Barbara Spinelli, il lascito europeo delle donne di Ventotene
Morta a Roma a 80 anni, la giornalista ed ex europarlamentare ha trasformato una storia familiare di antifascismo e federalismo in un percorso autonomo
La scomparsa di Barbara Spinelli riporta l’attenzione su una genealogia politica in cui le donne non furono figure laterali, ma protagoniste della nascita dell’idea federalista europea. La giornalista ed ex europarlamentare è morta a Roma il 7 ottobre, a 80 anni.
Nel cognome ereditato da Altiero Spinelli si intreccia una vicenda più ampia: quella di Ursula Hirschmann, militante antifascista e federalista, e delle sei figlie che hanno sviluppato in direzioni diverse l’educazione ricevuta dalla madre. Barbara ha dato a quella storia una propria voce attraverso il giornalismo, i libri e l’attività politica.
Il Manifesto oltre Ventotene
Nel 1941, durante il confino, Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi elaborarono il Manifesto per un’Europa libera e unita. Eugenio Colorni partecipò al percorso politico e intellettuale che portò alla stesura del testo, occupandosi poi della sua pubblicazione e firmando la prefazione.
La diffusione del documento non sarebbe stata possibile senza una rete clandestina nella quale ebbero un ruolo Ursula Hirschmann, Ada Rossi e altre donne. Hirschmann seguì Colorni a Ventotene, prese parte alle discussioni tra i confinati e tradusse il Manifesto in tedesco, contribuendo a far circolare il progetto tra gli oppositori del fascismo a Roma e Milano.
Il suo impegno non si limitava alla dimensione familiare. Hirschmann sostenne direttamente le idee federaliste e contribuì a trasformare un’elaborazione nata in condizioni di isolamento in una proposta politica destinata a un pubblico più largo.
Ursula Hirschmann, donna senza patria
Nata a Berlino nel 1913 in una famiglia ebrea, Hirschmann lasciò la Germania nazista e visse prima a Parigi e poi in Italia. L’esperienza dell’esilio rafforzò in lei la convinzione che servisse uno spazio politico comune, capace di sottrarre il destino degli individui alla sola appartenenza nazionale.
Descrivendo la propria identità, disse: «Non sono italiana, benché abbia figli italiani, non sono tedesca, benché la Germania una volta fosse la mia patria». Dopo l’uccisione di Colorni nel 1944, si legò ad Altiero Spinelli e continuò l’attività politica anche nel dopoguerra.
Nel 1975 fondò a Bruxelles Femmes pour l’Europe, iniziativa che portava la partecipazione femminile al centro della costruzione europea. Per Hirschmann, emancipazione, democrazia e giustizia sociale facevano parte dello stesso progetto.
Sei figlie, percorsi differenti
Hirschmann ebbe Silvia, Renata ed Eva dal matrimonio con Colorni, mentre Diana, Barbara e Sara nacquero dalla relazione con Altiero Spinelli. Le sei sorelle si dedicarono ad attività diverse, dal giornalismo alla traduzione, dall’economia alla conservazione della memoria antifascista.
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A legarle fu soprattutto una formazione fondata sull’autonomia. Renata Colorni, traduttrice letteraria, ha riassunto ciò che riteneva di aver ricevuto dalla madre parlando di «indipendenza, libertà, importanza del lavoro».
Anche Sara Spinelli ha contribuito a riportare alla luce il ruolo delle donne legate alla storia di Ventotene. Nel 2025 partecipò a Formia, con la storica Anna Foa, all’intitolazione del Coordinamento donne dell’Anpi provinciale di Latina ad Ada Rossi, in un’iniziativa dedicata alle antifasciste che favorirono la circolazione del Manifesto.
Barbara, una voce autonoma
Barbara Spinelli scelse il giornalismo. Dopo l’esordio al Globo, partecipò alla fondazione di Repubblica e lavorò per il Corriere della Sera e La Stampa, prima come corrispondente da Parigi e poi come editorialista. Dal 2016 collaborò con il Fatto Quotidiano.
Nei suoi articoli e nei suoi libri affrontò il futuro dell’Europa, la democrazia, i conflitti, i nazionalismi, le disuguaglianze e la protezione dei diritti. L’eredità dei genitori divenne così un punto di partenza per una riflessione personale, non una semplice continuità familiare.
L’impegno arrivò a Strasburgo
Nel 2014 Spinelli partecipò alla nascita della lista L’Altra Europa con Tsipras e fu eletta al Parlamento europeo. L’anno successivo abbandonò la formazione, mantenendo il mandato da indipendente.
A Strasburgo lavorò nella commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e fu relatrice sull’applicazione della Carta dei diritti fondamentali. Il tema dello straniero e delle frontiere, già centrale nel libro Ricordati che eri straniero del 2005, richiamava anche la vicenda di Hirschmann.
Il percorso di Barbara si affianca dunque a quello delle sorelle senza sovrapporsi ad esso: traduzione, analisi economica, memoria e partecipazione pubblica furono modi differenti di raccogliere una stessa lezione di libertà. La storia delle donne di Ventotene continua così oltre il testo scritto sull’isola, nelle scelte di chi ne ha custodito e rinnovato il significato.
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