle emozioni difficili

Il bloomscrolling propone di sostituire i contenuti allarmanti con immagini e video capaci di migliorare temporaneamente l’umore. La strategia può interrompere una sequenza negativa, ma non elimina il rischio di restare incollati allo smartphone.

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Il sollievo non basta

Secondo Valentina Di Mattei, presidente dell'Ordine degli Psicologi e delle Psicologhe della Lombardia, un contenuto leggero può spostare l’attenzione e attenuare per alcuni minuti i pensieri spiacevoli. Questo effetto, però, non coincide necessariamente con un benessere psicologico duraturo.

«Un contenuto divertente o rassicurante può interrompere una sequenza di pensieri negativi, spostare l'attenzione e modificare temporaneamente il nostro stato emotivo», ha spiegato Di Mattei. La differenza dipende dal modo in cui si ricorre ai social: possono essere una risorsa tra molte oppure diventare l’unica risposta a ansia, tristezza, noia e frustrazione.


Quando lo scorrimento diventa automatico

Il bloomscrolling nasce dall’unione di bloom, cioè fiorire, e scrolling, lo scorrimento dei contenuti sullo schermo. L’idea consiste nel selezionare video di animali, paesaggi, gesti di solidarietà, storie di resilienza o altre immagini piacevoli, invece di lasciare che l’algoritmo determini in modo passivo ciò che appare nel feed.

Il rischio emerge quando la ricerca di un video rassicurante continua senza una vera intenzione di fermarsi. In quel caso cambia il tono dei contenuti, ma non il comportamento: si passa da una gratificazione alla successiva e il tempo trascorso online può aumentare senza accorgersene.


Perché il doomscrolling cattura

Il doomscrolling descrive la consultazione ripetuta di notizie negative, minacciose o drammatiche, anche quando la lettura provoca stanchezza e agitazione. La persona continua a cercare aggiornamenti con l’idea di capire meglio la situazione o di sentirsi più preparata, ma ogni informazione può alimentare nuove preoccupazioni.

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Di Mattei ha ricondotto questo meccanismo al cosiddetto pregiudizio della negatività: gli stimoli percepiti come pericolosi attirano l’attenzione più a lungo. «Individuare rapidamente una possibile minaccia ha aiutato l'evoluzione umana, è stato ed è adattivo, perché ci ha permesso e ci permette di adattarci meglio alla realtà», ha osservato la psicologa.


Social e intelligenza artificiale

Le piattaforme digitali sono progettate per trattenere gli utenti il più a lungo possibile. Per questo possono trasformarsi in un rifugio emotivo, soprattutto quando vengono utilizzate ogni volta che compare un disagio, riducendo lo spazio per altre modalità di gestione delle emozioni.

Lo stesso schema può coinvolgere i sistemi di intelligenza artificiale generativa. In questo caso non si guardano soltanto contenuti creati da altri, ma si dialoga con un interlocutore capace di rispondere alle domande e adattarsi alla conversazione. Una risposta immediata può ridurre l’ansia nell’immediato, ma la rassicurazione ripetuta rischia di mantenere attiva la preoccupazione iniziale.


Una strategia da usare con misura

Il bloomscrolling può quindi rappresentare una breve pausa dal flusso di notizie negative, purché non diventi una soluzione automatica o esclusiva. La domanda utile non riguarda soltanto il contenuto scelto, ma anche il motivo per cui si apre l’app e la capacità di interrompere lo scorrimento.

«La differenza è tra una regolazione emotiva flessibile, in cui il digitale è una delle tante risorse che possiamo utilizzare, e un ricorso più rigido, in cui diventa praticamente l'unica risposta che riusciamo a mettere in campo», ha concluso Di Mattei. Il segnale da osservare è dunque la perdita di controllo sul tempo e sul comportamento, non la sola presenza di video positivi nel feed.

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